Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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“Mi dispiace è finita”

Capita a volte di assistere di persone a fatti incredibili che poi quando si vanno a raccontare attraggono inesorabilmente l’attenzione di chi ci circonda. Ieri sera ho assistito in prima persona ad uno di questi fatti. Di per se niente di eclatante, nessun incidente, nessun incontro vip, niente di che se non che una delle certezze di questa vita all’improvviso ha cessato di essere tale.

Di cosa sto parlando?

Vediamo i fatti. Ieri sera siamo usciti con Licia e Cesco per una cenetta in scioltezza tra le colline modenesi, vento teso, cielo terso, finalmente si respira un po’. I pini cantano la loro melodia suonati da un vento fresco. Ci accomodiamo in veranda e procediamo ai consueti riti pre-cena. Si ordina bene o male il solito: gnocco e tigelle, salume, lardo, stracchino, nutella, marmellata e pinzimonio. Acqua vino e coca cola.

Inutile nascondere che con certi cibi, determinate bevande risultano essere essenziali, ieri sera era il turno della coca cola. Ed infatti ci viene servita quella che ritengo essere “LA” coca cola, ovvero 1 litro in bottiglia di vetro. Qualunque altra somministrazione di questa bevanda in recipienti diversi non è nemmeno da prendere in considerazione.

Si mangia con piacere, e con altrettanto piacere si beve, tanto che nel giro di qualche minuto LA bevanda termina. Si procede quindi ad una nuova ordinazione, ma ahimè la risposta è negativa: “Mi dispiace l’abbiamo finita”.

Silenzio.

Io e Cesco siamo allibiti. A parte che è inconcepibile rimanere senza coca cola, ma come si fa ad avere un’unica bottiglia in dispensa?

Ripresi dopo un primo momento di mancamento, procediamo a vagliare le soluzioni, si opta per una caraffa di coca alla spina. Piuttosto che niente è meglio…….

Aspettiamo….

Aspettiamo….

Dopo 10 minuti ritorna la cameriera informandoci che la coca sta arrivando, è che hanno dovuto cambiare la spina……

Silenzio.

No comment.

Il DNA non si discute

Negli ultimi anni si parla tanto di DNA e di ricerche associate alla genetica, ma nessuno ha mai indagato sulle proprietà del filamento in relazione alle attività enogastronomiche.
Ritengo infatti che ognuno abbia un determinata prediscosizione verso certi cibi, predisposizione che gli permette di ingerirli e gestirli senza troppi problemi. Questa caratteristica è maggiormente visibile nelle persone nate in zone connotate da una marcata cucina, ad esempio l’emilia, mia zona di origine. Inutile dire che con tutto il fritto e l’unto che mangiamo, senza contare la nostra dipendenza quasi viscerale dal maiale, siamo in grado di affrontare le tavole più imbandite senza per questo dimostrare il ben che minimo segno di timore.

Questa premessa per sottolineare solo che sabato sera al matrimonio, il mio caro amico Puiu, ha pasteggiato bevendo esclusivamente Jack Daniel’s mischiato a Red Bull, insomma un fisico per niente indifferente.

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