Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Altro che eroi!

Immancabilmente ogni volta che nel mondo c’è una catastrofe, il circo mediatico ci presenta di volta in volta quelli che vengono definiti eroi.

Normalmente queste persone se ne starebbero comodamente sedute sul divano di casa a sorseggiare una birretta ghiacciata mentre in tv passa qualche avvenimento sportivo ed invece no! Loro hanno deciso di sacrificare non solo il tempo libero, ma la loro vita per un bene supremo.

Ecco fatto l’eroe.

Però dato che l’uomo è curioso va ad indagare e così si scopre che gli ultimi eroi in ordine di tempo, ovvero gli operai della centrale nucleare di Fukushima, proprio volontari non lo sono. Potremmo meglio chiamarmi volontari obbligati, un po’ come se alla classica domanda “Qualcuno si offre volontario?”, la risposta fosse imposta in automatico con un “tu, tu e tu!”. Non so se mi spiego?!

Stamattina leggo un post di Pio d’Emilia, giornalista di Sky, conosciuto in occasione della recente tragedia giapponese e fin da subito piaciuto a pelle. Tanto. Gran giornalista.

Insomma, leggendo il suo post viene a galla quella che è la verità, una delle tante, di questa tragedia. I famosi eroi di Fukushima, sì sono eroi, ma la loro scelta è dettata più da un’opportunità economica che non da nobili pensieri, infatti si apprende da uno degli intervistati che la scelta di lavorare in queste ore e rischio della propria vita è quasi obbligata in quanto ad un rifiuto corrisponderebbe il successivo licenziamento.

Un solo pensiero rimane nella mia testa dopo questa lettura: chissà quanti nel mondo sono stati costretti loro malgrado a vestire i panni dell’eroe per non perdere il lavoro o peggio?

Gli eroi di Formigine: l’Ape

Sono convinto che ogni paese o città abbia i suoi personaggi caratteristici i quali, secondo una mia personalissima idea, tendono ad essere tanto più bizzarri quanto è piccolo il paese.

Questa premessa è per presentare un personaggio di cui io ignoro praticamente ogni informazione, prima fra tutte il nome. Infatti per me è un perfetto sconosciuto nonostante siano 36 anni che lo vedo gironzolare per le vie del paese.

La sua caratteristica principale infatti è quella di girovagare senza meta e senza fine per le vie del paese a cavallo della sua bicicletta. È una bicicletta antiquata, di quelle di una volta, di quelle che ormai non fanno più e che sicuramente gli permette, senza troppe fatiche, di sopportare tour de force veramente impressionanti. Corre voce infatti che qualche anno fa durante un’impietoso agosto martellato dalla calura e dall’afa, a forza di passare lungo via San Francesco, abbia scavato un solco, un po’ come fanno i camion quando dai e dai passano sempre sullo stesso punto, all’altezza del curvone della Rocca.

Casualmente qualche anno fa parlando di lui con un amico decisamente più vecchio di me, venni a conoscere il suo soprannome che, per onore della cronaca, al secolo è l’Ape. Ora io non so se questo nomignolo nasce dal suo peregrinare senza meta al pari di una ape che di fiore in fiore girovaga nell’aria alla ricerca del polline migliore, io non ho mai messo in dubbio la veridicità dell’appellativo nè mi sono adoperato per scoprire altro.

Per quanto mi riguarda lui è semplicemente l’Ape!

La sua età mi è ignota, ma sicuramente si aggira intorno ai cinquant’anni.

Ignoro inoltre se sia dotato o meno di favella in quanto non l’ho mai, e dico mai, sentito pronunziare parola.

Ma questi sono solo alcuni dei dubbi che ogni volta che lo incontro mi assalgono. Lo guardo sempre attentamente perchè è indiscutibile che la sua persona attiri gli sguardi. Lo guardo ogni volta sperando che dia un segno di vita, perchè tolto il pedalare non l’ho mai visto fare altro. Si potrebbe quasi azzardare che sia un androide instancabile.

Quando mi ritrovo a pensare a lui dopo questi fortuiti incontri, inevitabilmente mi pongo dei quesiti fondamentali per la mia stabilità emotiva; del tipo: chissà quanti copertoni consuma in un anno? E quanti chilometri percorre mamma mia?!

Insomma l’Ape rappresenta secondo me l’anello di congiunzione tra due epoche, non so bene quali ma prima o poi mi apparirà chiaro.

Ma ora la domanda nasce spontanea: l’Ape ha mai posseduto una vespa…? Voi che ne dite?

Gli eroi di Formigine: Ian Solo

Ian Solo, da non confondersi con il personaggio della saga di Guerre Stellari, è un ragazzo che ahimè passa le sue giornata solo, rinchiuso nel suo negozio. Il negozio è stato aperto poco più di un anno fa, diciamo nel settembre 2008, un negozio abbastanza grande che dovrebbe vendere profumi. Essendo vicino a casa, passo abbastanza regolarmente davanti alle sue vetrine, sia in macchina che a piedi, e quello che vedo è desolante.

La scena che mi si presenta è sempre la stessa da un anno: Ian Solo alla scrivania piegato sul suo computer portatile, il negozio inesorabilmente vuoto. Ma vuoto non solo di clienti anche di profumi, infatti uno degli aspetti più sconcertanti è l’assoluta mancava di espositori per profumi, fanno bella presenza solo un paio di scaffalature che nel tempo hanno cambiato posizione anche per cercare di ridurre quella sensazione di vuoto spinto.

Giuro che non ho mai visto un cliente dentro quel negozio, nè qualcuno che sbirciasse le vetrine, del resto non c’è niente da vedere.

Il mistero che avvolge Ian Solo si infittisce ovviamente di mese in mese. Completamente ignorato dalla maggioranza degli abitanti, Ian Solo cerca consolazione nell’amico computer, un freddo calcolatore che rispecchia il gelo che il suo negozio infonde a chi malauguratamente guarda al suo interno. Ian Solo fluttua così nello spazio siderale senza meta, se qualcuno colta da pietà volesse fermarlo credo che farebbe cosa gradita non solo a noi che lo vediamo piegato ogni giorno sul monitor, ma anche a lui in modo da dargli nuova linfa vitale.

Magari questo secondo Natale ormai alle porte, donerà a Ian Solo un po’ di clientela, del resto le vie del Signore sono infinite (o quasi).

Gli eroi di Formigine: I Missili

I Missili: una razza in via di estinzione. Sono anni ormai che il loro numero va assotigliandosi, ma non perchè muoiano, ma semplicemente perchè la loro caratteristica principale è quella di non riprodursi.

Il Missile infatti è un’entità solitaria che ignora l’universo femminile, e tende a muoversi nello spazio senza mai incrociare entità dell’altro sesso. Questo comporta un progressivo calo, a volte anche drastico, della specie.

I Missili appaiono spesso soli, anche se a cadenze precise, quasi a rispondere ad un richiamo atavico, si ritrovano sempre nei medesimi posti, un po’ come un popolo migratore che ogni anno ripercorre la propria pista per svernare, anche I Missili, ogni settimana marcano il loro territorio.
Come isole solitarie, svettano nella piazza centrale del paese, sostando ore ed ore al freddo buio dell’inverno, affrontano condizioni estreme, ma pur di rimarcare il loro status, sono disposti a questo ed altro.

Tra i tanti Missili presenti in paese, ve ne è uno che ormai è una leggenda: l’Ape!
Nessuno sa da dove nasca il suo soprannom, l’unica cosa certa è che l’Ape è solito girare per le vie del paese in sella alla sua bicicletta; nessun altro mezzo di locomozione è mai stato visto in sua compagnia. E’ un uomo di poche parole e pochi gesti, solo quelli essenziali e forse nemmeno quelli.

Io credo che senza troppi dubbi si possa dire che l’Ape è il capostipite dei Missili, la sua età è sconosciuta ma sicuramente supera abbondantemente i 40 anni.

Spero che il comune nei prossimi anni, abbia l’accortezza di istituire una riserva per raggruppare e conservare tutti I Missili, credo anche che potrebbe essere un’ottima fonte di guadagno se per esempio si organizzassero visite guidate e giornate di studio per capire la loro natura e prevenire quindi una prematura estinzione.

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