Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Il deserto dei Tartari

Solo se ne stava nella sua stanza, la mamma pregava in chiesa, i fratelli erano lontani, tutto il mondo viveva dunque senza alcun bisogno di Giovanni Drogo.

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La sacralità del bosco

Devo dirlo, sono piuttosto allergico ai personaggi che vanno di moda e proprio per questo negli ultimi due anni ho praticamente ignorato qualunque cosa abbia fatto/detto Mauro Corona che, in tempi non sospetti, mi piacque immediatamente per la schiettezza e la capacità di emozionarmi su argomenti che mi stanno molto a cuore.

Ho appena terminato di guardare un video su un suo intervento al recente Film Festival della montagna che ogni anno si tiene a Trento.

Un intervento che, per quanto mi riguarda, nei suoi contenuti mi è apparso banale, banale perchè sono cose che io già so da anni, banale perchè forse sentite pronunciare da una persona semplice hanno meno effetto, ma non di meno sono cose che vanno dette.

Vi invito quindi a spendere 7 minuti e 20 secondi del vostro tempo per guardare e ascoltare questo video.

“Solo l’estremo bisogno fa tornare indietro, altrimenti crepi!”

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The Fall of Saigon, 35 years later

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Averlo avuto a 8 anni…

Ho scovato un video che racchiude tutto il mio universo dell’infanzia.

Le parole chiave sono: Lego, Rubik e automazione.

Un mix questo che ho da sempre inseguito, onestamente con scarsissimi risultati, ma che comunque ha contribuito a tenere impegnata sia la mente che le mani.

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Gli eroi di Formigine: l’Ape

Sono convinto che ogni paese o città abbia i suoi personaggi caratteristici i quali, secondo una mia personalissima idea, tendono ad essere tanto più bizzarri quanto è piccolo il paese.

Questa premessa è per presentare un personaggio di cui io ignoro praticamente ogni informazione, prima fra tutte il nome. Infatti per me è un perfetto sconosciuto nonostante siano 36 anni che lo vedo gironzolare per le vie del paese.

La sua caratteristica principale infatti è quella di girovagare senza meta e senza fine per le vie del paese a cavallo della sua bicicletta. È una bicicletta antiquata, di quelle di una volta, di quelle che ormai non fanno più e che sicuramente gli permette, senza troppe fatiche, di sopportare tour de force veramente impressionanti. Corre voce infatti che qualche anno fa durante un’impietoso agosto martellato dalla calura e dall’afa, a forza di passare lungo via San Francesco, abbia scavato un solco, un po’ come fanno i camion quando dai e dai passano sempre sullo stesso punto, all’altezza del curvone della Rocca.

Casualmente qualche anno fa parlando di lui con un amico decisamente più vecchio di me, venni a conoscere il suo soprannome che, per onore della cronaca, al secolo è l’Ape. Ora io non so se questo nomignolo nasce dal suo peregrinare senza meta al pari di una ape che di fiore in fiore girovaga nell’aria alla ricerca del polline migliore, io non ho mai messo in dubbio la veridicità dell’appellativo nè mi sono adoperato per scoprire altro.

Per quanto mi riguarda lui è semplicemente l’Ape!

La sua età mi è ignota, ma sicuramente si aggira intorno ai cinquant’anni.

Ignoro inoltre se sia dotato o meno di favella in quanto non l’ho mai, e dico mai, sentito pronunziare parola.

Ma questi sono solo alcuni dei dubbi che ogni volta che lo incontro mi assalgono. Lo guardo sempre attentamente perchè è indiscutibile che la sua persona attiri gli sguardi. Lo guardo ogni volta sperando che dia un segno di vita, perchè tolto il pedalare non l’ho mai visto fare altro. Si potrebbe quasi azzardare che sia un androide instancabile.

Quando mi ritrovo a pensare a lui dopo questi fortuiti incontri, inevitabilmente mi pongo dei quesiti fondamentali per la mia stabilità emotiva; del tipo: chissà quanti copertoni consuma in un anno? E quanti chilometri percorre mamma mia?!

Insomma l’Ape rappresenta secondo me l’anello di congiunzione tra due epoche, non so bene quali ma prima o poi mi apparirà chiaro.

Ma ora la domanda nasce spontanea: l’Ape ha mai posseduto una vespa…? Voi che ne dite?

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I piaceri della vita e non solo

Questa sera rientriamo dalla spesa e ci approntiamo a preparare la nostra cenetta.

Biccio al piano di sotto sta tagliando l’erba e il profumo inebriante del primo taglio sale verso il nostro balcone donandoci quella sensazione di freschezza e purezza che solo un prato appena tagliato sa dare.

Apparecchio la tavola sul balcone, come già da qualche giorno facciamo, mentre 2 fiorentine stanno grigliando in cucina e una buona boccia di Bonarda è aperta sulla tavola a prendere aria.

Il cielo finalmente sgombro dalle nubi che durante questa giornata si sono rincorse fin dalle prime ore, lascia spazio a qualche sparuta stella che lentamente fa capolino sul firmamento. Si ride e si parla mentre le gatte regalano attimi di vero spasso.

Serve altro?

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Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.

Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall’oblio per tutto il tempo che serva, negare l’esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile. (da Teoria e prassi del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein, Capitolo I: L’ignoranza è forza; 2000).

Reality TV: CCTV photographed by David Dunnico from David Dunnico on Vimeo.

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E’ mio!

Stamattina scendo al bar per bere un caffè e come sempre, mentre Biago lo prepara, sfoglio distrattamente la Gazzetta dello Sport mangiucchiando una pasta.

E’ pronto il caffè.

Abbandono per 30 secondi il tavolino lasciando giornale e pasta, tra l’altro già morsa, per prendere la tazzina al bancone e quando mi giro uno stronzo che più stronzo non si può mi ha fottuto il giornale!

Roba da non crederci. Sono rimasto senza parole. L’ho guardato in faccia mentre era in piedi ed apriva la rosa ed ho capito che non era del tutto normale.
Diciamo che balbettare e mugugnare mentre si leggono i titoli non è proprio un buon segno. Ciò non toglie che il bel momento di relax del coffee break è andato a puttane!

Adesso non rimane che rimettersi a lavorare pensando al pranzo.

P.S.: speriamo che almeno quello nessuno me lo ciulli!!!

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Una perplessità

E’ da ieri che ci penso e non ho ancora capito perchè si debba far fare un esame di italiano agli immigrati quando gli stessi italiani in gran parte non lo sanno?

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Per un pelo

Mercoledì scorso (14/4) ero a Dublino per lavoro e per un soffio non sono rimasto bloccato in quella che ormai è diventata un’odissea per milioni di viaggiatori dovuta all’eruzione del vulcano Eyjafjallajokull.

Alcune immagini veramente spettacolari dell’eruzione che a prima vista assomigliano più a un film che ad una situazione reale.

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