Oggi è il 17 marzo, come tutti ormai sapranno, si festeggia questa fatidica ricorrenza dell’unità d’Italia.
Io sinceramente non saprei cosa festeggiare perchè di senso nazionale ne ho veramente poco, senso di appartenenza men che meno, sì mi sento prima di tutto emiliano ma poi mi sento molto di più cittadino del mondo anche se questo mondo è una merda.
Quindi oggi come da programma degli ultimi 8 anni, si festeggia una vera festa: San Patrizio!
Storicamente sono molto legato a questa ricorrenza irlandese per diversi motivi, tanto basta che dal lontano 2003 ogni anno abbiamo festeggiato al meglio delle nostre possibilità , quest’anno non ci tireremo quindi indietro e dalle 12:30 inizieranno i nostri festeggiamenti con il pranzo e a seguire fiumi e fiumi di birra.

Non necessariamente bisogna essere stesi a letto con encefalogramma piatto per vivere da vegetale, bastano 2 giorni pieni di mal di testa per vegetare in piedi!
Come sempre accade quando i cuori sono caldi, è difficile esprimere giudizi e pensieri obiettivi, quando poi si parla di catastrofi tutto questo appare praticamente impossibile.
Dato che da venerdì tra le parole più inflazionate c’è il termine “nucleare” e tutto ciò che vi ruota intorno, non nascondo che anche io continuo a pensarci parecchio, a leggere, ad informarmi.
Al di là però di quello che penso, ci sono dei dati oggettivi che difficilmente si possono confutare.
Il primo per quanto mi riguarda è la fantomatica idea che il nucleare è energia pulita. Ho cercato di sforzarmi per capire come l’accostamento delle parole “nucleare” e “pulita” possa stare in piedi. Forse abituati come siamo a vedere e nasare camini nauseabondi che di giorno in  giorno riversano in atmosfera chissà quali inquinanti, la prospettiva di avere un qualcosa che non fa fumo attira evidentemente tanto. Però poi quei bei bidoni di scorie post-fissione dove li mettiamo? In fondo durano solo qualche centinaio di anni…..
Il secondo riguarda il tempo necessario per costruire una centrale, che se in un paese normale si aggira intorno ai 10 anni, in Italia beh ve lo lascio solo immaginare. Quindi nel frattempo la nostra emergenza energetica rimane insoluta.
Il terzo riguarda poi il combustibile, infatti le stime danno un massimo di 40/50 anni poi le scorte di uranio si esauriranno. Considerando il tempo di costruzione, basta una semplice sottrazione e…….
Sicuramente si possono versare fiumi, anzi visto il periodo, tsunami di parole dicendo milioni di banalità , come del resto si sente parecchio in giro, quel che invece non si fa è parlare di rinnovabili e non inquinanti energie che notoriamente danno da mangiare a pochi e lavoro a tanti e quindi poco interessanti per il vero business dell’energia.
Ormai sono almeno 3 anni che parlo di cambiare corredo fotografico, forse quel giorno è arrivato.
Ovviamente l’idea è quella di spostarmi su full-frame e quindi l’oggetto del desiderio sarebbe questo:
Tanti dubbi a partire dai rumors sempre più frequenti sull’uscita imminente della Mark III.
Però un po’ sono stanco di aspettare e gli impegni fotografici già presi per quest’anno spingono comunque verso questo acquisto.
Non so, mi prendo ancora il weekend per pensarci…
Io che sono di estrazione non certo classica venendo da un ITIS, ho sorriso allegramente alle battute iniziali sui liceali classici. Un inizio spumeggiante, un proseguo interessante, un finale sottotono. Ecco in tre parole tre quello che mi è parso di portare a casa ieri pomeriggio dopo aver visto “ITIS Galileo” di Marco Paolini.
Per me era la prima volta che vedevo Paolini dal vivo e avevo, non lo nascondo, molte aspettative. Devo dire che uscito da teatro la prima impressione è stata quella di una grande coerenza di emozioni e sentimenti tra il “visto in tv” e il “visto dal vivo”, nel senso che fatte le inevitabili distinzioni (pro e contro) tra televisione e teatro, per quanto mi riguarda ho notato nelle mie reazioni una identica reazione indipendentemente dal mezzo e questo non può che farmi piacere. Ovvio che la tv offre un qualcosa in più in termini di visibilità espressiva, il teatro di contro ti permette di averlo lì, a un tiro di schioppo per così dire.
Sono quindi estremamente soddisfatto dall’esperienza dell’uomo, forse un po’ meno da quella dello spettacolo.
E’ evidente che non si può fare un paragone con alcune pietre miliari di Paolini, sarebbe ingiusto, ma è altre sì evidente che il confronto viene spontaneo. Quindi se elimino l’entusiasmo per la “prima volta” della persona, lo spettacolo in se presenta alcuni punti morti, sopratutto verso la fine (non nascondo che mi sono mezzo addormentato), anche se il contenuto è di sicuro interesse.
Le similitudini della nostra società con quelle del seicento si sprecano e reputo questo spettacolo assolutamente attuale. Diciamo che mi è rimasto un retrogusto amaro e confermo come giustissima la scelta di non vedere “Ausmerzen” prima di questo spettacolo, lo avrebbe sicuramente surclassato come Vajont e Il Sergente.
Insomma, bravo, anzi, bravissimo Paolini a cimentarsi su terreni impervi, come sempre una verga di sarcasmo ed ironia sapientemente dosate, rendono il tutto piacevole. Quel sentimento di leggera tristezza che ogni suo spettacolo lascia negli animi è ormai un suo “marchio di fabbrica”.
Non ho ancora capito perchè poi il tutto si tramuta sempre in una caccia ai giornalisti.

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Le parole chiave della prima serata del corso di reportage:
1) ripetizione
2) tempo
3) storia
4) contatti
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