Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Saldi d’autunno

Naviga naviga naviga mi ritrovo a spulciare il sito di Amazon alla ricerca di accessori e non per il mio corredo fotografico e noto con piacere che tutte, o quasi credo, le lenti Canon presenti a catalogo sono in sconto.

Per chi ha disponibilità di contanti è sicuramente un’occasione ghiotta, per quanto mi riguarda mi accontento di sbavare su qualche articolo in wishlist.

Tra tutti segnalo il tanto agognato 70-200 2.8 in sconto del 35%

Chi lo sa, magari ci scappa……..

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Gli spiriti dell’aria #7

Io credo che la montagna non sia fatta perchè qualcuno possa mostrare l’uso di una particolare tecnica, a qualsiasi costo, e tanto meno perchè qualcuno possa far mostra della propria bravura. Sarebbe un criterio per lo meno scorretto. La montagna non è uno strumento per valutare le capacità , è qualcosa di ben più grande, come un grande albero di fianco ad un formicaio. Puoi essere la formica più veloce, la più attiva, ma l’essenza dell’albero ti sfugge. Su una montagna l’uomo può solo tentare di capire, qualche volta vi si avvicina, ma quando ci arriva veramente non ha più bisogno di parole nè di misura.

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Che alba!

Questa mattina complice la temperatura decisamente fresca, mi sono alzato dal letto che erano “già” le 6. Come sempre, come ogni mattina, esco sul balcone che da a sud per guardarci intorno. Non è che ci sia molto da vedere: di fronte condominio giallo paglierino, sotto ferrovia e stazione, però… a destra uno spicchio di colline che, quando si è fortunati, lascia intravedere la cima del Cimone, a sinistra l’alba o il sole a seconda dell’orario.

Oggi l’alba è stata superba! Una coltre di nubi nere gravava sul cielo, il sole all’orizzonte era appena uscito dal profilo delle case e la luce era semplicemente mozzafiato. Ma non solo. C’era molto di più stamattina. Ieri sera e stanotte ha piovuto e il vento teso di queste prime ore della giornata hanno abbassato notevolmente la temperatura tanto da pizzicare la pelle. E poi quell’odore di bagnato e di bosco che fa tanto quello che non c’è, ma basta poi l’immaginazione per costruirselo.

Colazione veloce e poi in bici verso Modena. Prima un bel freschino, anche perchè in braga corta e t-shirt si sento tutta questa temperatura, ma man che i chilometri scorrono sotto le ruote, il corpo si acclimata, il sole riscalda ed abbaglia. Tutto perfetto, o quasi :)

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Ed ora?

Sono passati ormai 10 anni e qualche mese dalla prima lettura di Harry Potter e la pietra filosofale. Allora quella lettura mi cambiò tanto, mi cambiò dentro. Fu l’inizio di un nuovo inizio. Una consapevolezza diversa. Un nuova gioia nella lettura.

Oggi dopo aver visto, finalmente, l’ultimo film è veramente tutto finito. Niente più attese snervanti. Niente più arrabbiature per i tagli di scena. Niente più delusioni per una ciurma di attori che in 8 film poco hanno imparato.

Come dice il buon vecchio Dumbledore: si va avanti.

Non voglio entrare nel merito del film, ognuno lo vive a suo modo, ed ognuno porta a casa le proprie emozioni. Dico solo che finalmente si è visto un film alla HP come non lo si vedeva da anni!

Adesso non rimane che tenere quel piccolo lumicino di speranza acceso. Sì, tra 17 giorni vedremo cosa partorirà Pottermore.com, ma non potrà mai essere come un libro da toccare ed annusare. La speranza che lei scriva ancora qualcosa. Poco importa se non sarà direttamente su HP, mi accontenterei di libri a compendio del suo mondo.

A questo punto non rimane che andare avanti consapevoli di aver vissuto in prima persona un fenomeno planetario con pochi precedenti.

Addio HP!

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Aspettando l’autunno

Non ho potuto resistere al richiamo di lui del Signore degli Anelli.

Ricordo ancora quando ragazzino mi rifiutavo perfino di guardarlo quel libro, troppo alto, troppo peso. Ma chi cavolo lo leggerà mai quel tomo?!

Doveva passare ancora 10 anni almeno dalla sua lettura, ma oggi, complice anche la mia passione smisurata per il fantasy e per Dungeon and Dragons, sono un patito del filone e in particolare conservo un rapporto tutto particolare con questo libro.

La settimana scorsa ho scoperto casualmente l’imminente uscita dell’ennesimo cofanetto, questa volta spero definitivo….

Si tratta infatti di 15 DVD in blu-ray delle tre versioni estese ovviamente, più i soliti 2 o 3 mesi di contributi speciali. Già in scaffale fa bella mostra di se il cofanetto in versione dvd standard regalatomi a suo tempo da Lavi per un mio compleanno, cofanetto che dovrà trovare una via diversa (regalo/vendita) vista la presenza ingombrante del nuovo arrivato.

Ovviamente tutto questo ben di dio sarà visionato da una ristrettissima compagnia di affezionati che si spareranno un’overdose di film in uno di quei tipici weekend autunnali, magari farcito di caldarroste, lambrusco, popcorn e hogdog…

Ma non è finita qui, ho scoperto che dal 13 settembre sarà disponibile anche un altro cofanetto di quelli imperdibili, ovvero la saga di Star Wars, sempre in blu-ray.

Chi lo sa se qualche buon samaritano compierà il gesto di regalarmelo…

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Midwest Padano

Ieri ero in trasferta in quel di Milano e come ogni volta è stata un bagno di sangue. No niente code, niente di niente se non una spossatezza fisica senza precedenti.

La sveglia come sempre suona alle 5,30, partenza ore 6, arrivo ore 8,30. Perfetto.

Inizio i lavori che “fortunatamente” si concludono alle 16 circa.

Il pranzo? Scusi ha detto?

Va beh mi fermerò in autogrill, l’importante ora è togliersi dalle palle la tangenziale e visto che mi trovo a Settimo di strada ne ho parecchia da fare.

Alle 16,30 sono in autostrada e se non voglio finire in un fosso una sosta ristoratrice è come minimo d’obbligo.

L’autogrill è dotato di fast food e dopo aver ordinato il mio hamburger mi siedo in una sala pressochè deserta con vista A1. Un commesso passa diligentemente a pulire tutti i tavoli che mi circondano. Mi vengono in mente alcuni racconti di amici che avvezzi alle trasferte di lavoro negli States immancabilmente si ritrovano in un qualche fast food sperduto nel nulla. Mi sento un po’ così. Anche se le distanze non solo le stesse. Anche se l’hamburger è lungi dall’essere lo stesso. Anche se non vedo sventolare nella bandiera a stelle e strisce. Anche se non ho una macchina con il cambio automatico.

Però dai lasciatemi il gusto di assaporare questo Midwest Padano. Anche noi nel nostro piccolo ci sappiamo fare ;)

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Orgoglio e pregiudizio #1

“E quando faremo ritorno, non accadrà di noi come degli altri viaggiatori, che non sono capaci di dare un’idea esatta di ogni cosa. Noi sapremo dove siamo stati, ci ricorderemo di ciò che avremo veduto.”

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Altro che eroi!

Immancabilmente ogni volta che nel mondo c’è una catastrofe, il circo mediatico ci presenta di volta in volta quelli che vengono definiti eroi.

Normalmente queste persone se ne starebbero comodamente sedute sul divano di casa a sorseggiare una birretta ghiacciata mentre in tv passa qualche avvenimento sportivo ed invece no! Loro hanno deciso di sacrificare non solo il tempo libero, ma la loro vita per un bene supremo.

Ecco fatto l’eroe.

Però dato che l’uomo è curioso va ad indagare e così si scopre che gli ultimi eroi in ordine di tempo, ovvero gli operai della centrale nucleare di Fukushima, proprio volontari non lo sono. Potremmo meglio chiamarmi volontari obbligati, un po’ come se alla classica domanda “Qualcuno si offre volontario?”, la risposta fosse imposta in automatico con un “tu, tu e tu!”. Non so se mi spiego?!

Stamattina leggo un post di Pio d’Emilia, giornalista di Sky, conosciuto in occasione della recente tragedia giapponese e fin da subito piaciuto a pelle. Tanto. Gran giornalista.

Insomma, leggendo il suo post viene a galla quella che è la verità, una delle tante, di questa tragedia. I famosi eroi di Fukushima, sì sono eroi, ma la loro scelta è dettata più da un’opportunità economica che non da nobili pensieri, infatti si apprende da uno degli intervistati che la scelta di lavorare in queste ore e rischio della propria vita è quasi obbligata in quanto ad un rifiuto corrisponderebbe il successivo licenziamento.

Un solo pensiero rimane nella mia testa dopo questa lettura: chissà quanti nel mondo sono stati costretti loro malgrado a vestire i panni dell’eroe per non perdere il lavoro o peggio?

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La bici no!

Sono quasi 2 settimane che vengo al lavoro in bicicletta.

Ogni mattina parto da Formigine verso le 7,30 con destinazione Modena 2. Ogni pomeriggio faccio il tragitto inverso partendo alle 17 circa.

Perchè dico “la bici no!”? E’ presto detto.

Come è prassi tra comuni ognuno bada bene a curare il proprio orticello ignorando, quando va bene, o fregandosene altamente, quando va male, di ciò che le altre amministrazioni stanno facendo intorno a loro.

Questo comportamento, che fino a qualche anno fa era palese ad esempio nell’asfaltatura delle strade, ora è drammaticamente ridicolo sulla sponda ciclabili. E’ infatti evidente che al di là di non avere nessuna cultura del mezzo, manca una regia di fondo, per cui ogni amministrazione gestisce e decide in autonomia il come, il dove, il quanto.

Questo si manifesta in una serie di assurdità che elenco:

  • ciclabili lunghe 300 metri (forse anche meno)
  • ciclabili che iniziano e finiscono nel nulla
  • ciclabili che finiscono contro reti di recinzioni
  • ciclabili che paiono poligoni di tiro per l’artiglieria

Il sistema ciclabili è completamente slegato al suo interno, per cui ecco le alternative che mi ritrovo ad affrontare.

Partendo dal centro di Formigine, percorro la Via San Giacomo (no ciclabile), Via Corassori (no ciclabile), Via Romano (no ciclabile), Via Copernico – villaggio artigianale di Casinalbo (no ciclabile fino a metà, poi ciclabile lato ovest capannoni sul marciapiede lunga 150/200 metri),  Via Radici (no ciclabile), Via Palazzi (ciclabile 450 metri circa con 1 attraversamento di carreggiata), Via Sant’Ambrogio (prosegue ciclabile 270 metri), Via Fiori (centro Casinalbo, no ciclabile fino a dopo le scuole), Via Landucci (ciclabile 450 metri circa). Qui termina il comune di Formigine e finisca la ciclabile.

Entriamo nel comune di Modena località Baggiovara.

Le scelte possono essere 3: passaggio per il centro (nessuna ciclabile), passaggio per Strada Cavezzo (nessuna ciclabile), passaggio per zona residenziale Via Jori (attualmente solo 150 metri circa di ciclabile che iniziano letteralmente dentro una rete di protezione di lavori di ristrutturazione di una casa privata).

Dopo una settimana di passaggi per il centro di Baggiovara (manto stradale letteralmente indecente) e relativo passaggio con annesso rischio di vita in Via del Monastero, questa settimana ho cambiato itinerario scendendo per Strada Cavezzo fino alle nuove rotonde sulla Via Giardini.

Qui un sistema di pedonali permette l’attraversamento più o meno sicuro della statale e si imbocca la nuova ciclabile che in poco più di 2,5 km porta a Saliceta. Questo probabilmente è il tratto più sicuro ed anche il più nuovo. Nonostante questo l’intero tratto che porta dalla zona residenziale appena dopo l’SCE fino alla complanare pare un campo di guerra. Detriti, sabbia, asfalto distrutto poco prima del distributore Q8. Ovviamente non si contano gli attraversamenti che se non sono stradali (Strada Martiniana, Via Opera Pia Bianchi, Strada Cadiane) sono accessi alle aziende o ad abitazioni. Il tutto ci porta attraverso forse il pezzo più bello per quanto mi riguarda che è il sottopassaggio complanare-autostrada all’attraversamento di Strada Stradella in località Saliceta. Da qui con una ciclabile, anche questa nuova, di circa 300 metri raggiungiamo l’attraversamento di Strada Contrada. Modena è alle porte. Con un ultimo sforzo di 300 metri ci ricolleghiamo alla storica ciclabile/pedonale che da Saliceta porta al Direzionale 70. Quasi 1,2 km per raggiungere l’incrocio Via Forlanini/Via Giardini con attraversamento di Via Chiesa Saliceta San Giuliano e Via Panni, il manto stradale sopratutto dopo Via Panni è un incubo, buche e rattoppi degni di un cane obbligano a continue gimcane!

Attraversiamo grazie al semaforo pedonale, altrimenti sarebbe quasi impossibile, e ci immettiamo in Via Forlanini (no ciclabile), Stradello del Luzzo (ciclabile lato scuola di 240 metri circa) fino al sottopasso della tangenziale sud Neruda. Siamo praticamente arrivati sani e salvi in ufficio.

Quasi 10 km nei quali difficilmente si può godere della pedalata. E’ necessario infatti essere sempre molto vigili: macchine, dossi, asfalto, rotonde, ecc. ti obbligano continuamente a guardare ovunque rendendo questa esperienza sicuramente poco rilassante.

Per certi versi lo sforzo di queste amministrazioni è ammirevole, non è semplice inserirsi in un contesto già avviato costruendo ciclabili degne di questo nome, ma proprio per questo evitiamo almeno di chiamare “ciclabili” quelle poche decine di metri che spesso vengono spacciate per tali e, così come sono concepite, non servono a nessuno perchè è necessario ricordarsi che bisogna arrivarci a quella “ciclabile”, non è che uno scende dal cielo atterrando all’inizio per poi decollare alla fine. Magari questo non è proprio chiaro a chi studia e progetta queste infrastrutture.

Ora ho una primavera/estate davanti a me per percorrere 2 volte al giorno questi 10 km, avrò modo sicuramente di sperimentare di ogni in questo periodo, mi riprometto quindi di archiviare e raccontare attraverso il blog il come, il dove e il quanto.

P.S.: mi sta sorgendo il dubbio che forse era meglio se compravo una mountain bike e non una city bike…

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Magico 2011

Ieri per la prima volta ho partecipato come fotografo a “Magico 2011“, il carnevale a tema organizzato ogni anno dal circolo fotografico Photoclub Eyes di San Felice sul Panaro, quest’anno ovviamente il tema era “viva l’Italia”.

E’ stata sicuramente un’interessante scoperta per quanto riguarda il contesto ed i soggetti, per fortuna la presenza di un’ottima compagnia ha aiutato a superare lo sconforto iniziale dovuto alla troppa gente e ai troppi, ma veramente, troppi fotografi.

Era un po’ di tempo che non mi trovavo nella bolgia dei fotocazzoamatori e avevo in parte dimenticato quella morbosa bramosia di infilare il proprio 70-200 in bocca ai figuranti agitandosi come solo un parà in campo nemico sa fare. Gomiti alti e pedalare.

Insomma dopo un po’ ti passa veramente la voglia, manco fosse l’occasione di una vita questa! E così mi sono ritrovato a vagare per il giardino di questa villa studiando e scrutando le decine e decine di fotografi che abbagliati dall’evento si accalcavano uno sull’altro nella speranza di ritagliarsi quello spicchio di inquadratura pulito. Scene da bolgia dantesca a cui hanno fatto sapientemente da spalla i ragazzi dello staff che con i loro fumogeni hanno dato quel tocco in più all’ambientazione.

Ho visto bambini spiattellati contro il muro e mitragliati da 20/30 teleobiettivi tutti pronti a sparare la loro raffica: clac clac clac clac flash flash flash flash. Bestie al macello.

Nonostante tutto, ieri sera sono tornato a casa soddisfatto, in fondo anche questo è allenamento e la stagione ormai è già iniziata.

P.S.: un suggerimento per gli organizzatori, l’anno prossimo userei più fumogeni perchè danno veramente un tocco in più, quasi magico alla scena.

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