Sono quasi 2 settimane che vengo al lavoro in bicicletta.
Ogni mattina parto da Formigine verso le 7,30 con destinazione Modena 2. Ogni pomeriggio faccio il tragitto inverso partendo alle 17 circa.
Perchè dico “la bici no!”? E’ presto detto.
Come è prassi tra comuni ognuno bada bene a curare il proprio orticello ignorando, quando va bene, o fregandosene altamente, quando va male, di ciò che le altre amministrazioni stanno facendo intorno a loro.
Questo comportamento, che fino a qualche anno fa era palese ad esempio nell’asfaltatura delle strade, ora è drammaticamente ridicolo sulla sponda ciclabili. E’ infatti evidente che al di là di non avere nessuna cultura del mezzo, manca una regia di fondo, per cui ogni amministrazione gestisce e decide in autonomia il come, il dove, il quanto.
Questo si manifesta in una serie di assurdità che elenco:
- ciclabili lunghe 300 metri (forse anche meno)
- ciclabili che iniziano e finiscono nel nulla
- ciclabili che finiscono contro reti di recinzioni
- ciclabili che paiono poligoni di tiro per l’artiglieria
Il sistema ciclabili è completamente slegato al suo interno, per cui ecco le alternative che mi ritrovo ad affrontare.
Partendo dal centro di Formigine, percorro la Via San Giacomo (no ciclabile), Via Corassori (no ciclabile), Via Romano (no ciclabile), Via Copernico – villaggio artigianale di Casinalbo (no ciclabile fino a metà , poi ciclabile lato ovest capannoni sul marciapiede lunga 150/200 metri),  Via Radici (no ciclabile), Via Palazzi (ciclabile 450 metri circa con 1 attraversamento di carreggiata), Via Sant’Ambrogio (prosegue ciclabile 270 metri), Via Fiori (centro Casinalbo, no ciclabile fino a dopo le scuole), Via Landucci (ciclabile 450 metri circa). Qui termina il comune di Formigine e finisca la ciclabile.
Entriamo nel comune di Modena località Baggiovara.
Le scelte possono essere 3: passaggio per il centro (nessuna ciclabile), passaggio per Strada Cavezzo (nessuna ciclabile), passaggio per zona residenziale Via Jori (attualmente solo 150 metri circa di ciclabile che iniziano letteralmente dentro una rete di protezione di lavori di ristrutturazione di una casa privata).
Dopo una settimana di passaggi per il centro di Baggiovara (manto stradale letteralmente indecente) e relativo passaggio con annesso rischio di vita in Via del Monastero, questa settimana ho cambiato itinerario scendendo per Strada Cavezzo fino alle nuove rotonde sulla Via Giardini.
Qui un sistema di pedonali permette l’attraversamento più o meno sicuro della statale e si imbocca la nuova ciclabile che in poco più di 2,5 km porta a Saliceta. Questo probabilmente è il tratto più sicuro ed anche il più nuovo. Nonostante questo l’intero tratto che porta dalla zona residenziale appena dopo l’SCE fino alla complanare pare un campo di guerra. Detriti, sabbia, asfalto distrutto poco prima del distributore Q8. Ovviamente non si contano gli attraversamenti che se non sono stradali (Strada Martiniana, Via Opera Pia Bianchi, Strada Cadiane) sono accessi alle aziende o ad abitazioni. Il tutto ci porta attraverso forse il pezzo più bello per quanto mi riguarda che è il sottopassaggio complanare-autostrada all’attraversamento di Strada Stradella in località Saliceta. Da qui con una ciclabile, anche questa nuova, di circa 300 metri raggiungiamo l’attraversamento di Strada Contrada. Modena è alle porte. Con un ultimo sforzo di 300 metri ci ricolleghiamo alla storica ciclabile/pedonale che da Saliceta porta al Direzionale 70. Quasi 1,2 km per raggiungere l’incrocio Via Forlanini/Via Giardini con attraversamento di Via Chiesa Saliceta San Giuliano e Via Panni, il manto stradale sopratutto dopo Via Panni è un incubo, buche e rattoppi degni di un cane obbligano a continue gimcane!
Attraversiamo grazie al semaforo pedonale, altrimenti sarebbe quasi impossibile, e ci immettiamo in Via Forlanini (no ciclabile), Stradello del Luzzo (ciclabile lato scuola di 240 metri circa) fino al sottopasso della tangenziale sud Neruda. Siamo praticamente arrivati sani e salvi in ufficio.
Quasi 10 km nei quali difficilmente si può godere della pedalata. E’ necessario infatti essere sempre molto vigili: macchine, dossi, asfalto, rotonde, ecc. ti obbligano continuamente a guardare ovunque rendendo questa esperienza sicuramente poco rilassante.
Per certi versi lo sforzo di queste amministrazioni è ammirevole, non è semplice inserirsi in un contesto già avviato costruendo ciclabili degne di questo nome, ma proprio per questo evitiamo almeno di chiamare “ciclabili” quelle poche decine di metri che spesso vengono spacciate per tali e, così come sono concepite, non servono a nessuno perchè è necessario ricordarsi che bisogna arrivarci a quella “ciclabile”, non è che uno scende dal cielo atterrando all’inizio per poi decollare alla fine. Magari questo non è proprio chiaro a chi studia e progetta queste infrastrutture.
Ora ho una primavera/estate davanti a me per percorrere 2 volte al giorno questi 10 km, avrò modo sicuramente di sperimentare di ogni in questo periodo, mi riprometto quindi di archiviare e raccontare attraverso il blog il come, il dove e il quanto.
P.S.: mi sta sorgendo il dubbio che forse era meglio se compravo una mountain bike e non una city bike…
Recent Comments