Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Breakfast

Ci sono momenti della propria vita che difficilmente si dimenticano. Magari rimangono sopiti per anni sotto chili di polvere o rannicchiati in un angolo della mente come ricordi di poco conto.

Poi però accadono delle congiunzioni astrali per cui 1+1 = 3 e scatta limpido nella mente il ricordo che fino ad un secondo prima era solo un niente.

E così, complice una canzone ed un pensiero nell’ora di pranzo, mi ritrovo alla scrivania a ricordare quella mattina a Dublino, seduti ad un tavolino striminzito mentre Elisa prepara la colazione per noi fortunati in ferie. Lo stereo suona i Coldplay, il cielo tipico di Dublino un’immensa gettata di intonato sopra le nostre teste. Il maple syrup a chili su ogni cosa. I piedi infuocati dai chilometri macinati.

Pronti per una nuova giornata.

Ciao ragazzi, ciao a chi non c’è più e chi c’è ancora.

Avanti tutta e motori al massimo.

Che alba!

Questa mattina complice la temperatura decisamente fresca, mi sono alzato dal letto che erano “già” le 6. Come sempre, come ogni mattina, esco sul balcone che da a sud per guardarci intorno. Non è che ci sia molto da vedere: di fronte condominio giallo paglierino, sotto ferrovia e stazione, però… a destra uno spicchio di colline che, quando si è fortunati, lascia intravedere la cima del Cimone, a sinistra l’alba o il sole a seconda dell’orario.

Oggi l’alba è stata superba! Una coltre di nubi nere gravava sul cielo, il sole all’orizzonte era appena uscito dal profilo delle case e la luce era semplicemente mozzafiato. Ma non solo. C’era molto di più stamattina. Ieri sera e stanotte ha piovuto e il vento teso di queste prime ore della giornata hanno abbassato notevolmente la temperatura tanto da pizzicare la pelle. E poi quell’odore di bagnato e di bosco che fa tanto quello che non c’è, ma basta poi l’immaginazione per costruirselo.

Colazione veloce e poi in bici verso Modena. Prima un bel freschino, anche perchè in braga corta e t-shirt si sento tutta questa temperatura, ma man che i chilometri scorrono sotto le ruote, il corpo si acclimata, il sole riscalda ed abbaglia. Tutto perfetto, o quasi :)

Midwest Padano

Ieri ero in trasferta in quel di Milano e come ogni volta è stata un bagno di sangue. No niente code, niente di niente se non una spossatezza fisica senza precedenti.

La sveglia come sempre suona alle 5,30, partenza ore 6, arrivo ore 8,30. Perfetto.

Inizio i lavori che “fortunatamente” si concludono alle 16 circa.

Il pranzo? Scusi ha detto?

Va beh mi fermerò in autogrill, l’importante ora è togliersi dalle palle la tangenziale e visto che mi trovo a Settimo di strada ne ho parecchia da fare.

Alle 16,30 sono in autostrada e se non voglio finire in un fosso una sosta ristoratrice è come minimo d’obbligo.

L’autogrill è dotato di fast food e dopo aver ordinato il mio hamburger mi siedo in una sala pressochè deserta con vista A1. Un commesso passa diligentemente a pulire tutti i tavoli che mi circondano. Mi vengono in mente alcuni racconti di amici che avvezzi alle trasferte di lavoro negli States immancabilmente si ritrovano in un qualche fast food sperduto nel nulla. Mi sento un po’ così. Anche se le distanze non solo le stesse. Anche se l’hamburger è lungi dall’essere lo stesso. Anche se non vedo sventolare nella bandiera a stelle e strisce. Anche se non ho una macchina con il cambio automatico.

Però dai lasciatemi il gusto di assaporare questo Midwest Padano. Anche noi nel nostro piccolo ci sappiamo fare ;)

La bici no!

Sono quasi 2 settimane che vengo al lavoro in bicicletta.

Ogni mattina parto da Formigine verso le 7,30 con destinazione Modena 2. Ogni pomeriggio faccio il tragitto inverso partendo alle 17 circa.

Perchè dico “la bici no!”? E’ presto detto.

Come è prassi tra comuni ognuno bada bene a curare il proprio orticello ignorando, quando va bene, o fregandosene altamente, quando va male, di ciò che le altre amministrazioni stanno facendo intorno a loro.

Questo comportamento, che fino a qualche anno fa era palese ad esempio nell’asfaltatura delle strade, ora è drammaticamente ridicolo sulla sponda ciclabili. E’ infatti evidente che al di là di non avere nessuna cultura del mezzo, manca una regia di fondo, per cui ogni amministrazione gestisce e decide in autonomia il come, il dove, il quanto.

Questo si manifesta in una serie di assurdità che elenco:

  • ciclabili lunghe 300 metri (forse anche meno)
  • ciclabili che iniziano e finiscono nel nulla
  • ciclabili che finiscono contro reti di recinzioni
  • ciclabili che paiono poligoni di tiro per l’artiglieria

Il sistema ciclabili è completamente slegato al suo interno, per cui ecco le alternative che mi ritrovo ad affrontare.

Partendo dal centro di Formigine, percorro la Via San Giacomo (no ciclabile), Via Corassori (no ciclabile), Via Romano (no ciclabile), Via Copernico – villaggio artigianale di Casinalbo (no ciclabile fino a metà, poi ciclabile lato ovest capannoni sul marciapiede lunga 150/200 metri),  Via Radici (no ciclabile), Via Palazzi (ciclabile 450 metri circa con 1 attraversamento di carreggiata), Via Sant’Ambrogio (prosegue ciclabile 270 metri), Via Fiori (centro Casinalbo, no ciclabile fino a dopo le scuole), Via Landucci (ciclabile 450 metri circa). Qui termina il comune di Formigine e finisca la ciclabile.

Entriamo nel comune di Modena località Baggiovara.

Le scelte possono essere 3: passaggio per il centro (nessuna ciclabile), passaggio per Strada Cavezzo (nessuna ciclabile), passaggio per zona residenziale Via Jori (attualmente solo 150 metri circa di ciclabile che iniziano letteralmente dentro una rete di protezione di lavori di ristrutturazione di una casa privata).

Dopo una settimana di passaggi per il centro di Baggiovara (manto stradale letteralmente indecente) e relativo passaggio con annesso rischio di vita in Via del Monastero, questa settimana ho cambiato itinerario scendendo per Strada Cavezzo fino alle nuove rotonde sulla Via Giardini.

Qui un sistema di pedonali permette l’attraversamento più o meno sicuro della statale e si imbocca la nuova ciclabile che in poco più di 2,5 km porta a Saliceta. Questo probabilmente è il tratto più sicuro ed anche il più nuovo. Nonostante questo l’intero tratto che porta dalla zona residenziale appena dopo l’SCE fino alla complanare pare un campo di guerra. Detriti, sabbia, asfalto distrutto poco prima del distributore Q8. Ovviamente non si contano gli attraversamenti che se non sono stradali (Strada Martiniana, Via Opera Pia Bianchi, Strada Cadiane) sono accessi alle aziende o ad abitazioni. Il tutto ci porta attraverso forse il pezzo più bello per quanto mi riguarda che è il sottopassaggio complanare-autostrada all’attraversamento di Strada Stradella in località Saliceta. Da qui con una ciclabile, anche questa nuova, di circa 300 metri raggiungiamo l’attraversamento di Strada Contrada. Modena è alle porte. Con un ultimo sforzo di 300 metri ci ricolleghiamo alla storica ciclabile/pedonale che da Saliceta porta al Direzionale 70. Quasi 1,2 km per raggiungere l’incrocio Via Forlanini/Via Giardini con attraversamento di Via Chiesa Saliceta San Giuliano e Via Panni, il manto stradale sopratutto dopo Via Panni è un incubo, buche e rattoppi degni di un cane obbligano a continue gimcane!

Attraversiamo grazie al semaforo pedonale, altrimenti sarebbe quasi impossibile, e ci immettiamo in Via Forlanini (no ciclabile), Stradello del Luzzo (ciclabile lato scuola di 240 metri circa) fino al sottopasso della tangenziale sud Neruda. Siamo praticamente arrivati sani e salvi in ufficio.

Quasi 10 km nei quali difficilmente si può godere della pedalata. E’ necessario infatti essere sempre molto vigili: macchine, dossi, asfalto, rotonde, ecc. ti obbligano continuamente a guardare ovunque rendendo questa esperienza sicuramente poco rilassante.

Per certi versi lo sforzo di queste amministrazioni è ammirevole, non è semplice inserirsi in un contesto già avviato costruendo ciclabili degne di questo nome, ma proprio per questo evitiamo almeno di chiamare “ciclabili” quelle poche decine di metri che spesso vengono spacciate per tali e, così come sono concepite, non servono a nessuno perchè è necessario ricordarsi che bisogna arrivarci a quella “ciclabile”, non è che uno scende dal cielo atterrando all’inizio per poi decollare alla fine. Magari questo non è proprio chiaro a chi studia e progetta queste infrastrutture.

Ora ho una primavera/estate davanti a me per percorrere 2 volte al giorno questi 10 km, avrò modo sicuramente di sperimentare di ogni in questo periodo, mi riprometto quindi di archiviare e raccontare attraverso il blog il come, il dove e il quanto.

P.S.: mi sta sorgendo il dubbio che forse era meglio se compravo una mountain bike e non una city bike…

Ma che festa è?

Oggi è il 17 marzo, come tutti ormai sapranno, si festeggia questa fatidica ricorrenza dell’unità d’Italia.

Io sinceramente non saprei cosa festeggiare perchè di senso nazionale ne ho veramente poco, senso di appartenenza men che meno, sì mi sento prima di tutto emiliano ma poi mi sento molto di più cittadino del mondo anche se questo mondo è una merda.

Quindi oggi come da programma degli ultimi 8 anni, si festeggia una vera festa: San Patrizio!

Storicamente sono molto legato a questa ricorrenza irlandese per diversi motivi, tanto basta che dal lontano 2003 ogni anno abbiamo festeggiato al meglio delle nostre possibilità, quest’anno non ci tireremo quindi indietro e dalle 12:30 inizieranno i nostri festeggiamenti con il pranzo e a seguire fiumi e fiumi di birra.

Vivere come un vegetale

Non necessariamente bisogna essere stesi a letto con encefalogramma piatto per vivere da vegetale, bastano 2 giorni pieni di mal di testa per vegetare in piedi!

ITIS Galileo

Io che sono di estrazione non certo classica venendo da un ITIS, ho sorriso allegramente alle battute iniziali sui liceali classici. Un inizio spumeggiante, un proseguo interessante, un finale sottotono. Ecco in tre parole tre quello che mi è parso di portare a casa ieri pomeriggio dopo aver visto “ITIS Galileo” di Marco Paolini.

Per me era la prima volta che vedevo Paolini dal vivo e avevo, non lo nascondo, molte aspettative. Devo dire che uscito da teatro la prima impressione è stata quella di una grande coerenza di emozioni e sentimenti tra il “visto in tv” e il “visto dal vivo”, nel senso che fatte le inevitabili distinzioni (pro e contro) tra televisione e teatro, per quanto mi riguarda ho notato nelle mie reazioni una identica reazione indipendentemente dal mezzo e questo non può che farmi piacere. Ovvio che la tv offre un qualcosa in più in termini di visibilità espressiva, il teatro di contro ti permette di averlo lì, a un tiro di schioppo per così dire.

Sono quindi estremamente soddisfatto dall’esperienza dell’uomo, forse un po’ meno da quella dello spettacolo.

E’ evidente che non si può fare un paragone con alcune pietre miliari di Paolini, sarebbe ingiusto, ma è altre sì evidente che il confronto viene spontaneo. Quindi se elimino l’entusiasmo per la “prima volta” della persona, lo spettacolo in se presenta alcuni punti morti, sopratutto verso la fine (non nascondo che mi sono mezzo addormentato), anche se il contenuto è di sicuro interesse.

Le similitudini della nostra società con quelle del seicento si sprecano e reputo questo spettacolo assolutamente attuale. Diciamo che mi è rimasto un retrogusto amaro e confermo come giustissima la scelta di non vedere “Ausmerzen” prima di questo spettacolo, lo avrebbe sicuramente surclassato come Vajont e Il Sergente.

Insomma, bravo, anzi, bravissimo Paolini a cimentarsi su terreni impervi, come sempre una verga di sarcasmo ed ironia sapientemente dosate, rendono il tutto piacevole. Quel sentimento di leggera tristezza che ogni suo spettacolo lascia negli animi è ormai un suo “marchio di fabbrica”.

Bolliwood

Ieri sera siamo stati a Bologna, al teatro Europa, a vedere lo spettacolo Bolliwood.

Erano veramente tanti anni che non andavo a teatro e l’ultimo musical che avevo visto era Cats (messo in scena da una compagnia amatoriale).

Mi rendo conto che l’esperienza teatrale è una cosa che mi piace tanto, è una cosa che mi da emozioni positive. Quella di ieri sera poi è stata una sorpresa bellissima. Uno spettacolo nel quale musica, colori e balli la fanno da padrone.

Anche se la storia in se non è niente di speciale, tutto il resto, e non esagero dicendo così, vale assolutamente la pena di essere visto.

Un mix tra tradizione ed innovazione sia nella musica che nei costumi, fanno di questo show un’esperienza fantastica.

Saldi=Shopping

Eh sì ne avevamo proprio bisogno di fare shopping. Non che girassimo come degli straccioni, ma alcune cosette proprio erano latitanti dai nostri guardaroba e così, in questa prima giornata di saldi targata 2011, ci siamo concessi il lusso di qualche acquisto rimandano per troppo tempo.

Complice una capatina dell’ultimo minuto alla Maison du Monde di Bologna, decidiamo di visitare l’outlet a Castel Guelfo, solo 15 km da San Lazzaro.

Gran bella scoperta!

Sicuramente meglio di Mantova come quantità di offerta e sicuramente meglio di Fidenza come prezzi.

Risultato?

Per quanto mi riguarda finalmente sono riuscito ad acquistare una giacca invernale tecnica con uno sconto finale quasi del 50% e una bella felpa modello “mio” sempre ad ottimo prezzo, tutto marcato Salewa ovviamente.

Come ciliegina Lavi ha voluto regalarmi un nuovo accappatoio.

Insomma, anche se in anticipo di 12 giorni, proprio dei bei regali di compleanno.

Lavi invece si è finalmente comprata una bella giacca a vento, sempre Salewa, e 2 paia di scarpe finalmente belle, finalmente comode, sono proprio contento :)

Dulcis in fundo bisogna compare qualcosa anche per la casa, ecco quindi la sosta alla Maison du Monde dove abbiamo finalmente trovato un mobiletto per stipare vini e superalcolici.

Che dire, buon 2011.

Eclissi 4 gennaio 2011

Tutto è sfumato in una nuvola e ci toccherà aspettare il 2026 per poter ammirare di persone il prossimo appuntamento con l’allineamento terra-luna-sole.

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