Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Dopo Spagna

Forse dovrei “dire” la mia sul grande viaggio in Spagna. Ad un certo punto l’ho paragonato ad un bicchiere di birra e ho scritto cosi:

“UNA COPA DI CERVEZA
Questa vacanza è stata come un bicchiere di birra . Tanta schiuma all’inizio……poi la rinfrescata del primo sorso e l’amaro che ti lascia in bocca non appena l’hai mandata giù.”

Questo viaggio mi ha lasciato un gusto amaro in bocca. Perché non è stato quello che io volevo, quello che io immaginavo. Ma è stata un’esperienza, e non mi pento di averla fatta.

Mi rimangono dei bei ricordi a Barcellona….. o nei giardini dell’Alhambra………e non solo.

Un boccale di birra ti lascia si, un gusto amaro in bocca… ma come ti rinfresca in una giornata afosa di agosto!!!!!!

W la Spagna….W i prossimi viaggi !!!!!!

Comodità

Siamo seduti sulla terrazza dello Starbucks coffee che guarda il porto vecchio, una leggera brezza insistente ci accarezza i volti mentre rimiriamo il mare e il suo confine non ben definito all’orizzonte.

Sul tavolino fanno bella mostra una dozzina di cartoline che stiamo meticolosamente preparando per gli amici e parenti. Qualche frase di circostanza e qualche bel pensiero. Il tempo passa in maniera così rapida che quasi ci si spaventa a guardare l’orologio.

Guardandoci intorno ci rendiamo conto che i turisti rispetto all’inizio del mese sono aumentati in maniera considerevole, strano a dirsi, ma è proprio così.

La passerella che porta al Port Vell è continuamente gremita di una folla che incessantemente va nelle due direzioni, è affascinante guardare questa marea umana che scorre a fianco delle acque. Ha un qualcosa di mistico.

Oggi ci siamo concessi una giornata di comodità e di shopping.

La cosa non ci dispiace. Questi ultimi giorni a Barcelona devono servirci per ricaricare le energie, l’autunno ormai è alle porte nonostante il sole bruci ancora la pelle.

Cala il tramonto dietro le colline, è ora di cena, e questa sera ci permettiamo il lusso di un ristorante, non uno qualunque, almeno questo è quello che ricordo io; ricordi di una serata di 20 anni fa, quando in compagnia della famiglia trascorremmo una serata memorabile in quel del Los Caracolas, locale decisamente originale, anche nel prezzo.

Una serata stupenda e non solo per il cibo.

Domani ci aspetta una giornata di mare, sole e sabbia. Non vediamo l’ora.

Tutto il mondo è paese

Lunedì 21 agosto 2006, siamo di nuovo a Barcelona dopo aver attraversato tutto il centro dello stato da Toledo a Valencia e poi su su fino al El Masnou, nostro ultimo campo base.

Ieri il viaggio verso Valencia si è rivelato estremamente semplice, attraverso la nuovissima autopista AP36 ci siamo mangiato oltre 350 chilometri in poco più di 4 ore, un vero spettacolo.

La tappa valenciana è dovuto in quanto visitiamo Micol che ormai da qualche mese vive lì.

Lasciamo il camper parcheggiato sotto casa, vigilato attentamente da una vicina che dal balcone non si perde una virgola di quello che succede.

Ci lasciamo accompagnare da Micol per le vie del centro, interessante e da vedere, per concludere con una frugale cena a base di paella. Il ritorno al camper riserva la sgradita sorpresa di una multa per divieto di sosta, ma non si capisce molto bene il motivo visto che divieti non ce ne sono e oltretutto altre macchine sostano indisturbate. Forse che il camper sia segno di un qualcosa che non va bene? Probabilmente si vista la guardia della vicina che alle 9 di sera pattuglia ancora dal balcone tutta la via.

Scazzo generale, per lo meno per me. Non mi va più di passare la notte qui, decidiamo quindi di partire con calma verso Barcelona

Ormai sono 2 settimane che non guidiamo di notte, è strano.

Sosta benzina appena entrati in autopista, la 7 per la cronaca, e poi lentamente cominciamo la risalita.

Poco dopo la mezzanotte siamo veramente stanchi e decidiamo di dormire in autogrill, che tra parentesi la maggioranza appartengono all’Autogrill italiana.

5 ore di sonno non sono male anche se non sono molte, alle 6 sveglia e poi partenza al volo per ritrovarci alle 8,15 all’ingresso del camping.

La giornata trascorre finalmente tranquilla, prima la spesa per rimpinguare il frigo e poi in spiaggia accompagnati da un vento veramente molto teso ed onde altissime.

Lo spettacolo è veramente fantastico, ma come in tutte le cose belle il tempo passa rapidamente.

Questa sera è il turno del ristorante e casualmente sediamo a fianco di italiani, e ancora più casualmente impariamo che sono di Modena, assurdo.

Veramente tutto il mondo è paese, l’importante è che non sia il proprio.

Profondo autunno

Sveglia di buon ora nel catino umido di Dos Hermanas e partenza, alle 9 siamo già sull’autovia A4 direzione Cordoba. Cielo terso e temperatura gradevole ci accompagna in queste prime ore della giornata.

Arriviamo a destinazione in un baleno e lasciato il camper in un parcheggio ci addentriamo nella cittadina, destinazione la mezquita.

È veramente impressionante l’architettura di questo edificio, il mix di stili, in primis quello arabo-cristiano, lascia senza fiato.

Ma il tempo è tiranno e dopo un sandwich in camper ripartiamo che sono quasi le 13 per Toledo.

Nuvolette solcano il cielo azzurro spinte da un vento portentoso, folate impressionante scuotono il camper ma arriviamo senza problemi in campeggio.

Ci dedichiamo alle solite attività, svuotaggio acque e cesso, montare la veranda, una doccia e qualche lavatrice. Il tempo non è dei migliori, il vento teso si è fatto freddo, ci saranno non più di 22 gradi, sembra assurdo che in questa regione comunemente chiamata “la padella d’Europa” fino ad oggi abbiamo patito freddo.

Siamo infreddoliti e l’unica soluzione è quella di darci all’alcool, i vestiti che abbiamo portato non sono certo all’altezza di questo tempo, solo un paio di jeans e qualche felpa, ma non basta. Ci vorrebbe almeno una giacca antivento.

Ci pappiamo uno spuntino pre-cena fatto di leccornie del calibro di spiedini di sottaceti, papatine inondate da salsa piccante e clara fatta in casa, primo esperimento di quella che sarà una lunga serie di bevute.

Nel frattempo diamo da mangiare ad una mandria di gatti affamati che pur di mangiare qualcosa leccano del carbone avanzato che si trova nella ghiaia, sono proprio alla frutta. Quando Lavi gli presenta dei wurstel sembra come se questi gatti non siano più solo 2 o 3 ma una mandria completa: la fame è veramente brutta e noi per non essere da meno adesso ce ne andiamo al ristorante.

La padella d’Europa

Siamo partiti ieri da Granada con destinazione Sevilla, 240 chilometri quasi completamente immersi in uliveti, un panorama da togliere il fiato. Colline e colline solcate da filari ordinati di ulivi, è impressionante la vastità e la quantità di queste piantagioni, perché è così che si possono chiamare.

Arriviamo nei pressi di Sivilla che sono le 11 circa, in località Dos Hermanas, un buco nel culo del mondo con un’unica peculiarità: c’è il treno, almeno questo. È assurdo che una città come Siviglia abbia solo 2 camping ma bisogna adattarsi.

Approntiamo il camper ed iniziamo la ricerca della stazione del treno visto che parlare di noleggio motorini pare una bestemmia, la tizia del camping non sa dov’è la stazione, come anche un commesso di un negozio, strano posto questo.

Giriamo un po’ in bici finchè non troviamo noi la stazione. Treno, 15 minuti per arrivare in città.

Un po’ autobus e siamo in centro, ci addentriamo subito tra i vicoli dei Barri, veramente molto suggestivi, accompagnati da un vento freddo che ci sferza continuamente il viso.

Dato che non pensavamo di venire in città siamo senza tutto, senza guida, senza macchina fotografica, come cartina l’unica che siamo riusciti a recuperare da un point per hotel è abbastanza sommaria, ma noi siamo fatti così. Vaghiamo lasciandoci trasportare dal caso tra i vicoli e le stradine bianche, soprattutto del Barri Santa Cruz vero gioiello della città.

È qui che ci abbandoniamo al nostro consueto pranzo a base di tapas, ormai nostra croce e delizia, del resto non si sa come ma finiamo sempre per arrivare nelle città che è ora di pranzo.

È pomeriggio inoltrato, quando rientriamo stanchi morti in camping, ci regaliamo una serata di lettura, Lavi intenta a leggere “Sulle punte” ed io ancora alle prese con “Il teorema del pappagallo”.

Ci addormentiamo cullati da folate di vento gelido, non sempre nemmeno estate ma un principio di autunno, sono le 7 quando veniamo svegliati dall’inizio improvviso della pioggia, forte e battente che sul camper viene amplificata dagli spessori sottili delle pareti. Vento e pioggia, in breve tempo va via la corrente elettrica e il camping si trasforma in una palude acquitrinosa.

Continuiamo a guardare dal lucernaio la palma che ci sovrasta un po’ preoccupati visto che durante tutta la notte rami secchi, non certo piccoli, sono caduti a ripetizione.

I pochi coinquilini del camping emergono fradici dalle loro tende, i più se ne vanno sotto l’acqua, alcuni rimangono, ma siamo ancora meno di ieri.

Ora comincia a rasserenarsi e il morale riprende quota, all’orizzonte un azzurro impressionante avanza.

Siesta

Questi ultimi 2 giorni sono stati dedicati alla siesta, è inutile nascondere la delusione di non aver trovato posto nei camping che avevamo individuato, il risultato è stato una revisione completa dei nostri piani per questa settimana, invece di sostare nella provincia di Almeria come avevamo previsto, inizialmente dovevamo passare almeno 4 giorni a Las Negras, domani, lunedì, partiremo di buon ora per Granada in modo da garantirci almeno la possibilità di vedere qualcosa delle città Andaluse.
Ma torniamo indietro di qualche giorno, venerdì partiamo da Barcelona con destinazione Benissa, 60 chilometri a nord di Alicante, nei pressi di Valencia prendiamo la strada sbagliata e ci ritroviamo senza in direzione di Alicante ma all’interno attraverso la regione della Murcia. Il caldo non si fa attendere, è impressionante, nonostante il vento incessate, sembra di stare in un forno ventilato.
Questo errore di direzione ci costringe ancora una volta ad improvvisare sul momento e decidiamo di andare a Alicante, almeno per guadagnare qualche decina di chilometri in vista del giorno dopo. Fortunatamente uno degli indirizzi che avevamo si rivela ottimo e ci sistemiamo per la notte ad El Altet, appena fuori Alicante. Inutile descrivere la sensazione di buttarsi in piscina dopo 600 chilometri!!! Una bava!
Sabato mattina partiamo di buon ora, almeno per noi visto che sono le 10 circa, con destinazione il Parco Naturale di Cabo de Gata, nell’estremo sud-est della Spagna. Un rapido passaggio attraverso la città di Murcia completamente deserta, e scendiamo veloci verso sud.
Finalmente dopo 3 ore circa siamo in dirittura di arrivo e gli ultimi chilometri attraverso le colline a ridosso del mare ci riservano una visione mozzafiato del mare. Ma come spesso è successo in questa vacanza dobbiamo scontrarci con il tutto esaurito. Passiamo in rassegna tutti i camping della costa sempre con esito negativo. Siamo veramente scoraggiati.
Comincia a farsi strada sempre più prepotentemente la consapevolezza che la scelta del camper non è stata poi tutta sta cosa. Ci ritroviamo infatti sempre più legati al mezzo impossibilitati a muoverci una volta sistemati. Inoltre la paura, a ragione, dei furti ci obbliga a cercare come unica soluzione il campeggio.
Sono le 14 circa quando finalmente troviamo posto a Roquettas de mar.
Il campeggio è super nonostante la parcela sia al sole, ma a noi va bene veramente tutto in questo momento, ci sistemiamo e dopo qualche ora di relax giocando a carte decidiamo di fare un salto in spiaggia. Ahimè con nostra sorpresa la spiaggia risulta essere una striscia larga non più di 2 metri composta di sassi, polvere e altra roba di difficile collocazione, il mare non è assolutamente paragonabile a quelli visti finora, una delusione incredibile.
Dopo una giornata di completo relax in campeggio, domani partiremo per Granada, finalmente speriamo di assaporare un po’ di quell’ambiente Andaluso che tanto abbiamo desiderato in questi mesi. Ormai non osiamo nemmeno più immaginare troppo visto che tutti i piani che facciamo sono costantemente rimessi in discussione.

Tapas para todos

Dopo una sveglia inaspettata alle 6 in compagnia di un geniale gruppo di portoghesi che probabilmente il campeggio l’ha visto solo nei fumetti o in un qualche cartone animato, passiamo le successive 4 ore a guardarli e ad ascoltarli mentre cercano in vano di sistemare le tende e le valigie. Non male sbaraccare 2 tende da 2 e 5 valigie in 4 ore: un record.
Dopo questo inizio non certo simpatico affrontiamo i mezzi di trasporto pubblici, la Refle si dimostra un ottimo mezzo di trasporto portandoci in poco più di 15 minuti nel centro della città, a plata Catalunya.
Giornata bellissima, sole e una leggera brezza di accompagnano in questa prima giornata cittadina e non potevamo esimerci dal percorrere subito La Rambla. Una fiumana di gente impressionante percorre la via centrale, non sembra nemmeno vero abituati come siamo alla semi desolazione di El Masnou. Artisti di strada, mai visti, 2 su tutti la coppia di morti scheletrici che a monete pedalano in compagnia di un finto scheletro, roba da pazzi veramente. Una fila interminabile di baracchine adibite alla tratta degli animali tra i quali si distinguono criceti volatili di diverse specie (piccioni, pappagalli, galline, galli, colombe, insomma tutto il repertorio), conigli, furetti, scoiattoli, iguana, tartarughe, ecc. ecc.
A metà della via giungiamo al nostro secondo obiettivo: il mercato de la Boqueria. Dopo aver visto questa primavera uno speciale proprio su questo mercato siamo veramente carichi di aspettative, che devo dire vengono ampiamente ripagate da un ambiente unico nel suo genere, file su file di banchetti dalle diverse dimensioni offrono più o meno tutti gli stessi generi, si fa dalle macellerie alle pescherie, fruttivendoli e risto/bar nei quali scegli tu al momento quello che vuoi che ti venga cucinato tra le varie vaschette in esposizione lungo il perimetro del bancone, veramente super.
I colori non sembrano nemmeno quelli di questa Europa quanto di un bazar arabo tanto sono vivi,la frutta e il pesce poi sono veramente impressionanti.
Abbandoniamo il mercato non prima di esserci sparati una birra d’ordinanza.
Continuiamo a scendere verso il mare fino a giungere al celebre monumento a Cristoforo Colombo, non so bene come faccia ad indicare l’America se il dito punto il mare però mi fido.
Scendiamo al porto olimpico fino a Mare Magnum, quello che altro non è se non un mega centro commerciale sul mare nel quale facciamo una piacevolissima scoperta: il frappuccino! Un mix di frullato a scelta tra caffè, crema, cioccolato o altro, ghiaccio e panna montana. Semplicemente fantastico.
Sono già le15, il tempo passa veramente velocissimo, ci addentriamo nel Barri La€ Ribera seguendo a casaccio vicoli e stradine della vecchia città (Ciutt Vella) molto suggestive con destinazione La Catedral, un imponente struttura gotica che svetta tra i vecchi palazzi.
La fame si comincia a far sentire e decidiamo di dedicarci alla Tapas, vera delizia spagnola.
L’offerta è veramente ampia e siamo combattuti nella scelta, soprattutto perché non vogliamo una cosa troppo turistica, dopo qualche tentennamento su un locale nei pressi del mercato della Boqueria decidiamo di buttarci in una taverna Basca trovata per caso in un vicolo.
La presenza di clienti solo spagnoli ci rincuora, forse non prenderemo un’inculata stavolta.
Infatti la scelta risulta subito azzeccata alla grande e ci buttiamo a gogo in questa merenda di tapas.
Come funziona? Siamo un po’ smarriti, in due ci danno un piatto solo, poi non si capisce molto bene come funzioni la conta di quello che si mangia, infatti siamo in piedi al bancone con davanti tanto di quel ben di dio che è impossibile resistere; una trentina di piatti offrono altrettante varietà di tapas, il gusto predominante è quello del pesce ma ce ne sono anche al formaggio e alla verdura.
Intanto iniziamo a mangiare poi vedremo.
Dopo qualche minuto capiamo che la cuenta di baserà sul numero di stuzzicadenti avanzati nel piatto, decisamente originale come metodo. Ci chiediamo se in Italia un sistema come questo avrebbe successo??!!!!
Ci spariamo un buon txacolì, un vino bianco basco leggermente frizzante e dal gusto un po’ aspro.
Questa merende si trasforma ben presto in una cena, ste tapas sono da giù di testa e il vinello fa il suo effetto, bellissima atmosfera. Dopo un’oretta di rimpinguamento è ore di uscire, anche perché se no ci lasciamo tutto il budget del viaggio. Proprio ieri sera leggendo di un viaggio di Patrizio Roversi in Andalusia siamo venuti a sapere che a Sevilla esiste il tapas tour nel quale si devono affrontare 14 taverne con altrettante sedute di tapas, vedremo a suo tempo.
Usciti dalla taverna capatina in un internet point per controllo posta e ricerca camping e all’uscita la sorpresa, il tempo è cambiato profondamente dalle colline sopra Barcelona scendono nuvolosi neri, cazzarola, i lucernai del camper sono aperti! Dramma!
Torniamo di corsa al metrò che fortunatamente becchiamo appena 2 minuti dopo essere entrati in stazione, tornati in superficie la situazione appare in tutta la sua drammaticità, il temporale è già iniziato e verso Badalona piove a dirotto. Continuiamo a sperare che nella zona del campeggio non sia ancora arrivato, scesi dal treno pioviggina appena e con una lunga camminata cerchiamo di tornare in tempo al camper, ma mentre siamo per strada comincia a piovere di brutto ed arriviamo inzuppati fradici, fortunatamente l’acqua non ha fatto molti danni, il letto è un po’ bagnato e lo stesso vale per il divanetto, ci è andata bene stavolta, un’altra lezione imparata sulla vita del camerista, questo Paolo non ce l’aveva insegnato, cercheremo di farne tesoro per i prossimi giorni.

Barcelona, o quasi

È lunedì 7 e sono le 19 circa, siamo in camper al termine di una giornata  a fasi alterne.
Dalle stalle alle stelle potremmo dire.
Sveglia alle 7,30 per cercare un posto al camper in un qualche campeggio sulla nazionale II, alle 8,30 siamo al El Masnou, dove ieri avevamo preso un bel 2 di picche, oggi le speranze sono ben riposte nelle parole del nostro uomo: “Cerchiamo di trovarvi un posto”.
Quindi aspettiamo.
Aspettiamo.
Aspettiamo.
Alle 10 il morale è sotto le scarpe, sono uscite almeno 20 macchine ma nessun camper e noi siamo fritti. Un altro italiota, in coda dopo di noi per fortuna, ci da la mazzata finale quando ci dice che è stato su nell’area camper e non ha visto nessun movimento, merda.
Alle 10,30 decido di fare un giro io e i miei occhi non credono a quello che vedono, nell’area scarico acque c’è un camper che sta riempiendo i serbatoi di acqua. Non oso sperare quello che voglio, continuo a salire fino alla terrazza dei camper e mi sembra di intuire che sì, qualcuno se ne va, ma è sempre un’impressione.
Torno all’ingresso dove trovo Lavi intenta a telefonare ad altri campeggio ormai presa completamente dallo sconforto.
Ma proprio quando ormai ci stavamo per dare a mucchio, il nostro uomo si presente per accompagnarci alla parcela, sììììììììììììììììììì finalmente.
Il posto non è male e finalmente la tensione di sciogliein un bacio liberatorio, ci siamo, siamo a Barcelona.
Montiamo le bici e via per il paese alla ricerca di alcune cosucce non certo indispensabili tipo adattatore per la corrente spazzino per il cesso (che non capisco come mai non ce l’abbiamo dato) e un po’ di spesa. Impariamo a conoscere un po’ di spagnolo, dobbiamo cercare una lampadara che in pratica sarebbe una nostra ferramente con una spiccata tendenza al materiale elettrico.
Troviamo tutto tranne lo scopino, quindi si rientra per un pranzo veloce e poi in spiaggia perché oggi ci vuole relax; spiaggia libera con poca gente, sulla sfondo il nostro miraggio di due anni ormai: Barcelona. Si staglia all’orizzonte leggermente velata dal calore del pomeriggio con i suoi pinnacoli, si riconosce la Sagrada Famiglia, ma il resto è sconosciuto. Domani sarà la nostra meta della giornata, adesso ci stiamo godendo gli ultimi raggi di sole di questa giornata intensissima, tra qualche minuto cercheremo una bettola dove strafogarci di pesce, speram al bén.

Siamo tutti un po’ dei Paolo Bitta

Oh sì, anche noi, soprattutto noi che negli ultimi 3 anni lo abbiamo deriso e sbeffeggiato con il suo camper magazine, ma in fondo, oggi, siamo nella stessa situazione.
Sabato ore 10 ritiriamo il camper: è enorme!!!
Mai disperarsi, arriviamo a casa pronti a dar battaglia, ma siamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, ritardo che accumuleremo nel corso della giornata, ma in fondo ci sta anche quello.
Lavi si prodiga nella pulizia di quello che dovrebbe essere un camper pulito e che invece risulta essere un ricettacolo di ogni ben di dio, ci si potrebbe fare un lauto pranzo a base di briciole ed acari. Le ore passano e senza nemmeno rendercene conto sono già le 16, e non abbiamo ancora caricato niente!!! Panico, mio. Lavi del resto in queste situazioni è sempre più tranquilla di me. Figuriamoci che è da stamattina che sento le immancabili fitte pre-partenza, mal di pancia, mal di testa, insomma tutto il mio repertorio di mali.
Alle 20 circa finalmente siamo vicini alla conclusione, abbiamo riguardato la check-list e corrisponde tutta, luce ed acqua sono chiusi, abbiamo innaffiato le piante, siamo pronti per partire.
Sono le 20:30 quando usciamo dal parcheggio direzione Modena Nord, un cielo plumbeo ci fa da cornice all’orizzonte, gli appennini sono neri e carichi di pioggia, almeno da qui appaiono veramente molto minacciosi; le strade sono semideserte, i timori per le code in autostrada sono subito spazzate vie, l’A1 è tutta per noi, traffico regolare fino a Parma e poi via su per la Cisa dove ci accorgiamo che ha piovuto di brutte, fuori ci saranno 18 gradi, forse meno, e dalle bocchette dell’aria ci arriva quel profumo inconfondinle di umido e sottobosco tipico dei temporali nelle zone montane.
La Liguria risulta essere piuttosto ostica, Lavi è molto stanca e fa fatica a rimanere sveglia, il traffico è veramente intenso e aver tra le mani questo coso di 6 metri e passa non è che mi tranquillizzi più di tanto, decidiamo di procedere fino a mezzanotte, tanto Ventimiglia è troppo lontana per stasera, a mezzanotte meno cinque passiamo Savona e dopo un passaggio ad un primo autogrill, veramente lozzo, ci accasiamo appena dopo Savona protetti da un schiera di camperisti che come noi hanno pensato bene di riposare qualche ora.
Ci prepariamo a questa prima notte in camper, la prima in assoluto per entrambi, e per di più per strada, i ricordi corrono alle avventure dell’anno scorso in Romania, alle notti nei distributori, la mente vaga alla ricerca di un sonno che fatica ad arrivare nonostante la stanchezza si faccia veramente sentire.

Ultimi preparativi

Abbiamo una lista lunga 1km di cose da comprare e da caricare, visto la mia cronica mania di lasciare a casa di tutto e di più, questa volta Lavi diligentemente ha compilato le 2 liste di cose (to do e to buy).

Stasera spesa d’ordinanza con acquisto di generi di prima necessità, ed ultimi acquisti tra cui i piatti!!!

Rimangono ancora da fare n lavatrici oltre che stirare il mondo, fatto questo, sabato mattina è previsto il ritiro del camper.

Abbiamo deciso di scegliarci domenica alle 5 con partenza al primo momento utile, quindi tipo verso le 6, lo so ci mettiamo un po’ a carburare mai poi abbiamo un buon passo.

1° tappa – 1104 km stando a quello che dice ViaMichelin, per un tempo di circa 10 ore, probabilmente molte di più visto che domenica mattina partirà tutto il mondo, ma dopo l’esperienza dell’anno scorso non ci spaventa più niente!
Ecco l’itinerario, classico, che ci porterà da Modena a Barcelona:

Potrebbe anche configurarsi una partenza anticipata al sabato pomeriggio, ma vedremo sul momento.

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