Siamo partiti ieri da Granada con destinazione Sevilla, 240 chilometri quasi completamente immersi in uliveti, un panorama da togliere il fiato. Colline e colline solcate da filari ordinati di ulivi, è impressionante la vastità e la quantità di queste piantagioni, perché è così che si possono chiamare.
Arriviamo nei pressi di Sivilla che sono le 11 circa, in località Dos Hermanas, un buco nel culo del mondo con un’unica peculiarità: c’è il treno, almeno questo. È assurdo che una città come Siviglia abbia solo 2 camping ma bisogna adattarsi.
Approntiamo il camper ed iniziamo la ricerca della stazione del treno visto che parlare di noleggio motorini pare una bestemmia, la tizia del camping non sa dov’è la stazione, come anche un commesso di un negozio, strano posto questo.
Giriamo un po’ in bici finchè non troviamo noi la stazione. Treno, 15 minuti per arrivare in città.
Un po’ autobus e siamo in centro, ci addentriamo subito tra i vicoli dei Barri, veramente molto suggestivi, accompagnati da un vento freddo che ci sferza continuamente il viso.
Dato che non pensavamo di venire in città siamo senza tutto, senza guida, senza macchina fotografica, come cartina l’unica che siamo riusciti a recuperare da un point per hotel è abbastanza sommaria, ma noi siamo fatti così. Vaghiamo lasciandoci trasportare dal caso tra i vicoli e le stradine bianche, soprattutto del Barri Santa Cruz vero gioiello della città.
È qui che ci abbandoniamo al nostro consueto pranzo a base di tapas, ormai nostra croce e delizia, del resto non si sa come ma finiamo sempre per arrivare nelle città che è ora di pranzo.
È pomeriggio inoltrato, quando rientriamo stanchi morti in camping, ci regaliamo una serata di lettura, Lavi intenta a leggere “Sulle punte” ed io ancora alle prese con “Il teorema del pappagallo”.
Ci addormentiamo cullati da folate di vento gelido, non sempre nemmeno estate ma un principio di autunno, sono le 7 quando veniamo svegliati dall’inizio improvviso della pioggia, forte e battente che sul camper viene amplificata dagli spessori sottili delle pareti. Vento e pioggia, in breve tempo va via la corrente elettrica e il camping si trasforma in una palude acquitrinosa.
Continuiamo a guardare dal lucernaio la palma che ci sovrasta un po’ preoccupati visto che durante tutta la notte rami secchi, non certo piccoli, sono caduti a ripetizione.
I pochi coinquilini del camping emergono fradici dalle loro tende, i più se ne vanno sotto l’acqua, alcuni rimangono, ma siamo ancora meno di ieri.
Ora comincia a rasserenarsi e il morale riprende quota, all’orizzonte un azzurro impressionante avanza.
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