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Latino Americana – Il Brasile per le strade [recensione]

Latino americana. Il Brasile per le stradeUltima notte a Rio de Janeiro: un uomo in taxi, mentre torna verso il suo albergo, intravede il Cristo Redentore. Che fare? Compiacere la moglie e visitarlo o concedersi i piaceri di una notte di sesso con un trans? Una donna non può non pensare all’amore incondizionato per il proprio figlio che non c’è più mentre è sola al volante nel caos del traffico del venerdì pomeriggio: all’improvviso vede dall’altra parte della strada un bambino come il suo maltrattato, e l’ira di madre prende il sopravvento… La violenza che si cela nella solitudine e nell’arroganza trasforma un innocente bambino nel ricettacolo sessuale di un gruppo di cercatori d’oro: è Manuelito, povero bambino che diventerà lo scemo del villaggio… Una donna appoggiata a un palo della luce guarda il fiume: lui, dietro di lei, sta aspettando un amico che tarda a venire. In mano ha una birra gelata che lentamente si consuma annebbiando la mente che divaga e si perde nelle gambe di lei… E’ domenica, giorno di riposo, ma il padre sveglia il figlio e lo sprona ad inforcare la sua bicicletta: i due arrancano in un paesaggio surreale nel quale la nebbia sbiadisce ogni contorno, una tragedia che solo il fiume sa spiegare… E’ la festa di fine anno e gli invitati, 150 tra i personaggi più in vista della nazione, si ritrovano separati tra rossi e azzurri pronti per salire sulla teleferica: quando le due cabine giunte a metà percorso si incrociano, l’ebrezza della festa si tramuta in uno tragico quanto stupido epilogo…
Sono solo alcune delle situazioni che prendono corpo in questa raccolta nella quale i “luoghi”, sono il filo che unisce le tessere di un puzzle oscuro in un unico percorso. Diciannove racconti che ci portano per mano in un ambiente diverso dai soliti luoghi ameni presentati dalle guide turistiche: siamo in Brasile. Un comune paesaggio urbano contraddistinto da situazioni tanto paradossali quanto improbabili che fa da sfondo ad un Brasile più vero fatto di vita quotidiana, di crimini, di violenza, di solitudine e di speranza. Vi sono elementi ricorrenti che sottolineano le piaghe della società moderna. In primo luogo colpisce la normalità con la quale vengono presentate le violenze a sfondo sessuale, a partire dai trans sulle vie di Rio fino alla pedofilia nelle profondità del Mato Grosso, luogo che appare così remoto da sembrare immune a certe pratiche, ma che invece conferma una volta di più come la presenza dell’uomo bianco sia una sorta di malattia endemica della nostra società. Inoltre non bisogna dimenticare un altro aspetto importante che normalmente viene alla ribalta delle cronache solo in alcune situazioni: si tratta della violenza. Una violenza più privata, più esclusiva che non di grande effetto, quella che emerge dalle pagine di questi racconti. Una violenza che in parte nasce dalla grande povertà di tante zone del paese, si pensi alle favelas delle metropoli, ma anche dalla grande corruzione delle istituzioni che certo non garantiscono la salvaguardia del singolo. Una violenza che pare quasi come una valvola di sfogo, per cui, come per ogni cura, ogni giorno è necessario prenderne un po’ per evitare guai peggiori. Questi racconti, tra loro estremamente diversi, mantengono però un comune denominatore nello stile crudo, essenziale, quasi minimalista. Ogni storia ci porta sul luogo dell’azione senza preamboli o artifici. Qui il messaggio è ridotto al minimo, è l’essenza della parola. Al termine di questo percorso di diciannove tappe si ha quella classica sensazione di amaro in bocca tipica dell’insoddisfazione. Una sensazione che nasce in parte dalla consapevolezza che la vita vissuta è tutta un’altra cosa rispetto al pacchetto vacanza presentato dal tour operator di turno, una sensazione pesante che deve spingere il lettore ad approfondire in chiave privata e più personale la conoscenza di questo immenso paese.

La bambina con i sandali bianchi [recensione]

CopertinaMalika nasce nella bidonville di Nanterre, nella regione dell’ÃŽle-de-France, da genitori algerini emigrati in Francia. Settima di nove figli, deve affrontare non solo i fratelli ma anche la madre che con lei in particolare ha fin da subito un rapporto quasi inesistente. Da qui Malika impara in fretta a rendersi invisibile per non suscitare le ire dei familiari, vivendo un’infanzia di solitudine nella quale amore e dolcezza rimangono solo parole astratte. Come se questo non bastasse, Malika sprofonda negli abissi quando, all’età di appena quattro anni, rimane vittima di un tremendo incidente.
Comincia così un’odissea costellata di sofferenza e dolore che durerà anni, anni nei quali si ritroverà a vivere la sua infanzia tra ospedali e centri di riabilitazione. Scopre però anche un nuovo mondo nel quale, oltre al dolore, c’è anche tante affetto ed amore, sentimenti che lei ritrova attraverso il personale medico che ogni giorno la segue. Quei sentimenti che sua madre non è mai stata in grado di darle…
Un libro semplice ma non per questo meno efficace.

Una lettura che scorre veloce tra le strade della bidonville di Nanterre, dove Malika ci racconta di come si vive di niente, ci racconta i suoni e gli odori di una cultura araba che sempre di più è presente tra di noi. Ma ci racconta anche dei colori degli ospedali, il bianco dei soffitti contrapposto al verde dei camici. Una storia questa che descrive il sogno di una bambina che non vuole arrendersi e porta il lettore a combattere lui stesso contro quelli che per Malika sono i suoi “mulini a vento”. Per chi ama il sentimento di rivincita, questo libro rappresenta la prova concreta che chiunque può farcela. Si può sfuggire alla povertà. Si può trovare l’amore. Si può trovare una carriera. Si può in definitiva “vincere”. Un messaggio forte e chiaro quello che lancia l’autrice: nella vita, se veramente si vuole una cosa, la si può ottenere. Sarà lungo e impegnativo il percorso da affrontare, tanti i dubbi che ogni giorno ci assaliranno, ma se terremo duro allora tutti noi potremmo farcela, ognuno con il suo obiettivo.

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