Azkaban, un posto come un altro dove vivere

Icon

 

Letture del 2009

Ecco l’elenco dei titoli che ho archiviato in questo 2009 ormai agli sgoccioli:

L’ultimo Junker [recensione]

Paul Ludwing von Hindenburg è un eroe tedesco della Prima Guerra mondiale, è il simbolo di quell’aristocrazia prussiana che da sempre fornisce ufficiali prima alla Prussia, poi all’impero tedesco. Le sue gesta vengono ricordate nel tempo grazie alle vittorie memorabili contro i russi a Tannenberg e ai Laghi Masuri. Ci viene presentata la sua dimora di Neudeck, tipico villaggio della Marca Brandeburghese. Un vecchio signore che nonostante l’estrazione nobile non disdegna qualche parola ai contadini. La sua giornata trascorre placida, quasi noiosa. Dapprima la lettura della posta seguita da una breve passeggiata. Fa seguito la gestione di alcune pratiche inerenti l’azienda agricola. Venuto il pomeriggio, una piccola siesta che prepara ai ricevimenti del pomeriggio. Ma qual è stata la carriera di von Hindenburg da quel primo trionfale giorno del 1915 nel quale il suo nome venne definitivamente accostato alla parola vittoria? Nonostante la sconfitta finale della Germania, von Hindenburg scala le gerarchie militari, ma siamo in tempo di pace e quindi il tran tran è sempre quello “ogni primavera il primo verde del Tiergarten [...]; a Pentecoste una gita a Kalmus o a Birkenreiser; il vecchio Moltke, il vecchio Kaiser”. La sua scalata verso l’alto termina con la più alta carica possibile Presidente della Repubblica di Weimar, l’ultimo Presidente, l’ultimo vero Junker…
Il quadro che Giovanni Ansaldo delinea va oltre il semplice profilo di un uomo, apre uno spiraglio su un intero periodo nel quale la figura dell’ufficiale dell’esercito si associava quasi sempre ad un titolo nobiliare, mantenendo così inalterata quella relazione di sudditanza tra la ‘carne da macello’ rappresentata dal popolino, e i figli delle buone famiglie in abito da ufficiale. Con la morte di Hindenburg, e quindi dell’ultimo Junker, sembra quasi che si dia l’addio ad un concetto di guerra ancora – forse – romantico. Nonostante la carneficina della Prima guerra mondiale, è proprio questo il profumo che si respira leggendo questo libretto. Un romanticismo spazzato via senza speranza dal secondo conflitto mondiale. La scomparsa di Hindenburg rappresenta quindi lo spartiacque tra due epoche, e azzardando un pochino, è il primo passo verso la modernità.

Gli ultimi fuochi dell’impero romano [recensione]

Anno Domini 458, Albenga, Liguria. Ascanio – appena sedicenne - lascia la famiglia per seguire lo zio Flavio Pietro, attuale primo ministro dell’Augusto Maggioriano, ed intraprendere la carriera militare col sogno di diventare un grande condottiero. Ascanio viene affidato alle sapienti mani di Eriberto, che lo inizia alle pratiche marziali, mentre nel frattempo si compiono i passi per la riconquista delle province della Gallia, della Hispania e dell’Africa. L’imperatore Maggioriano infatti sta conducendo una vasta spedizione punitiva con lo scopo di vendicare il sacco di Roma ad opera di Genserico, re dei Vandali, e liberare l’Augusta Eudoxia catturata proprio durante l’attacco. Ascanio imparerà l’arte della guerra ma non solo, anche arti più sottili quali l’intrigo e il tradimento. La vita del giovane si trasforma così da quella di un semplice ragazzino a quella di un vero e proprio avventuriero che grazie alle sue doti di fedeltà, fierezza e capacità di comando riesce sempre a catalizzare su se stesso, nel bene e nel male, le attenzioni dei potenti. Attraverso l’Europa e il Mediterraneo, fino alla capitale dell’Impero d’Oriente, Ascanio sarà testimone di eventi che cambieranno per sempre la storia. Una storia che ormai vede Roma ed il suo Impero sull’orlo dell’abisso…
Questo romanzo storico di Giulio Castelli racchiude in sé tutto quello che un appassionato di questo genere cerca: una storia avvincente, tanti tantissimi dettagli, un insieme incredibile di intrighi e tradimenti, guerre e amori. Insomma una grande opera che ci riporta ai terribili anni che segnarono la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, uno sfacelo che Castelli racconta con dovizia di particolari e con descrizioni sempre azzeccate tanto da renderlo così reale che pare di poterlo toccare con le mani. Tra i tanti spunti che questo romanzo fornisce al lettore, uno su tutti appare estremamante attuale ai giorni nostri. Si tratta della gestione della “cosa pubblica”, soffocata ormai da una burocrazia dilagante e da una corruzione al limite dell’indecenza. Maggioriano nella sua grande sapienza aveva intuito che la salvezza dell’Impero poteva venire solo da una restaurazione profonda del concetto di res publica non più al servizio della sola classe senatoriale, ma, come era stato nei tempi eroici di Roma, al servizio dei cittadini. Sentite questo passaggio del romanzo: “La burocrazia aveva ormai caratteri persecutori. Non era più una macchina al servizio dell’Impero ma un diabolico ingranaggio creatore di intralci. Invece di colpire chi si rendeva responsabile di qualche irregolarità, colpiva a caso. Il cittadino vittima di un errore, per qualche regolamento arcaico o per la distrazione di uno scrivano, non riusciva più a districarsene. Aveva la stessa possibilità di sfuggire alle pergamene di quella che si offriva al trasgressore delle leggi: corrompere un funzionario”: non sembra di essere nel 458 d.C. ma nel 2009 d.C., vero?

Dove volano gli uccelli [recensione]

Louisa Waugh nasce a Berlino ma cresce in Inghilterra a Liverpool. Nel 1993, stanca di una vita sempre uguale e priva ormai di interessi, decide di intraprendere un viaggio in estremo Oriente per dare una svolta alla sua esistenza. In preda a mille paure, Louisa lascia le comodità e le sicurezze londinesi con destinazione Cina. Terrorizzata dall’aereo, decide che il suo mezzo di trasporto sarà il treno – e quale via migliore se non la Transiberiana?! Giunta al suo capolinea – Ulaanbaatar, capitale della Mongolia – ne rimane assolutamente affascinata, ma nonostante il cuore le imponga di restare il visto la richiama al suo itinerario originale, e lascia quindi con rammarico la Mongolia per la Cina. Tre anni dopo, forte di quella seppur breve prima esperienza, Louisa ritorna ad Ulaanbaatar per appronfondire le sue curiosità sulla vita e le tradizioni dei nomadi mongoli. Giunta però a destinazione scopre che il vento della modernità sta soffiando con insistenza anche a queste latitudini: è un tripudio di luci e di colori quello che Louisa riscopre per le vie della capitale, un rinnovamento non solo nelle “cose”, ma anche nelle “persone”. Non più i tradizionali deel ad esempio, ma jeans e t-shirt importati dalla Cina. Quando ormai le delusioni sembrano l’unico ricordo che porterà a casa da questa esperienza, ecco che bussa alla sua porta una novità insperata: insegnare l’inglese in un remoto villaggio mongolo. A Louisa non sembra vero e senza perdere tempo si ritrova catapultata a Tsengel, un villaggio di pastori situato sulle montagne nell’estremo ovest della Mongolia. Inizia qui il suo vero viaggio nella realtà estremamente dura della vita di un pastore mongolo. Una vita segnata da stenti e da enormi fatiche. Una vita che non risparmia nemmeno gli attriti tra persone. Louisa infatti scoprirà non solo usi e costumi della tradizione mongola, ma anche l’eterna diatriba che serpeggia tra le tre etnie presenti a Tsengel. Da una parte i Mongoli, dall’altra i Kazaki ed in mezzo i Tuvani. Tutti apparentemente coesi ed arroccati sui pendi delle montagne, ma in fin dei conti ognuno chiuso a riccio in se stesso…
Non si può certo dire che questo sia un libro avventuroso e nemmeno che la prosa della Waugh sia all’altezza ad esempio di un Colin Thubron: quello che però è certo è che il suo grande desiderio di conoscere queste persone, di integrarsi con loro, di fare parte di questa incredibile vita risulta chiaro ed evidente come i cieli blu cobalto che descrive nel suo racconto. Una grande forza che le permetterà di affrontare difficoltà che a noi, che siamo comodamente seduti sul divano a leggere, appaiono assolutamente incredibili se non assurde. Colpiscono alcuni interessanti passaggi che per chi ama le tradizioni di popoli lontani e poco conosciuti appaiono incredibilmente affascinanti. Parlo ad esempio della transumanza, durante la quale intere famiglie trasferiscono la loro abitazione in alto, sui pascoli estivi, per foraggiare con erba fresca le proprie mandrie di yak, pecore e capre; oppure la festa del Naadam, che ogni anno rinnova l’indipendenza Mongola e che consiste, tra le altre cose, in una grande competizione in tre discipline “virili”: la lotta, il tiro con l’arco e la corsa a cavallo. Un insieme di usi e costumi raccontati “da dentro”, senza pregiudizi, con la curiosità che spinge ogni viaggiatore a conoscere l’altro.

Cosa sto leggendo

Dove siamo stati…

Time post

December 2009
M T W T F S S
« Nov   Jan »
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031