Nov 26, 2009 0
L’alito fetido delle nostre terre
Come ogni anno le stagioni si susseguono in un incessante andirivieni perno della nostra sicurezza. Tutta la nostra vita ruota intorno alle quattro stagioni. Ma vi una stagione che più di tutte ci accompagna verso la morte inesorabile, quella stagione in cui ogni giorno, ora, minuto che passa ci appare più buia, più triste, più malinconica. E’ quella stagione nella quale lo spirito di ognuno di noi è messo a dura prova.
Quando la mattina lo sguardo scruta fuori dalla finestra alla ricerca del segnale, speranzoso di cogliere anche solo una piccola, timida ombra, ma che inesorabilmente si deve accontentare di Lei. La nebbia.
Come un alito fetido di una palude morta, ogni sera sale dalle profondità della terra portando a galla quei miasmi che decenni di inquinamento hanno sepolto nelle profondità . Ogni sera il suo corpo sinuoso si muove lentamente con il suo alito aghiacciante. Ombre sfuggenti si avventurano a loro rischio e pericolo nella bruma.
Ogni minuto che passa il suo respiro si fa più forte. Ci sono giorni nei quali pare una brezza leggera a spingerla fuori dalla sua tana, in altri invece la forza con cui invade il mondo intero lascia l’uomo interdetto, privo di risposte.
La nebbia ha un suo odore, come ogni cosa su questo sporco mondo, anche Lei sa farsi sentire quando vuole.
Questa è la sua stagione. La stagione del grigio. La stagione del piatto. La stagione dell’umido. La stagione del marcio.
Niente si salva. Nessuno ne ha la possibilità . Solo il fuoco purificatore può vincere la sua forza.
E allora a voi, gente che la sera come la mattina vi aggirate per i meandri di questa terra maledetta, non spaventatevi di quell’odore di morte che a volte sentite uscendo di casa, è solo il suo alito che a volte puzza più di altre. Tirate dritto senza voltarvi mai, tenete lo sguardo fisso davanti a voi, non fatevi distrarre dalle sue fattezze. Sappiate che è il suo richiamo, il richiamo della morte.

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