Oct 27, 2009
La frontiera scomparsa [recensione]
La ricerca – prima da bambino, poi da adulto passando per l’adolescenza – delle proprie radici, della propria identità . Un viaggio itinerante che inizia con Luis bambino in compagnia del nonno, che obbligandolo ad infrangere le regole per vivere la libertà a suo modo (una libertà fatta soprattuto di poche imposizioni) formerà con il tempo un giovane comunista che, affascinato della figura carismatica del Che, ne vuole seguire le orme. Si scontrerà invece con la dura legge del carcere, con le torture e le umiliazioni più terribili. Una volta rilasciato ed in procinto di lasciare il Cile per un esilio forzato, Luis da il suo personalissimo saluto al proprio “vecchio†che con il pugno alzato lo saluta dall’esterno dell’aeroporto. Un viaggio a ritroso nel tempo ricordando con dolcezza i tempi in cui, lui e il padre, viaggiano verso il sud e verso quella fine del mondo che ha come nome Puerto Montt. Diventato ormai uomo, Luis intraprente un pellegrinaggio zaino in spalla che dal Cile lo porterà in Argentina, Bolovia, Uruguay, Ecuador. Un viaggio all’inseguimento di un unico grande obiettivo, che però appare ogni volta irrangiungibile, ovvero raggiungere Martas, in Andalusia, paese di origine della sua famiglia…
Con sullo sfondo la terribile dittatura cilena e il conseguente regine di terrore costellato di torture, sparizioni, ingiustizie, Luis Sepulveda affronta il tema del viaggio come ricerca personale e come scoperta del nuovo, e trova in questo libro una sua dimensione quasi perfetta. Infatti, da un lato racconta il viaggio interiore compiuto per dare una risposta a quesiti che assillano da sempre l’uomo: chi sono, da dove vengo, dove vado. A questo viaggio interiore si abbina il viaggio fisico che l’autore intraprende attraverso l’America latina. Un viaggio che a volte pare senza meta, sempre in bilico tra il fallimento e l’utopia di raggiungere la meta finale, come se bastasse un niente per vanificare tutti gli sforzi compiuti. È così che “il biglietto per andare da nessuna parte†diviene il passaporto per ritrovare quella grande entità che è la famiglia, unico vero baluardo contro le brutture che la società impone alla maggior parte degli individui. Un grande messaggio di amore per la propria terra, per le proprie radici.
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