Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Una nuova vita [recensione]

Una nuova vitaGenova, estate 2006, l’estate dei Mondiali. Salvatore e Fabio: due facce della stessa medaglia. Da una parte Salvatare, criminale di professione. Capo del clan che controlla il gioco delle macchinette dei  videopoker in tutta Genova. Rispettato e conosciuto come ogni buon capo deve essere. Dall’altra Fabio, ispettore della Mobile, dedito al lavoro come solo chi ama ciò che fa può essere. Stimato da colleghi e superiori, lotta ogni giorno non solo contro il crimine, ma soprattutto con il desiderio di correre a casa ed abbracciare Gabriele, il suo figlioletto. Lacerato tra il bisogno della famiglia e la responsabilità del lavoro Fabio, ingaggerà un duello a distanza con il suo alter ego Salvatore. Un dualismo farcito di sesso, violenza ed amore che in un moderno gioco di “guardie & ladri” mette l’uno di fronte all’altro. Sarà solo uno sbaglio di Fabio, o uno di Salvatore, che potrà dare una svolta definitiva, non solo alla disputa attuale, ma alla vita di entrambi…
Opera prima di Luigi Lopiano, Una nuova vita presenta la sfida che ogni giorno polizia e criminalità giocano, gli uni contro gli altri, in una partita che sembra non avere nè vinti nè vincitori. Nell’immaginario collettivo pare semplice calarsi nella vita del criminale piuttosto che del poliziotto, ma le dinamiche che emergono da questo racconto sono estremamente più complesse. Da un lato il criminale e la sua fuga. Una ricerca quasi caotica di uno spazio, quasi un limbo, dove estraniarsi da tutto e a tutti nella speranza di non essere catturato. Dall’altro il poliziotto, stretto tra le pressioni dei capi e la responsabilità verso i propri uomini si trova non solo a combattere contro il criminale, ma anche contro lo Stato, sempre più latitante (!!). Un duello questo che si rinnova ogni giorno e che ricorda gli ultimi epici scontri hollywoodiani tra Robert De Niro e Al Pacino (“Heat – La sfida” e “Sfida senza regole”), ma, più di ogni altra cosa, da questo racconto emerge la drammatica situazione delle forze dell’ordine, forse non troppo lontana dalla realtà. Obbligati il più delle volte a sacrificare la propria vita privata per un mestiere che non solo mette a rischio la loro pelle ogni giorno, ma che li obbliga a “pagare”, nel vero senso del termine,  di tasca propria per poter espletare in maniera efficace il compito a cui sono chiamati: automobile e telefono solo gli esempi più eclatanti. Una situazione al limite dell’assurdo, tanto che al lettore viene naturale chiedersi come è possibile che i criminali vengano assicurati alla giustizia se le condizioni di lavoro sono quelle presentate. Forte di uno stile privo di fronzoli, Lopiano ha la grande capacità di dar risalto ai dettagli che contano, tralasciando in maniera naturale tutto il superfluo. Ne esce una narrazione incalzante, sempre precisa, mai scontata. Un autore che, seppure alla prima esperienza letteraria, andrà seguito con attenzione.

Una nuova vita

Alla mia famiglia,
persone meravigliose
che riempono la mia vita.

No grazie non ci sto

Ieri sera c’è stato il primo incontro, e forse anche l’ultimo, della squadra di prima divisione maschile.

Dalle premesse mirabolante del mister solo un mese fa, si è passati allo spettro di unificare la prima con la seconda divisione e fare un’unica squadra, spettro che poi, per fortuna, si è dileguato per lasciare strada ad un’unica verità: o alla società stiamo sul cazzo oppure proprio non ne vogliono sapere di avere una prima ed una seconda. Non vedo altre alternative.

Comunque il succo della discussione che il nostro mitico dirigente ci ha illustrato è che noi, quelli della prima divisione maschile, abbiamo 2 problemi: il primo è che non siamo in abbastanza, il secondo è che per noi non c’è la palestra.

Vediamo nel dettaglio.

Non siamo abbastanza: ieri sera ci siamo contati e siamo forse in 9, servono almeno altri 5 giocatori se no non si arriva nemmeno a Natale quest’anno. Stando alle parole del mister, la ricerca a tappeto degli ultimi 2 mesi ha prodotto ZERO giocatori, quindi dubito che da oggi a fine agosto cambia qualcosa.

Non abbiamo la palestra: dato che questa mitica società ha da sempre privilegiato le donne, noi siamo un po’ l’ultima ruota del carro, e se la seconda ha già fissato i suoi 3 allenamenti alla settimana, a noi toccherebbe il mercoledì e il giovedì. A parte il fatto di avere due allenamenti consecutivi che non ha nessun senso sportivo, non si capisce come mai si da sempre la precedenza alla squadra minore (ehhh ma sai loro hanno il gruppo) e non alla prima squadra.

Insomma un ritornello che si ripete da 22 anni.

Detto questo, credo proprio che appenderò definitivamente le scarpette al chiodo e mi concentrerò su altre cose dato che le idee non mancano.

Spiace per i ragazzi con i quali in questi 2 anni mi sono trovato molto bene, ma a queste condizioni proprio non si può andare avanti.

Adios.

L’eclissi solare più lunga del secolo

6 minuti e 39 secondi è durata l’eclissi più lunga del 21esimo secolo. Gli stati interessati sono stati il Nepal, Bangladesh, Bhutan, Myanmar e China.

Qui è possibile visionare una galleria di 33 immagini riguardanti proprio l’eclissi, non solo ovviamente il sole, ma anche scene della vita quotidiana “all’ombra” di questo evento.

Il festival di San Firmino 2009

Un’interessante galleria di immagini dell’ultima edizione del festival di San Firmino.

Il ladro di sogni [recensione]

Il ladro di sogniPatrick Rush, vedovo e padre di un bambino di otto anni, è un giornalista del National Star, quotidiano di spicco di Toronto, in lenta ma inesorabile discesa professionale. Infatti, da recensore di libri qual era, si ritrova tele-dipendente, costretto a sorbirsi ore ed ore di tv spazzatura come recensore di serial-tv. Da sempre però coltiva il sogno di scrivere libri e diventare quindi parte integrante di quel mondo di autori che ogni giorno lo circondano sugli scaffali delle biblioteche e delle librerie, quasi chiamandolo per nome. Decide quindi di dare una sterzata alla sua vita quando, una sera di ritorno dall’ufficio, trova un volantino che pubblicizza uno dei tanti laboratori di scrittura che saltuariamente prendono vita in città: il Circolo Kensington. Di tutti i partecipanti al circolo, Patrick pare essere l’unico che non ha una storia da raccontare: è il classico uomo inutile che vive una vita piatta, quasi programmata fin nel minimo dettaglio, il cui unico scopo è quello di crescere il proprio figlio nel migliore dei modi. Nonostante l’inutilità del laboratorio, Patrick continua assiduo a frequentare gli incontri affascinato dalla storia raccontata da uno dei partecipanti in particolare: Angela. Sono proprio le similitudini tra la storia di Angela e la scia di morti che ultimamente un killer sconosciuto sta lasciando dietro di sè per le strade di Toronto che faranno precipitare Patrick in un tunnel sempre più stretto che lo vedrà in prima persona rischiare non solo la sua vita ma anche quella del suo unico figlio…
Breve, intenso e spaventoso: ecco tre aggettivi che descrivono pienamente questo romanzo. Un thriller che fa delle sue pagine un’arma a doppio taglio. Da un lato costringe il lettore a non mollare mai la lettura in una spirale di tensione sempre crescente, dall’altro insinua dentro di lui quelle paure ataviche che ogni giorno viviamo nelle nostre città. La grande, grandissima forza di questo libro è infatti proprio quella di far leva sulla paura, sentimento che, sopratutto chi vive nelle grandi aree metropolitane avrà provato almeno una volta. Una paura che si manifesta nella peggiore delle forme, ovvero l’ombra. Quella sensazione di essere spiati, seguiti, controllati. Sentirsi sempre non al sicuro anche all’interno della propria abitazione. Uno stato d’animo che sfocia in gesti quasi maniacali: controllare porte e finestre, girare l’angolo della strada per guardarsi indietro, sempre e comunque con quella strana e brutta sensazione di avere qualcuno alle spalle. Il ladro dei sogni è il quarto romanzo di Andrew Pyper. Ha riscosso fin da subito un grandissimo successo in Canada per poi essere pubblicato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Tra gli altri è stato anche tradotto in olandese, spagnolo, tedesco, italiano, portoghese e giapponese.

Google’s Microsoft Moment

Alcune interessanti considerazioni sulle ultime evoluzioni di Google.

Gli abissi del pensionato

Nelle ultime due settimane, complici alcuni problemi alla macchina aziendale, abbiamo per così dire effettuato un car-sharing anche se siamo solo in 2. Inutile sottolineare la scomodità della cosa, visti orari diversi e luoghi di lavoro assai lontani tra loro. Ma non voglio soffermarmi su questo, quanto sull’occasione che abbiamo avuto di fare diverse colazioni al bar, provando anche situazioni nuove quali ad esempio il bar di San Vito.

Un bar prettamente “rosso”, un po’ per l’evidente appartenenza ai circoli Arci, un po’ per vocazione visto il territorio. Insomma uno di quei bar che andrebbe frequentato con assiduità per poter godere delle perle che solo questi luoghi sanno regalare.

Un paio di mattine fa arriviamo al bar che mancano pochi minuti alle 8, la mattinata non è assolutamente calda visto la piovuta della sera prima, però noto subito, e con piacere, che la zona antistante al bar normalmente attrezzata con tavolini e sedie è già gremita. Ci sono ovviamente avventori che consumano la loro colazione, c’è chi legge il giornale e c’è chi gioca a carte.

Gioca a carte???

Sì, avete capito bene, si gioca a carte e rigorolamente solo a briscola, fortunatamente i bestemmioni di rito sono sospesi vista l’ora e la temperatura accettabile, ma rimango comunque basito di come il dolce far niente di un pensionato medio della provincia di Modena, possa sfociare in queste manie “letali” già di primissima mattina. Infatti bisogna considerare che almeno uno dei tavoli è gremito fino a sera in un andirivieni di coppie che si sfidano, forse, e dico forse perchè non ne sono proprio sicuro, solo durante la pausa pranzo c’è un attimo di relax e le carte, povere loro, possono riposare per qualche minuto.

Anche queste sono storie da bar, di quei bar di provincia che mantengono ancora il succo della nostra gente, bar che sanno regalare momenti indimenticabili sempre però rigorosamente farciti di bestemmie e lambrusco che, al lato pratico, sono il carburante per ogni buon pensionato che si voglia far rispettare in ambienti come questi.

Sapori assassini a Bombay [recensione]

Acquista questo libroUna giovane scrittrice in erba, nipote di Lalli – ex poliziotta della Squadra omicidi ormai in pensione – ha da poco perso tutto quello che possedeva: il lavoro all’università, il fidanzato e soprattutto tutti i suoi libri. Ed è proprio la zia Lalli a diventare in breve tempo la sua ancora di salvezza, non solo per una carriera di scrittrice ormai quasi del tutto sfumata, ma anche per ridare un ordine e un senso alla sua vita privata. È durante questo periodo di ricerca, che Hilla, amica intima della zia e fresca vedova, invita entrambe per un weekend lungo in occasione dell’inaugurazione della sua nuova casa, eredità del defunto marito: Villa Ardeshir, un concentrato di stravaganze architettoniche. Con loro grande sorpresa, scopriranno che non sono sole, ma in compagnia di un’elite di personaggi di primordine della Bombay che conta. Un critico gastronomico, un genio solitario, un ballerino sensuale, una modella mozzafiato, un cuoco innovativo, una donna che da vittima è diventata opportunista, una ragazzina esuberante vogliosa di crescere in fretta, una femme fatale, e ovviamente l’investigatrice, la padrona di casa e la narratrice. Ed è proprio al culmine del weekend, quanto tutti gli ospiti attendono trepidanti il sontuoso banchetto, che si ritrovano nei piatti come unica portato il delitto…
Non a torto definita l’Agatha Christie indiana, Kalpana Swaminathan costruisce un noir lussuoso sulla falsariga di Dieci piccoli indiani, il libro giallo più venduto in assoluto al mondo (110 milioni di copie). Quello che prende vita a Villa Ardeshir è il classico delitto della camera chiusa, ovvero quella particolare situazione nella quale il delitto è compiuto in situazioni apparentemente impossibili, come ad esempio in una stanza chiusa dall’interno. Un’indagine incalzante, mai noiosa, che mette in luce i complessi profili dei sospettati, ma non solo: una nuova eroina dell’investigazione nasce dalle pagine di questo libro: Miss Lalli. Un concentrato di irriverenza e saggezza alla Mrs. Fletcher, un’investigatrice che saprà stupirci anche in futuro (già è uscito infatti un sequel, presto pubblicato anche in Italia). Per chi ama i gialli classici, questo romanzo abbina agli elementi tipici dell’investigazione l’innovativo ambiente nel quale prendono vita gli eventi. Sono infatti le note di colore della cultura indiana unite ai profumi e sapori della cucina – che piacevole innovazione – le vere protagoniste.

Il ladro di sogni

Per Heidi

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