Mar 2, 2009
La fine dell’Eternità
Primo libro letto di Asimov e devo dire che nonostante i dubbi iniziali si è rivelato estremamente interessante.
La prima cosa che ho notato è come tanti libri di quel periodo (’40 e ’50) riletti oggi ci danno lo spunto per discutere di come si immaginava il mondo 60, 70 anni fa e come invece ce lo ritroviamo oggi sotto i nostri piedi. Diversità e uguaglianze che rendono gli scrittori, Asimov sicuramente uno di questi, quasi dei veggenti o visionari a seconda dei casi.
Un libro che a mio parere ha essenzialmente 2 concetti molto importanti.
Il primo riguarda il rapporto uomo-macchina e l’illusione dell’uomo, anzi no, di alcuni uomini, di descrivere, decidere, raccontare, manipolare, ecc. la vita dell’uomo e le sue complessità attraverso le macchine. Sempre di più lo scenario di macchine onnipresenti si fa larga nelle visioni future ed ogni volta questo connubio risulta se non nocivo almeno penalizzante per l’uomo.
Il secondo invece riguarda i concetti molto importanti di evoluzione e libero arbitrio. Concetti che vengono toccati marginalmente a livello di analisi ma che sono presenti fin dalla prima pagina. Molto importante il passaggio finale di Noys che spiega, se ma ce ne fosse stato bisogno, come l’appiattimento della Realtà nei suoi estremi (positivi e negativi) alla lunga abbia portato l’umanità a vivere non solo in pace, ma completamente apatica tanto che lo scenario finale è proprio l’estinzione. Questo concetto credo sia strettamente relazionato a quello di libero arbitrio che, anche se mai esplicitamente nominato, è costantemente presente negli interventi di Mutamento. Se è vero che la nuova Realtà rimane comunque scelta tra una delle probabilità concesse dal fato, è altresì vero che non sono le persone direttamente interessate a compiere la scelta in quanto questa risulta essere sempre e comunque l’unica via.
Il risultato di tutto questo è chiaramente una specie di schiavitù dorata nella quale miliardi di individui credono di vivere liberamente la loro vita, ma invece seguono un percorso che risulta nel lungo periodo l’unico possibile.
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