Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Tempura questa sconosciuta

Sabato sera, complice il nostro sesto anniversario, abbiamo deciso di saltare il solito menù tradizionale a base di unti e fritti e ci siamo buttati sul giapponese, per noi seconda esperienza.

Al di la del locale forse non proprio adatto visti gli enormi spazi e le luci forse non proprio perfette, il cibo in compenso è stato assolutamente delizioso.

Ed è proprio il cibo che in questa occasione risulta veramente la chiave

Infatti tra le tante cose che abbiamo ordinato, figurava un piatto di Tempura che, per chi non lo sapesse, è un piatto a base di verdura e pesce che una volta impastellati vengono fritti. Non voglio nemmeno dire quanto era buono questo piatto, una cosa veramente incredibile. Ma la cosa veramente buffa è che proprio nel momento in cui il cameriere ci serviva il piatto, ci sentiamo rivolgere la parola da un nostro vicino di tavolo che ci chiede: “Scusate, quel piatto che avete appena preso, come si chiama? Temperatura? Perchè ci ispira molto.

Non vi dico le risate che ci siamo fatti, non che noi non facciamo mai figure di merda, ma per una volta che sono gli altri a farle, beh non vedo perchè non se debba godere :)

La fine dell’Eternità

Primo libro letto di Asimov e devo dire che nonostante i dubbi iniziali si è rivelato estremamente interessante.
La prima cosa che ho notato è come tanti libri di quel periodo (’40 e ’50) riletti oggi ci danno lo spunto per discutere di come si immaginava il mondo 60, 70 anni fa e come invece ce lo ritroviamo oggi sotto i nostri piedi. Diversità e uguaglianze che rendono gli scrittori, Asimov sicuramente uno di questi, quasi dei veggenti o visionari a seconda dei casi.
Un libro che a mio parere ha essenzialmente 2 concetti molto importanti.
Il primo riguarda il rapporto uomo-macchina e l’illusione dell’uomo, anzi no, di alcuni uomini, di descrivere, decidere, raccontare, manipolare, ecc. la vita dell’uomo e le sue complessità attraverso le macchine. Sempre di più lo scenario di macchine onnipresenti si fa larga nelle visioni future ed ogni volta questo connubio risulta se non nocivo almeno penalizzante per l’uomo.
Il secondo invece riguarda i concetti molto importanti di evoluzione e libero arbitrio. Concetti che vengono toccati marginalmente a livello di analisi ma che sono presenti fin dalla prima pagina. Molto importante il passaggio finale di Noys che spiega, se ma ce ne fosse stato bisogno, come l’appiattimento della Realtà nei suoi estremi (positivi e negativi) alla lunga abbia portato l’umanità a vivere non solo in pace, ma completamente apatica tanto che lo scenario finale è proprio l’estinzione. Questo concetto credo sia strettamente relazionato a quello di libero arbitrio che, anche se mai esplicitamente nominato, è costantemente presente negli interventi di Mutamento. Se è vero che la nuova Realtà rimane comunque scelta tra una delle probabilità concesse dal fato, è altresì vero che non sono le persone direttamente interessate a compiere la scelta in quanto questa risulta essere sempre e comunque l’unica via.
Il risultato di tutto questo è chiaramente una specie di schiavitù dorata nella quale miliardi di individui credono di vivere liberamente la loro vita, ma invece seguono un percorso che risulta nel lungo periodo l’unico possibile.

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La fine dell’Eternità: spot

Con la scomparsa del cronoscafo, pensò, mentre Noys scivolava lentamente tra le sue braccia, giungeva le fine, la completa, definitiva fine dell’Eternità.
…e il principio dell’Infinito.

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