Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Letture del 2008

Ecco l’elenco dei titoli che ho archiviato in questo 2008 ormai agli sgoccioli:

Tanto di cappello

A casa custodisco religiosamente una copia originale del dvd War Photographer di James Natchwey, un documentario che non solo mi ha dato la possibilità di vedere come si muove un professionista sul campo, ma anche e sopratutto ha creato in me un senso di grandi rispetto ed ammirazione per Natchwey ed il suo approccio alla fotografia.

Ora, in uno dei tanti siti che seguo, ho trovato una serie di filmati disponibili su youtube che mostrano l’attività di 2 fotografi sul campo, non sono sicuramente all’altezza del dvd menzionato prima, ma vale comunque la pena guardarli.

In Harms Way – War Photographers Zoriah and Alissa
Zoriah Miller
Alissa Everett

Dove è finito HP?

In questi giorni mi sono accorto di ripensare con insistenza alla saga HP e ho realizzato che oggi, a quasi 1 anno di distanza dall’uscita dell’ultimo capitolo, HP non mi manca poi così tanto.

Ho pensato parecchio a questa cosa perchè per anni ho vissuto nell’attesa e nell’incertezza di quello che sarebbe successo, oggi che ormai tutto o quasi è stato scritto e che è conclamata la fine di questa storia così come la conosciamo, c’è quasi una sorta di distacco preventivo, un allontanamento graduale non per disinteresse, ma forse più per preservare ricordi bellissimi e sensazioni uniche, forse per evitare di soffrire per la mancanza non solo dei personaggi ma di tutto l’ambiente.

Insomma nella mia vita di lettore poche, anzi pochissime letture mi hanno coinvolto così tanto e per un periodo così lungo, ritengo quindi sia inevitabile questa sorta di smarrimento, peccato davvero che si sia messa fine a questa favola.

De profundis

Oggi ahimè è un altro triste giorno, infatti inizierà nella giornata odierna la nuova produzione di cancri ed affiniti prodotti dall’inceneritore di Modena che inaugura la quarta linea portanto a 240 tonnellate l’anno la capacità di…… esatto di cosa mi chiedo io.

Inutile sperare in una visione procittadini dei politici ergo ci tocca prenderlo direttamente nel culo sperando di sopravvire a tutto questo schifo che si chiama inquinamento.

Così tanto per fare un po’ di scuola, posto la mappa dell’inquinamento mondiale datata ottobre 2004, quindi ad oggi l’inquinamento non può che essere inesorabilmente aumentato.

Meditate gente, meditate.

Fame

Ieri sera complice l’acquisto dei regali per i datori di lavoro di Lavi eravamo al Big Emily.

Poca gente, casse inesorabilmente vuote, insomma, per certi versi, un ambiente vivibile considerato il periodo e l’ora della giornata.

Fatti gli acquisti, e considerato che il frigo al momento è vuoto, decidiamo di pasteggiare al mac. Facciamo la nostra ordinazione, ci mettiamo a sedere e in tranquillità ci mangiamo il nostro hamburger tra urla di bimbi che giocano e canzoncine di Natale.

Dopo qualche minuto si siede al tavolo a fianco al nostro un’allegra famigliola: padre, madre e 2 figli. Il primo, il più piccolo, sembra uno scricciolo che ha anche paura di respirare, il secondo invece un tornado. Un po’ come i nostri 2 gatti pensiamo subito.

Ma al di la di queste considerazioni, l’aspetto veramente impressionante è che nel momento in cui il padre comincia a mangiare, invece che aprire il famosissimo cartone contenente l’hamburger e impugnarlo saldamente nelle mani, questo si prende il cartone e mangia direttamente da li!

Io ho preso veramente paura, perchè in un primo momento credevo mangiasse anche la carta, poi guardando meglio il cartone lo usamo a mo’ di tovaglialo, una scena raccapricciante. Mi sono chiesto il perchè, ma non riesco a trovare una risposta plausibile. Insomma, sarà ben più comodo prendere in mano il panino e non la sua scatola per mangiare, inoltre non è che ci si sporchi meno, perchè se non si vuole mangiare del cartone sto benedetto hamburger dovrà pur mettere la testa fuori…

Ingegnarsi

Già da qualche giorno sono finite le palette per mescolare il caffè e quindi è arrivato il momento di ingegnarsi e far uscire quel piccolo ingegnere che c’è in ognuno di noi.

Il tutto si manifesta nella scelta di con che cosa mescolare il caffè, ovviamente per chi come me lo zucchera.

Io al momento ho optato per gli stuzzicadenti, non sono proprio comodissimi, però devo dire che fanno la loro sporca figura.

E’ tempo di Natale

Come lessi tempo fa su un muro di una casa di Verona, “il Natale quando arriva arriva”.

Ed eccoci quindi qui, anche in questo 2008, alle porte del Natale. Quest’anno, anche per rifarci delle defezioni degli ultimi 2 Natali, abbiamo deciso di non perderci i mercatini, ma questa volta invece che andare ai soliti di Bolzano e Merano andremo ad Innsbruck.

Una bella sfacchinata da fare in giornata, ma ahimè le finanze non permettono pernottamenti fuori casa e quindi andiamo con la classica via di mezzo, ovvero la gita in macchina.

Cartina Modena-Innsbruck

Cartina Modena-Innsbruck

In fondo sulla carta sono “solo” 3 ore e mezzo di autostrada e considerando che i mercatini aprono alle 11 del mattino la cosa si può tranquillamente fare.

Christkindlmarkt Innsbruck

Pian pianino

Sì, pian pianino tutte le tessere vanno al loro posto.

Sabato scorso dopo una mattina dedicata essenzialmente al riposo ed alle pulizie di casa è toccato finalmente alla libreria. Ormai dopo oltre 2 mesi nella casa nuova l’assenza di libri cominciava a pesare e così siamo passati finalmente all’azione.

Inutile soffermarsi sulla fatica disumana del portare su i libri da garage, nonostante l’aiuto del carriolo è stata un’impresa ardua, il risultato però è di tutto rispetto.

Ecco la libreria prima e dopo

Ecco la libreria prima e dopo

Mentre di seaguito la foto della libreria dedicata alla cucina.

Libreria cucina

Libreria cucina

La schiava bambina, di Bah Diaryatou

Ecco uno di quei libri che se non tutti almeno in tanti dovrebbero leggere, donne e uomini nessuno escluso.

Una storia, vera, di una delle tantissime donne che ancora oggi, come ieri e probabilmente come domani, vengono cresciute e mantenute doverosamente nell’ignoranza con l’unico scopo, assai ben raggiunto, di annullarle, schiavizzarle, abusarne e chi più ne ha più ne metta.

Un libro questo, denso di emozioni negative che, per chi non ne è immune, fanno male. Fanno male dentro, perchè all’ingiustizia non c’è giustificazione, e quando l’ingiustizia si trasforma in schiavitù allora abbiamo veramente raggiunto il fondo.

Ovviamente se ho letto questo libro è perchè la storia, questa storia, ha un finale diverso dalla solita morte silenziosa tra 4 mura di una casa-prigione, è una fine-inizio che lascia una speranza, che lascia intravedere quel lumicino che ognuno di noi vuole poter vedere la in fondo nel buio, quel lumicino che ci da una speranza anche se misera, anche se impercettibile, ma è pur sempre una speranza, ed è con questa speranza che si deve vivere, perchè c’è sempre un’uscita anche quando tutto è nero.

È l’ottobre del 2003. In un monolocale di quindici metri quadri, in un sobborgo alle porte di Parigi, una ragazza infreddolita fissa assente un piccolo televisore. Sullo schermo scorrono le immagini, ma lei non le vede, i suoi occhi sono vuoti, il suo cuore batte ma non sente più nulla. Persino i lividi non le fanno più male. Passano i giorni. Nella dispensa c’è solo pane e latte. E quello che resta di cento euro che – così ha detto partendo il marito della donna – devono durare due mesi. D’un tratto, la ragazza sente una voce. È una voce che potrebbe essere la sua, e racconta la sua stessa vita. Sposata dai genitori a 14 anni a un uomo di trent’anni più vecchio di lei, deportata in Europa dall’Africa per essere stuprata, picchiata e umiliata, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, in un incubo senza fine. Ma la voce di donna che viene dalla televisione racconta anche qualcosa di inimmaginabile: da una vita così si può fuggire. Si può chiedere aiuto, si può scappare. La giovane donna ora sa cosa deve fare. Deve alzarsi, uscire, parlare, piangere, spiegare. E ricominciare a vivere. Solo così potrà ricordare chi è, ritornare al suo villaggio in Guinea, chiudere gli occhi e rivivere i giorni felici con la nonna, che l’ha cresciuta come una vera madre, anche se non ha saputo evitare che le venisse inflitta l’usanza spietata dell’infibulazione. Solo così potrà cercare di curare quelle ferite che urlano tutto il suo dolore.

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