Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Il bar delle grandi speranze, di J.R. Moehringer

Grandioso.

Un libro pieno di passione, pieno di amore, pieno di sentimenti, questo è “Il bar delle grandi speranze”. E se il titolo non rende appieno la traduzione dall’originale il lettore verrà comunque avvolto completamente dall’abientazione di questa autobiografia.

Sono quasi 40 anni quelli racchiusi in queste pagine, anni ormai che lasciano ricordi sbiaditi di un sogno, quello americano, che ormai, ahimè, non c’è più. Anni di “grandi speranze”, anni di estremo ottimismo in quello che era l’America del sogno. Le diversità, inevitabili, tra persone, venivano limate fino quasi a scomparire nell’invisibilità davanti ad un bancone di un bar, davanti ad un bicchiere di alcool. Ed era, e forse lo è ancora, quella tavola liscia che metteva tutti sullo stesso piano, l’ancora di salvataggio in una società impietosa che garantiva la sopravvivenza di chi ormai sentiva l’acqua sfiorare la propria gola.

Un libro questo che ripercorre con gli occhi di un bambino prima e di un ragazzo poi, le paure, le speranze, gli amori e gli odi di tutti noi. Sullo sfondo la città delle città: New York, i suoi palazzi, la sua gente, la sua vita. Un libro che ha la capacità di avvolgerti e coinvolgerti così a fondo da cataputalti a fianco del protagonista/scrittore, un’onda di emozioni che raramente ho avuto la gioia e la possibilità di provare attraverso semplici pagine scritte.

Evitare le buche più dure, di Paolo Paci

Un libro sorprendente.

Paci si conferma come uno dei miei scrittori preferiti. Grande capacità di raccontare e di coinvolgere il lettore, grandissimo senso dell’humor. Era un bel po’ di tempo che non leggevo un libro in grado di farmi ridere e sorridere.

Un’analisi quasi dissacrante dell’ambiente viaggi e turismo, Paci svela alcuni dei retroscena forse meno conosciuti del suo mestiere di giornalista di viaggio, ovvero nella stragrande maggioranza dei casi gli articoli sono confezionati mesi prima ed è solo grazie all’immaginazione del giornalista se un posto viene valorizzato al punto giusto. Quindi tutti i viaggi, io per primo, che ci facciamo sfogliando una rivista del settore ammirando le immagini e facendoci incantare dai testi poetici altro non sono che “finzione letteraria”. Io la reputo così perchè scrivere di un posto in una determinata stagione dell’anno senza averla mai vista quella stagione, non si può che parlare di finzione. E non importa se le immagini correlate sono poi effettivamente inserite nel contesto giusto, è semplicemente la cornice di un finto quadro.

Insomma un libro che permette di dare uno sguado a quel mondo del turismo in senso lato da una prospettiva che per noi “consumatori” il più delle volte ci è preclusa. Un libro da leggere in scioltezza godendosi le chicce ironiche di Paci, vero maestro in questo senso.

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