Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Italia Vs Portorico (3-2)

E’ difficile esprimere a parole un’emozione, figurarsi quando si tratta di anni di emozioni consumate all’interno di un edificio. Un edificio che di per se non rappresenta niente ma che quando pieno catalizza tutti i pensieri e le passioni di uno sportivo: il palazzetto dello sport.

E così ieri sera, complice un’iniziativa lodevole del CSI di Modena, abbiamo potuto assistere alla seconda gara della nazionale di pallavolo contro il Portorico. Dire che è stata una brutta partita è un eufemismo, a memoria d’uomo non ricordo una partita così indecente, a tratti inguardabile. Per la cronaca l’Italia ha vinto 3-2 (24-26, 24-15, 25-21, 22-25, 16-14) al tie-break ma al di la del risultato mi ha fatto piacere ritornare dopo tanti anni a vedere una partita dal vivo e ancora di più vista la presenza di Lavi al mio fianco.

Sembra quasi inutile da sottolineare, ma a me questa pallavolo non piace. Nonostante abbia ripreso a giocare l’anno scorso dopo ormai 10 anni di inattività, sono onesto, i regolamenti attuali proprio non mi piacciono. Forse i più non ricordano i tempi del cambio palla, ma io personalmente non li dimentico e anzi ritengo che la perdita di questo concetto abbia impoverito tutta la pallavolo, trasformandola profondamente. Oggi si crede che ci sia più spettacolo di ieri, io ne dubito fortemente. Se poi lo “spettacolo” deve essere al servizio della televisione allora credo che le cose non vadano proprio nel verso giusto. Ma info queste sono solo idee di un nostalgico di un tempo che ormai è storia, il futuro è un altro e nel frattempo che il futuro arrivi, mi preparo alla seconda puntata della telenovelas formiginese in onda lunedì prossimo alle ore 22.

Sta arrivando anche da noi!

El Juego del Ángel

Incipit:

“Aquella tarde, escondido bajo la ropa para que no lo viese mi padre, me llevé a mi nuevo amigo a casa. Aquél fue un otoño de lluvias y días de plomo durante el que leí Grandes esperanzas
unas nueve veces seguidas, en parte porque no tenía otro a mano que leer y en parte porque no pensaba que pudiese existir otro mejor, y empezaba a sospechar que don Carlos lo había escrito sólo para mí. Pronto tuve el firme convencimiento de que no quería otra cosa en la vida que aprender a hacer lo que
hacía aquel tal señor Dickens.”

Carlos Ruiz Zafón

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