Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Le puttanate hanno avuto la meglio

Ieri sera quando il buon vecchio Cetta ha esordito dicendo: “Me ne vado” sono rimasto piuttosto sorpreso, deluso, rattristato… non so bene cos’altro.

Tutto mi sarei aspettato ma non questo. Questa separazione consensuale è il risultato del poco divertimento nella pratica dello sport di quest’anno. Ma stiamo scherzando?
Ovviamente questa decisione maturata tra lo staff e la società non è sindacabile e quindi risulta operativa a tutti gli effetti; questo comporta come primo problema quello di reperire un nuovo allenatore.

Ieri sera mentre sentito parlare i più dentro di me pensavo: ma se viene un nuovo allenatore i problemi saranno gli stessi, perchè da che mondo e mondo un allenatore quello che prima di ogni altra cosa chiede ai propri giocatori è serietà, puntualità e presenza; 3 aspetti che mediamente non si possono e non si devono mettere in discussione. Ovviamente non è così, per lo meno in questa squadra. Se da una parte la dirigenza ha fatto un discorso condivisibile ed apprezzabile nei termini, dall’altra sono emerse proposte da parte di alcuni assolutamente fantascientifiche, proposte che proprio perchè hanno nel loro significato intrinseco quello del “ma sì dai, facciamo un po’ come viene” partono già col piede sbagliato.

A tutto questo si aggiunge l’ipotesi neanche troppo lontana, di un allenatore giovane proviente dall’interno della società e in ottimo rapporti con alcuni del gruppo. Niente di male, se non che un’eventuale scelta in questo senso creerebbe una situazione di “implicita accettazione” del concetto espresso prima.

Tutto questo per dire che la situazione è tutto tranne che chiara. Ora la palla è in mano alla società che cercherà in tempi rapidi, spero, di concludere la faccenda allenatore. Io personalmente spero vivamente che la nuova figura sia un esterno, una persona esigente e al tempo stesso elastica, capace di imporre la proprio linea dopo di che come sempre accade in questi frangenti “chi mi ama mi segua” e sarà allora che si vedrà chi veramente ha intenzione di continuare in una certa maniera e chi invece preferisce continuare alla zaclona.

Cornell Capa Is Dead at 90

Cornell Capa
Venerdì scorso, 23 maggio, se ne è andato Cornell Capa, frattello del più famoso Robert.

Portfolio su Magnum
International Center of Photography
New York Times

Problemi di spazio?

Se avete problemi di spazio per stipare i vostri libri, nessun dramma, in questo sito vengono mostrate 20 soluzioni innovative per disporre i propri libri in maniera ordinata e creativa.

Certo non tutte risultano proprio comode, ma alcune soluzioni veramente ingegnose, vedi quella delle scale risultano a mio parere efficaci. Inoltre non ci sono solo soluzioni logistiche, ma anche idee simpatiche come quella di disporre i libri secondo la logica del colore. Il risultato infatti è di assoluto effetto scenico.

Insomma, se volete dare una sterzata creativa alla vostra libreria non avete che l’imbarazzo della scelta.

Italia Vs Portorico (3-2)

E’ difficile esprimere a parole un’emozione, figurarsi quando si tratta di anni di emozioni consumate all’interno di un edificio. Un edificio che di per se non rappresenta niente ma che quando pieno catalizza tutti i pensieri e le passioni di uno sportivo: il palazzetto dello sport.

E così ieri sera, complice un’iniziativa lodevole del CSI di Modena, abbiamo potuto assistere alla seconda gara della nazionale di pallavolo contro il Portorico. Dire che è stata una brutta partita è un eufemismo, a memoria d’uomo non ricordo una partita così indecente, a tratti inguardabile. Per la cronaca l’Italia ha vinto 3-2 (24-26, 24-15, 25-21, 22-25, 16-14) al tie-break ma al di la del risultato mi ha fatto piacere ritornare dopo tanti anni a vedere una partita dal vivo e ancora di più vista la presenza di Lavi al mio fianco.

Sembra quasi inutile da sottolineare, ma a me questa pallavolo non piace. Nonostante abbia ripreso a giocare l’anno scorso dopo ormai 10 anni di inattività, sono onesto, i regolamenti attuali proprio non mi piacciono. Forse i più non ricordano i tempi del cambio palla, ma io personalmente non li dimentico e anzi ritengo che la perdita di questo concetto abbia impoverito tutta la pallavolo, trasformandola profondamente. Oggi si crede che ci sia più spettacolo di ieri, io ne dubito fortemente. Se poi lo “spettacolo” deve essere al servizio della televisione allora credo che le cose non vadano proprio nel verso giusto. Ma info queste sono solo idee di un nostalgico di un tempo che ormai è storia, il futuro è un altro e nel frattempo che il futuro arrivi, mi preparo alla seconda puntata della telenovelas formiginese in onda lunedì prossimo alle ore 22.

Sta arrivando anche da noi!

El Juego del Ángel

Incipit:

“Aquella tarde, escondido bajo la ropa para que no lo viese mi padre, me llevé a mi nuevo amigo a casa. Aquél fue un otoño de lluvias y días de plomo durante el que leí Grandes esperanzas
unas nueve veces seguidas, en parte porque no tenía otro a mano que leer y en parte porque no pensaba que pudiese existir otro mejor, y empezaba a sospechar que don Carlos lo había escrito sólo para mí. Pronto tuve el firme convencimiento de que no quería otra cosa en la vida que aprender a hacer lo que
hacía aquel tal señor Dickens.”

Carlos Ruiz Zafón

Puttanate!

Una serata buia e tempestosa, quella di ieri sera, ha fatto da cornice alla riunione di fine anno della squadra di prima divisione maschile di volley. Una riunione tanto importante quanto indispensabile per tirare un po’ le somme di quest’anno. Un incontro che da subito ha messo in evidenza come i malumori serpeggiassero ormai da mesi, malumori che vedono grosso modo 2 fazioni.

Da una parte i nuovi arrivati che abituati ad un certo tipo di impegno si sono ritrovati in una situazione poco chiara e penalizzante da novembre in poi, momento in cui le assenze da sporadiche sono diventate croniche. Dall’altra il gruppo storico che vede tutti i mali in un cambio di approccio all’allenamento ed alla partita, condiviso dalla società ma evidentemente non dai giocatori.

Detto questo ieri sera ognuno di noi ha espresso le sue idee ed i suoi pensieri su quello che è stato. Molte cose dette sono assolutamente condivisibili a partire da chi prima della pallavolo ad esempio mette la messa piuttosto che la figa o gli amici o lo studio o il lavoro o il divano o…… insomma come sempre, sopratutto in questa società, non è molto chiaro che un campionato di prima divisione richiede un minimo di impegno; impegno che si deve manifestare innanzitutto nella presenza agli allenamenti dato che da che mondo e mondo chi non si allena mediamente è portato a non giocare.

Ma ecco uno dei punti calienti di ieri sera. Alcuni sostengono che non importa allenarsi, ci sono alcuni elementi che vista la loro tecnica è giusto che giochino sempre onde evitare le sconfitte.

Di fronte ad affermazioni del genere io rimango sempre basito. Faccio sport da quando avevo 5 anni, pallavolo da quando ne avevo 12 e credo di aver visto tante cose, ma di una in particolare ho imparato negli anni l’importanta: chi non si allena non gioca. Questa è una regola non scritta dello sport, una regola che porta ad allenarsi e migliorarsi, una regola che per come la vedo io porta rispetto tra i giocatori.

Infatti nel corso di quest’anno parecchie, ma veramente parecchie volte, il sestetto titolare non ha assolutamente rispecchiato le presenze in palesta, questo ha creato fin da subito malumori, sopratutto nei nuovi innesti, che venendo da un sistema “meritocratico” si sono guardati in faccia e si sono detti: “Embeh, come funziona qui?”

Te lo spiego io, qui funziona che i giocatori sono abituati a fare così, ci si allena quando se ne ha voglia, ma non solo, la società non ha mai imposto o richiamato all’ordine questi comportamenti giustificandoli e tollerandoli fino alla nausea. Insomma negli ultimi 20 anni non è cambiato niente!

Detto questo, ieri sera una cosa è da sottolineare ed è la volontà della società, espressa da un dirigente presente, di continuare sulla strada intrapresa quest’anno, vale a dire la conferma dell’attuale allenatore e un’impostazione chiara e decisa verso la pallavolo e non verso il cazzeggio. Ora, come probabilmente accadrà, ci saranno defezioni (alcune già annunciate) e malumori, ma alla fine se ti vuoi divertire, come molti hanno dichiarato ieri sera, bisogna che ti alleni altrimenti quando scendi in campo semplicemente ti rompono il culo e da mediamente non piace nessuno perdere a bastonate le partite.

Lunedì prossimo il nuovo appuntamento con allenatori e società che avere indicazioni sulla prossima stagione.

Flash back

L’altra sera l’appuntamento era con gli ex compagni di classe delle superiori. Ogni volta che incontri le persone con le quali hai passato 5 anni della tua adolescenza è un po’ come tornare indietro a quegli anni; anni di grandi passioni emotive, di grandi speranze, di grandi sofferenze. In fondo rivederli è un po’ la cartina tornasole di quello che sei, che eri e volevi diventare.

E’ interessante scoprire le strade che ognuno di noi ha intrapreso, ognuna diversa dall’altra, a volte anche assolutamente incongruenti con gli studi fatti.

Nel complesso una serata piacevole, fatta ovviamente di ricordi, ma non solo, sì perchè un viaggio sul viale dei ricordi fa sempre bene farlo, ma esagerare non poi utile a nessuno.

C’è chi si è sposato, chi ha già divorziato, chi convive, chi è single, chi si è fatto sbattezzare, chi si sta per sposare, insomma c’è un po’ tutto il panorama relazionale di questa epoca.

Quello che è certo è che oggi come allora siamo profondamente diversi dalle generazioni che ci hanno seguito, lo dimostra il fatto che un’assistente di laboratorio di allora ricorda come nonostante tutto all’epoca di mutande non se ne vedessero mentre oggi è costretta a sorbirsi tutto il campionario di biancheria intima in commercio.

Insomma si stava meglio quando si stava peggio.

A proposito, il profiteroles era fantastico ;)

Terra del Fuoco, di Coloane Francisco

Mi aspettavo un libro diverso, invece mi trovo un libro di racconti inusuali.

Sullo sfondo ovviamente la Terra del Fuoco sempre presente ma mai ingombranti. Rispetto ad altri libri letti su queste zone, Coloane incentra le sue storie non sul paesaggio ma sull’uomo.

I suoi racconti infatti narrano episodi più o meno interessanti di uomini di inizio secolo, non so se veri o inventati, ma in fondo non è molto importante questo; quello che veramente è interessante è l’onnipresenza di questa terra, con i suoi colori, i suoi animali, i suoi elementi, una presenza che passa quasi inosservata e che solo al termine della lettura ci si chiede “Ma, la Terra del Fuoco…?” e ci si rende conto che è sempre stata lì, ferma ed immobile a scrutare e vigilare su suoi possedimenti, mentre noi uomini insignificanti abbiamo vissuto, lottato ed infine siamo morti tra le sue braccia.

La città della gioia, di Lapierre Dominique

Difficile credo rimanere indifferenti ad un libro come questo. Gli spunti sono tanti, forse troppi.

Quello che è certo è che più di ogni altra cosa, il messaggio che emerge da questo libro è un messaggio di amore.

Personalmente ho intuito due chiavi di lettura differenti.

La prima, la più ovvia, è il concetto ed il valore di un qualsiasi oggetto materiale che, se nella nostra vita diventa la proiezione di noi stessi di quello che siamo e di quello che valiamo, nelle società “povere”, il concetto di “mio” esiste certo, ma lascia ampio spazio al dono verso chi sta peggio di me.

Infatti più di una volta sono rimasto sorpreso nel constatare come alcuni personaggi del libro pur non possedendo niente sono disposti a regalare quel niente a chi in quel momento ne ha più bisogno. Che si tratti di una ciotola di riso, piuttosto che di una stuia non è importante, quello che conta è il gesto.

Questo ci porta alla seconda chiave di lettura che per quanto mi riguarda si incentra sulla capacità di questa gente di sopportare.
Sopportare non solo le ingiustizia di una vita, ma qualunque cosa a partire dal dolore degli altri, sono infatti spesso i primi a soccorrere i bisognosi, a portare una parola di conforto o anche solo la loro presenza.

Noi che siamo sempre così “attaccati” a qualunque cosa, materiale o no che sia, questo stile di vita risulta completamente agli antipodi, come pure quel senso di “poteva andare peggio” o “c’è sempre qualcuno che sta peggio”, concetti per noi molte volte estrenei.

Un libro che consiglio di leggere a tutti, soprattutto agli adolescenti.

Sesto

Grande gara quella di sabato. Tanto divertimento e tanta tanta voglia di tornare in pista!

Io e Lavi prima delle qualifiche

Dopo le qualifiche di 10 minuti e i primi assaggi di kart per capire un po’ le dinamiche del cariolo, mi sono classificato al 7° posto per la griglia della prima manche.

Griglia di partenza 1 manche

Prima manche combattuta e finalmente si comincia un po’ a prendere le misure della pista, sopratutto con la parte più veloce.

Sorpasso all\'interno ai danni di Elia

Qui il sorpasso all’interno ai danni di Elia al termine del rettilineo dei box.

Partenza 2 manche

Eccomi qui invece sulla griglia di partenza della 2° manche che data l’inversione dell’ordine mi ha visto partire in seconda posizione.

Devo dire che la seconda manche è stata la più divertente ed anche la più dura. Avendo ormai confidenza col mezzo e con la pista ci ho tirato parecchio, compatibilmente con le mie capacità :) e la cosa è risultata particolarmente divertente.
Peccato per un errore proprio nell’ultimo giro che mi è costato una posizione a favore di Margò.

Risultato finale: un ottimo 6° posto subito dietro ai professional.

Ora aspettiamo il bis al più presto.

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