Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Battlespace

Battlespace: The environment, factors, and conditions which must be understood to successfully apply combat power, protect the force, or complete the mission. This includes the air, land, sea, space, and the included enemy and friendly forces, facilities, weather, terrain, the electromagnetic spectrum, and information environment within the operational areas and areas of interest.

US Department of Defense

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Earth Day 2008

Sinceramente credo veramente poco in queste “giornate a tema”.
Il motivo è molto semplice, chi partecipa alle iniziative è normalmente gente che già ha sposato la causa, il resto… continuerà ovviamente ad ignorare il tutto.

Detto questo, non posso esimermi dal ricordare che oggi è l’Earth Day 2008, almeno oggi non inquiniamo.

In the Time of Trees

Gli alberi sono santuari. Chi sa parlare con loro, chi li sa ascoltare, conosce la verità. Essi non predicano dottrine e precetti, predicano, incuranti del singolo, la legge primigenia della vita.

Herman Hesse, “Il canto degli alberi”

Il Time ha pubblicato una gallery veramente interessante a proposito di un lavoro fatto dal fotografo della Magnum Stuart Franklin. Una ricerca sul rapporto tra la società e la natura dal punto di vista degli alberi.

Sito ufficiale di Stuart Franklin

Scheda personale su Magnum

La città della gioia – incipit

“Se Dio ha tempo per ascoltarmi, ne ha necessariamente per amarmi?”

Dominique Lapierre, La città della gioia

Italiano questo sconosciuto

Collaboriamo ormai da anni con un’agenzia di comunicazione, un azienda che per sua natura è fatta da professionisti certo preparati, questo evidentemente non è sufficiente a garantire un livello di lingua italiana adeguata.

Questa mattina rileggendo un brief di una riunione inviatomi via mail, mi accorgo dell’ennesimo uso di una parola, “declinato“, per indicare un concetto che non mi pare proprio quello giusto.

Vado quindi sul dizionario e cerco “declinare“:

Lemma: declinare
Sillabazione/Fonetica: [de-cli-nà-re]
Etimologia: Dal lat. declina¯re, comp. di dì- ‘de-’ e *clina¯re ‘chinare, piegare’; cfr. chinare
Definizione: ant. dechinare, v. intr. [aus. avere] (lett.)
1 tendere gradatamente verso il basso; digradare
2 (fig.) volgere verso la fine, essere in declino
3 (non com.) deviare, allontanarsi
1 (lett.) chinare, abbassare
2 evitare; ricusare, rifiutare
3 (burocr.) render noto, dichiarare
4 (gramm.) elencare ordinatamente (per genere, numero e caso) le varie forme assunte da un sostantivo, da un aggettivo, da un pronome o dall’articolo nella sua flessione.

Ora rileggendo con calma il brief ho la conferma che il termine “declinato” non può essere utilizzato per indicare la modifica di un elemento da una versione A ad una B, sia come concetto che come forma.

Un modo diverso ma non troppo di riciclare

È innegabile che ogni giorno di più il tema dell’ambiente in senso lato acquista sempre maggior importanza. Senza volermi dilungare troppo in tesi, posizioni, giudizi o quant’altro, mi preme analizzare, molto superficialmente, il tema della raccolta differenziata.

Ogni comune attua la raccolta differenziata secondo i propri programmi e propri interessi, nel mio comune ad esempio l’intero processo di selezione del rusco è delegato al cittadino che si deve organizzare in proprio per la separazione dei rifiuti secondo le classiche tipologie ovvero:

1. Carta

2. Vetro e alluminio

3. Plastica

4. Umido

5. Generico

6. Altri rifiuti

Questa organizzazione fa sì che il cittadino conferisca le prime 5 tipologie negli appositi cassonetti, salvo la loro presenza, disposti sul territorio in maniera più o meno capillare. Per tutti i rifiuti che si identificano al punto 6 come rifiuti ingombranti, piuttosto che pericolosi, ecc. è possibile conferirli direttamente all’isola ecologica. Da sottolineare che per la raccolta della carta è funzionante anche un servizio di raccolta porta-a-porta per zone a cadenza settimanale.

Inutile raccontare l’incredibile volume di rifiuti che per esempio la mia famiglia, composta di 2 persone, genera ogni settimana. Le voci più frequenti di immondizia sono rappresentate dalla plastica (bottiglie di plastica sopratutto e confezionamento), umido, generico e carta (incredibile quella generata dalle pubblicità nelle cassette delle lettere). Inutile anche nascondere il problema della logistica, vivendo in un bilocale senza balconi, siamo sempre sommersi da plastica e odori non troppo piacevoli, per non parlare del garage stipato di carta. Ma in fondo, sono sincero, sono anche disposto a sopportare questi disagi a patto che…

Sì a patto che succeda qualcosa, ma quel qualcosa cos’è?

Beh a mio parere il mio Comune manca completamente di una politica a medio/lungo termine per la gestione dei rifiuti, da una parte spinge in maniera compulsiva verso il riciclo, ma dall’altra non si riscontrano vantaggi per il cittadino che anzi, negli ultimi anni ha visto crescere la bolletta per i rifiuti (TARSU) in maniera spropositata. Nessuno dice che non si dovrebbe pagare, ma probabilmente se si adottasse un piano più temerario ed incisivo per la raccolta differenziata coinvolgendo i cittadini non solo nella fase “pratica”, ma anche in quella “progettuale”, io credo che si potrebbe aspirare tranquillamente a livelli di differenziazione senza precedenti. Ovviamente tutto ciò non avviene ed è, a mio parere, quasi inutile indagare in questo senso.

Detto tutto questo, qualche giorno fa ho spulciato in rete per cercare informazioni a riguardo del sistema di raccolta differenziata in atto a San Francisco (grazie al Dott. Montanari per l’illuminazione), un sistema che per certi versi è molto simile al nostro ma che nelle sue diversità mette in evidenza i suoi punti di forza.

Primo, esistono solo 3 tipologie di rifiuti: materiale riciclabile, umido e generico. Quando ho visto questa semplificazione mi sono subito chiesto dove fosse l’inghippo, perchè nella mia mente suona male mettere nello stesso cestino il vetro con la plastica o la carta; invece è proprio così!

Tre sole tipologie per una più semplice ed immediata separazione da parte dei cittadini dei rifiuti, meno cestini in giro per casa, più voglia sicuramente da parte del cittadino di separare i rifiuti. Chiaramente se da una parte si semplifica, dall’altra si complica ma del resto da qualche parte bisogna pur partire.

Quindi molto semplicemente, tutta la fase di separazione viene effettuata post-raccolta e i frutti del differenziato, ad esempio l’umido, vengono immediatamente riutilizzati nell’agricoltura, per esempio come compost.

Secondo, noto con interesse che alcune tipologie di rifiuti che qui da noi vengono conferite insieme, come ad esempio i contenitori in plastica dei detersivi o le borsine di plastica che vengono indistintamente mischiate a tutta l’altra plastica, qui invece hanno una destinazione molto diversa finendo tutte nel “generico”. Presumo che la plastica che è stata a contatto con materiale chimico come i detersivi debba subire dei trattamenti diversi dalla bottiglia dell’acqua.

Terzo, spulciando tra le varie pagine del sito, scopro che per nelle scuole della città sono presenti programmi per la sensibilizzazione e l’insegnamento della “cultura del riciclo”, cosa che da noi onestamente suona come una bestemmia; inoltre è presente sul territorio un vero e proprio centro per “l’insegnamento della materia”.

Quarto, ovviamente in tutto questo contesto, non c’è nessun tipo di riferimento all’incenerimento dei rifiuti, che qui appaiono più come una risorsa economica che non una bega da disfarsene in fretta.

A questo punto è evidente che le amministrazioni hanno un doppio ruolo non proprio chiaro in questa faccenda, perchè oggi come oggi delegando tutta l’attività di separazione, che di per se è l’azione ad alto valore aggiunto della raccolta differenziata, al cittadino risparmiano notevolmente sui costi di un’attività che, visti i volumi di immondizia, richiederebbe sicuramente investimenti importanti in risorse umane, economiche e strutturali e dall’altro guadagnare parecchi soldoni in quanto il servizio di raccolta e smaltimento costa una piccola fortuna.

Ecco quindi l’inghippo, perchè io cittadino devo pagare per fare una cosa che sì, da un punto di vista civile è ineccepibile, ma che poi al lato pratico non mi porta nessun vantaggio immediato? È evidente che il cittadino vuole dei vantaggi dalle sue attività, qualunque esse siano, nessuno del resto vive per la gloria, allora non varrebbe la pena stravolgere questo sistema e permettere alle amministrazioni di guadagnare non solo dalla raccolta (in minima parte) ma anche e sopratutto dal business post riciclo?

Mi pare quindi evidente che visto i tempi che corrono e che sopratutto correranno tra pochissimo, forse varrebbe la pena cambiare rotta e non c’è nemmeno bisogno di mettersi a tavolino per parlarne perchè basta guardarsi intorno per vedere con i propri occhi e toccare con le proprie mani la strada che abbiamo imboccato.

Chi vivrà, vedrà.

Il campionato di messe

Premesso che personalmente non ho niente contro la messa, ieri sera però si è consumato l’ennesimo fattaccio ad allenamento.

Da notare che ormai siamo a rischio retrocessione e che stasera si disputa uno dei 2 match salvezza che ovviamente va vinto a tutti i costi. Ieri sera quindi ci si aspettava per lo meno una partecipazione di massa, ma invece alle 9,15 siamo solo in 7!
Ovviamente i presenti sono solo i panchinari, tutti i titolari assenti! Assurdo!

Tutto questo appare ancora più assurdo se consideriamo che la motivazione di tale assenza è stata dovuta alla messa in occasione della Pasqua dello sportivo, appuntamento annuale nel quale la società (PGS) festeggia con tutti i suoi giocatori di ogni disciplina la Pasqua. Appuntamento questo sicuramente lodevole e meritevole di presenza, ma come ogni evento anche questo ha un termine, quindi ci si aspettava che almeno verso le 9,30 qualcuno si facesse vedere, da sottolineare che normalmente molti vengono a quell’orario nonostante l’allenamento inizi alle 9, invece nessuno si vede e nessuno di quelli che dovrebbe dire qualcosa parla.

Se poi a tutti questo aggiungiamo che alle 9,15 siamo ancora fuori dalla palestra perchè l’allenatore non ne ha le chiavi che ovviamente hanno solo quelli che sono a messa, beh signori credo che qualcosa in questa squadra e sopratutto in questa società proprio non vada!

Nell’ora scarsa che rimane a disposizione ovviamente ci alleniamo contro voglia e male, del resto a pallavolo si gioca in 12, ma la cosa più divertente di ieri sera è stata il dopo allenamento, quando sotto la doccia per sdrammatizzare o sfogarsi un po’ ci si lascia andare alle battute. Ed ecco nascere quasi dal nulla il “Campionato di Messe”, campionato nel quale a detta di molti faremmo la nostra sporca figura con prestazioni sicuramente degne di nota, probabilmente assicurandoci anche il primo posto.

Inutile nascondere che se per il prossimo anno le cose non cambieranno drasticamente, questa squadra andrà inesorabilmente verso lo sfacelo. Spero solo che quei dirigenti che in tutto questo anno sportivo hanno avvallato questo comportamento con il loro silenzio abbiamo il buonsenso e l’umiltà di riconoscere i loro errori.

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