Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Comodità

Siamo seduti sulla terrazza dello Starbucks coffee che guarda il porto vecchio, una leggera brezza insistente ci accarezza i volti mentre rimiriamo il mare e il suo confine non ben definito all’orizzonte.

Sul tavolino fanno bella mostra una dozzina di cartoline che stiamo meticolosamente preparando per gli amici e parenti. Qualche frase di circostanza e qualche bel pensiero. Il tempo passa in maniera così rapida che quasi ci si spaventa a guardare l’orologio.

Guardandoci intorno ci rendiamo conto che i turisti rispetto all’inizio del mese sono aumentati in maniera considerevole, strano a dirsi, ma è proprio così.

La passerella che porta al Port Vell è continuamente gremita di una folla che incessantemente va nelle due direzioni, è affascinante guardare questa marea umana che scorre a fianco delle acque. Ha un qualcosa di mistico.

Oggi ci siamo concessi una giornata di comodità e di shopping.

La cosa non ci dispiace. Questi ultimi giorni a Barcelona devono servirci per ricaricare le energie, l’autunno ormai è alle porte nonostante il sole bruci ancora la pelle.

Cala il tramonto dietro le colline, è ora di cena, e questa sera ci permettiamo il lusso di un ristorante, non uno qualunque, almeno questo è quello che ricordo io; ricordi di una serata di 20 anni fa, quando in compagnia della famiglia trascorremmo una serata memorabile in quel del Los Caracolas, locale decisamente originale, anche nel prezzo.

Una serata stupenda e non solo per il cibo.

Domani ci aspetta una giornata di mare, sole e sabbia. Non vediamo l’ora.

Tutto il mondo è paese

Lunedì 21 agosto 2006, siamo di nuovo a Barcelona dopo aver attraversato tutto il centro dello stato da Toledo a Valencia e poi su su fino al El Masnou, nostro ultimo campo base.

Ieri il viaggio verso Valencia si è rivelato estremamente semplice, attraverso la nuovissima autopista AP36 ci siamo mangiato oltre 350 chilometri in poco più di 4 ore, un vero spettacolo.

La tappa valenciana è dovuto in quanto visitiamo Micol che ormai da qualche mese vive lì.

Lasciamo il camper parcheggiato sotto casa, vigilato attentamente da una vicina che dal balcone non si perde una virgola di quello che succede.

Ci lasciamo accompagnare da Micol per le vie del centro, interessante e da vedere, per concludere con una frugale cena a base di paella. Il ritorno al camper riserva la sgradita sorpresa di una multa per divieto di sosta, ma non si capisce molto bene il motivo visto che divieti non ce ne sono e oltretutto altre macchine sostano indisturbate. Forse che il camper sia segno di un qualcosa che non va bene? Probabilmente si vista la guardia della vicina che alle 9 di sera pattuglia ancora dal balcone tutta la via.

Scazzo generale, per lo meno per me. Non mi va più di passare la notte qui, decidiamo quindi di partire con calma verso Barcelona

Ormai sono 2 settimane che non guidiamo di notte, è strano.

Sosta benzina appena entrati in autopista, la 7 per la cronaca, e poi lentamente cominciamo la risalita.

Poco dopo la mezzanotte siamo veramente stanchi e decidiamo di dormire in autogrill, che tra parentesi la maggioranza appartengono all’Autogrill italiana.

5 ore di sonno non sono male anche se non sono molte, alle 6 sveglia e poi partenza al volo per ritrovarci alle 8,15 all’ingresso del camping.

La giornata trascorre finalmente tranquilla, prima la spesa per rimpinguare il frigo e poi in spiaggia accompagnati da un vento veramente molto teso ed onde altissime.

Lo spettacolo è veramente fantastico, ma come in tutte le cose belle il tempo passa rapidamente.

Questa sera è il turno del ristorante e casualmente sediamo a fianco di italiani, e ancora più casualmente impariamo che sono di Modena, assurdo.

Veramente tutto il mondo è paese, l’importante è che non sia il proprio.

Profondo autunno

Sveglia di buon ora nel catino umido di Dos Hermanas e partenza, alle 9 siamo già sull’autovia A4 direzione Cordoba. Cielo terso e temperatura gradevole ci accompagna in queste prime ore della giornata.

Arriviamo a destinazione in un baleno e lasciato il camper in un parcheggio ci addentriamo nella cittadina, destinazione la mezquita.

È veramente impressionante l’architettura di questo edificio, il mix di stili, in primis quello arabo-cristiano, lascia senza fiato.

Ma il tempo è tiranno e dopo un sandwich in camper ripartiamo che sono quasi le 13 per Toledo.

Nuvolette solcano il cielo azzurro spinte da un vento portentoso, folate impressionante scuotono il camper ma arriviamo senza problemi in campeggio.

Ci dedichiamo alle solite attività, svuotaggio acque e cesso, montare la veranda, una doccia e qualche lavatrice. Il tempo non è dei migliori, il vento teso si è fatto freddo, ci saranno non più di 22 gradi, sembra assurdo che in questa regione comunemente chiamata “la padella d’Europa” fino ad oggi abbiamo patito freddo.

Siamo infreddoliti e l’unica soluzione è quella di darci all’alcool, i vestiti che abbiamo portato non sono certo all’altezza di questo tempo, solo un paio di jeans e qualche felpa, ma non basta. Ci vorrebbe almeno una giacca antivento.

Ci pappiamo uno spuntino pre-cena fatto di leccornie del calibro di spiedini di sottaceti, papatine inondate da salsa piccante e clara fatta in casa, primo esperimento di quella che sarà una lunga serie di bevute.

Nel frattempo diamo da mangiare ad una mandria di gatti affamati che pur di mangiare qualcosa leccano del carbone avanzato che si trova nella ghiaia, sono proprio alla frutta. Quando Lavi gli presenta dei wurstel sembra come se questi gatti non siano più solo 2 o 3 ma una mandria completa: la fame è veramente brutta e noi per non essere da meno adesso ce ne andiamo al ristorante.

La padella d’Europa

Siamo partiti ieri da Granada con destinazione Sevilla, 240 chilometri quasi completamente immersi in uliveti, un panorama da togliere il fiato. Colline e colline solcate da filari ordinati di ulivi, è impressionante la vastità e la quantità di queste piantagioni, perché è così che si possono chiamare.

Arriviamo nei pressi di Sivilla che sono le 11 circa, in località Dos Hermanas, un buco nel culo del mondo con un’unica peculiarità: c’è il treno, almeno questo. È assurdo che una città come Siviglia abbia solo 2 camping ma bisogna adattarsi.

Approntiamo il camper ed iniziamo la ricerca della stazione del treno visto che parlare di noleggio motorini pare una bestemmia, la tizia del camping non sa dov’è la stazione, come anche un commesso di un negozio, strano posto questo.

Giriamo un po’ in bici finchè non troviamo noi la stazione. Treno, 15 minuti per arrivare in città.

Un po’ autobus e siamo in centro, ci addentriamo subito tra i vicoli dei Barri, veramente molto suggestivi, accompagnati da un vento freddo che ci sferza continuamente il viso.

Dato che non pensavamo di venire in città siamo senza tutto, senza guida, senza macchina fotografica, come cartina l’unica che siamo riusciti a recuperare da un point per hotel è abbastanza sommaria, ma noi siamo fatti così. Vaghiamo lasciandoci trasportare dal caso tra i vicoli e le stradine bianche, soprattutto del Barri Santa Cruz vero gioiello della città.

È qui che ci abbandoniamo al nostro consueto pranzo a base di tapas, ormai nostra croce e delizia, del resto non si sa come ma finiamo sempre per arrivare nelle città che è ora di pranzo.

È pomeriggio inoltrato, quando rientriamo stanchi morti in camping, ci regaliamo una serata di lettura, Lavi intenta a leggere “Sulle punte” ed io ancora alle prese con “Il teorema del pappagallo”.

Ci addormentiamo cullati da folate di vento gelido, non sempre nemmeno estate ma un principio di autunno, sono le 7 quando veniamo svegliati dall’inizio improvviso della pioggia, forte e battente che sul camper viene amplificata dagli spessori sottili delle pareti. Vento e pioggia, in breve tempo va via la corrente elettrica e il camping si trasforma in una palude acquitrinosa.

Continuiamo a guardare dal lucernaio la palma che ci sovrasta un po’ preoccupati visto che durante tutta la notte rami secchi, non certo piccoli, sono caduti a ripetizione.

I pochi coinquilini del camping emergono fradici dalle loro tende, i più se ne vanno sotto l’acqua, alcuni rimangono, ma siamo ancora meno di ieri.

Ora comincia a rasserenarsi e il morale riprende quota, all’orizzonte un azzurro impressionante avanza.

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