Feb 20, 2006
Narciso e Boccadoro
Nel Medioevo leggendario del cattolicesimo monastico si snoda la storia dell’amicizia fra il dotto e ascetico Narciso, destinato a una brillante carriera religiosa al riparo dalle insidie del mondo e della storia, e Boccadoro, l’artista geniale e vagabondo, tentato dall’infinita ricchezza della vita e segretamente innamorato anche della sua caducità.
Ripercorrendo una delle epoche storiche che più gli erano congeniali, Herman Hesse torna a riflettere sul tema, centrale nella sua poetica, del contrasto fra natura e spirito, fra eros e logos, fra arte e ascesi, alla ricerca di una loro possibile integrazione.
Narciso e Boccadoro (1930), che è stato uno dei suoi maggiori successi a dispetto delle riserve espresse dalla critica più recente, pone al lettore, in un’accattivante, limpida fusione di favola simbolica e romanzo picaresco, i medesimi, inquietanti interrogativi sulla condizione dell’uomo contemporaneo che le altre opere dello scrittore, in particolare Il lupo della steppa, affrontano nelle norme ardite e dissodanti della modernità.
Personalmente gli aspetti che più mi hanno catturato e fatto pensare sono 3.
Il primo riguarda il concetto di amicizia, che in questo libro è espresso in diverse forme e in diversi livelli, quello che più mi ha sorpreso è questo rapporto tra Narciso e Boccadoro che si estende al di la delle differenze evidenti tra i due, uno pio e casto, l’altro dissoluto e opportunitsta, al di la del tempo, infatti dopo un non precisato numero di anni, l’incontro tra i due si svolge come se niente fosse stato in quel lasso di tempo, come se in fondo fosse stata solo ieri la partenza di Boccadoro, insomma un pensiero secondo me estremamente positivo nei riguardi dell’amicizia.
Il secondo riguarda l’amore, è questo infatti un libro che tracima amore, la vita dissoluta di Boccadoro che passa da un fienile all’altro, da un letto ad un altro ci porta a vivere le sue avventure con una passione veramente eccezionale; ma sull’amore di Boccadoro penso ci sarebbe molto da dire, infatti una delle cose che più risalta di lui, è l’incapacità di amare veramente un’altra persona, nella fattispece una donna, in fondo nonostante le esperienze e l’età che man mano aumenta, non imparerà mai a rapportarsi con una donna in maniera adulta.
Un esempio eclatante è il momento in cui nei confronti di Lidia abbandona quasi inconsciamente il suo modo abituale per avventurarsi nel mondo delle parole e in questo modo rischiando seriamente di compromettere la conquista della bella di turno. Ragion per cui rivede in maniera drastica questo suo comportamento ripromettendosi di lasciar fare d’ora in poi solo ed esclusivamente ai sensi, insomma un amore infantile fatto molto di fisicità e pochissimo di spiritualità.
Il terzo riguarda l’arte, punto finale del percorso educativo di Boccadoro, esprime alcuni concetti veramente molto interessanti, momento secondo me estramemente importante è quando i due discuisiscono sulla materia e viene espresso questo concetto:
“Molto prima che una figura artistica diventi visibile ed acquisti realtà, essa esiste già come immagine nell’anima dell’artista!”
Concetto che mi trova completamente d’accordo.
Nel complesso un libro veramente bello a cui la corcice storica da un tocco di maestria.

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