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Febbre a 90º di Hornby Nick

Giocato ad alti livelli, il calcio può vantare l’eleganza e la raffinatezza della poesia. Viene da domandarsi allora perché non ci siano più libri su questo argomento.
In un certo senso “Febbre a 90‘” è un tentativo di colmare questo vuoto. Nick Hornby infatti non scrive da sociologo o da antropologo ma da tifoso. Non è certo da escludere che abbia letto trattati come “Massa e potere” di Canetti o “Il cosiddetto male” di Lorenz, ma il giovane autore inglese sceglie saggiamente di non schierarli come difensori: per lui la condizione mentale del fan si avvicina molto all’incapacità di intendere e di volere.”Per buona parte di una giornata qualsiasi, io sono un rimbambito“, confessa a pagina 2. Essere un tifoso vuole dire vivere quasi interamente nel passato e, ricostruendo minuziosamente la storia dell’Arsenal, la memoria di Hornby si rivela prodigiosa. Ma “Febbre a 90‘” è molto più che una semplice lista di fatti e cifre.

La “recherche des parties perdus” è anche una ricerca della sua infanzia perduta. La sua ossessione per l’Arsenal è inestricabilmente legata al ricordo della separazione dei genitori.”Mi chiedo quanti altri tifosi, se dovessero esaminare le circostanze che li hanno condotti alla loro ossessione, potrebbero trovare qualche sorta di equivalente dramma freudiano” – riflette l’autore.
Certamente la prima partita dell’Arsenal a cui assiste gli offre il terreno ideale su cui proiettare i propri traumi familiari e il rapporto tra la squadra perdente e i tifosi arrabbiati lo riconducono proprio alla relazione tra i genitori. Così la storia dell’Arsenal diventa per Hornby metafora per valutare le tappe principali della sua vita – le prime ragazze, gli anni dell’università, la breve carriera da insegnante e i primi tentativi falliti di diventare scrittore.

Tuttavia “Febbre a 90‘” non è solo un’autobiografia ma è anche un affascinante studio sul ruolo del calcio in Gran Bretagna, uno dei due pilastri della cultura “working class” (l’altro è la pop music) con cui Hornby si identifica fortemente: “I ragazzi e le ragazze della grammar school del dopoguerra facevano un salto nel vuoto; nessuna delle culture disponibili sembravano appartenerci, così abbiamo dovuto afferrarne una al volo. E d’altronde, che cos’è la cultura inglese borghese e provinciale del dopoguerra? Jeffrey Archer ed Evita (…), i Goons, Adrian Mole e Merchant-Ivory (…) non c’è da meravigliarsi se volevamo tutti essere Muddy Waters o Charlie George“.Il fatto che Hornby assuma per scelta questa identità culturale gli permette di mantenere una certa distanza dal proprio fanatismo calcistico e di evitarne quindi gli aspetti più primitivi. La violenza, presente ai margini del testo fin dalle prime pagine – premonizioni di Heysel e Hillsborough -, viene condannata ma al tempo stesso contestualizzata. Queste tragedie, commenta l’autore, sono solo il risultato indiretto della violenza degli “hooligans”. La crudele ironia di Hillsborough, il fatto che le cancellate di sicurezza, costruite per impedire le invasioni di campo, impedirono invece ai novantasei tifosi di scappare dalla morte, svela piuttosto l’amore asimmetrico tra i tifosi pronti a dare tutto per la loro squadra e le società calcistiche che li trattano come bestie.
Tra nostalgia e riflessione culturale ci si può chiedere dove è finita la poesia del bel calcio. Ma ai veri tifosi non importa. Come dice Hornby, “io seguo il calcio per una marea di motivi, ma non vado per divertirmi e quando mi guardo attorno il sabato e vedo quelle facce accigliate in preda al panico, mi rendo conto che anche per gli altri è la stessa cosa“.”Febbre a 90′” è questa cosa, ma anche molto di più.

Io sono sostenibile

Ieri sera momento sublime di ecosostentamento, serata infatti completamente dedicata al tema della sostenibilità, dalle multinazionali al turismo, con esiti scontato ma non troppo.
Da una parte chi sostiene a spada tratta la scelta della sostenibilità, Elisa in primis, dall’altra chi è d’accordo ma resta comunque sulle sue posizioni soprattutto in merito a certi argomenti, vedi turismo, che onestamente sono comprensibili e condividibili, Milena.
Il risultato è stata comunque una bellissima serata farcita da pizza, sicuramente non sostenibile e coca cola e birra ecc.
La cosa forse più interessante è che da sempre abbiamo la capacità di dire stronzate anche su argomenti serissimi e ieri sera non siamo stati da meno, il risultato è stata una bellissima discussione intervallata da grandi risate, un serata bella davvero.

Durante il rientro a casa, mezzora di camminata a piedi per essere sostenibile, non ho potuto fare a meno di fare un’analisi sulla mia autosostenibilità e con un mezzo sorriso tra le labbra pensavo che visto il volume di scoregge che faccio, e quindi di gas naturale rilasciato nell’atmosfera, mi ritengo altamente sostenibile, partecipo in maniera attiva, nel mio piccolo, alla sostenibilità di questo pianeta, non sempre chi è vicino è contento di questo, ma in fondo per un bene superiore si può sopportare questo ed altro.

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