Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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E’ nato il GSI

Ieri sera è nato ufficialmente il GSI, come lo chiamo io, Gruppo di Studio sull’Informatica.
Non contenti di lavorare oltre le 8 ore giornaliere, ci siamo trovati (io, Stefano, Ciga ed Alberto) per dare vita a questa iniziativa sicuramente molto interessante.

Argomento di interesse Agile Database Techniques – Effective strategies for the Agile SW developer, che detta così sembra parecchio paurosa come cosa, però discutendo è apparso subito come un argomento molto interessante da approfondire.
Insomma una sfida decisamente avvincente da affrontare.

Di seguito un breve riassunto degli argomenti che verranno affrontati:

Part 1 describes the fundamental skills and knowledge that everyone on an agile project team should have. This includes the basics of object orientation, relational databases, the object-relational impedance mismatch, data modeling, and how to deal with legacy data issues. Without this common base of knowledge it is very difficult for application developers and data professionals to work together effectively. A significant problem in the IT industry is that most data books do not cover object-oriented development issues and most object books seem to ignore data issues. This needs to stop.

Part 2 focuses on how to take an evolutionary approach to data. This section sets the foundation for a model-driven development (MDD) approach, or more accurately an agile model-driven development (AMDD) approach where your application code and database schemas are based on agile models. This isn’t the only way to work, you may decide to take a test-driven development (TDD) approach instead or better yet combine it with AMDD. Both methods support evolutionary development but because MDD is very common within the data community and I suspect that they will gravitate more towards an AMDD approach rather than a TDD approach. However, some agile developers, particularly extreme programmers, prefer TDD over AMDD. Luckily the two approaches work very well together so it really doesn’t matter. The implication is that TDD will become more important to data professionals in the coming years. This section also describes database refactoring, an evolutionary technique that enables you to improve your database design in small steps. In many ways database refactoring is normalization after the fact. Chapters describing mapping objects to relational databases, performance tuning, database encapsulation, and supporting tools are included in this part because they enable evolutionary development

Part 3 focuses on implementation techniques and strategies such as concurrency control, security access control, finding objects in relational databases, referential integrity, and the effective use of XML. An important observation is that many of these topics are traditionally thought of as data issues, but as you’ll see there is far more to them than this – it isn’t a black and white world.

Part 4
describes strategies for adopting agile database techniques. These chapter provides advice for individuals who want to become agile software developers and for organizations that want to adopt agile techniques.

Neve!!!

Eh sì questa volta è venuta proprio bene, nonostante la premesse non fossero delle migliori, uno E-Shift dell’ultimo momento ha portato la dama bianca fin qui a Modena.
Devo dire che era dall’anno scorso che non si vedevano 24 ore di neve, gli apporti non sono stati certo chissa cosa, ma il paesaggio questa mattina è veramente degno di nota.
Ma andiamo con ordine, ieri mattina esco di casa alle 8,15 per andare in banca e contro ogni previsione vedo svolazzare fiocchi bianchi a mezzaria, “possibile??!” mi chiedo; ma con il passare dei minuti la cosa si fa decisamente più vera, infatti mentre vengo a Modena per la solita bretella, il tutto assume le conformazioni di una nevicata discreta: campi bianchi, tetti già coperti di un finissimo strato, le strade secondarie ed i parcheggi già coperti, insomma un vero spettacolo sopratutto quando ormai la si dava per spacciata.
La mattinata ed il primo pomeriggio passano tra rovesci nevosi e pause anche consistenti, finchè verso le 16 comincia lo spettacolo vero e proprio, in pochi minuti si mette di brutto a nevicare tanto che un’ora dopo decido di andarme a casa onde rischiare code bibliche.
Ma ahimè, la solita mandria di guidatori della domenica non si è fatta attendere, scene veramente ridicole si accompagnano ad una latitante presenza dei mezzi spargisale/spazzaneve, il risultato si concretizza con una coda a doppia corsia di almeno 5 km complici i soliti camion intraversati e alcune macchine nei fossati.
La serata procede con una splendida cena per festeggiare il compleanno di Lavi in una cornice veramente da fiaba, poche auto in movimento, silenzio ovattato tipico della neve interrotto solo dallo scricchiolio delle scarpe, una serata splendida conclusa tra le lenzuola nel migliore dei modi.
Questa mattina sveglia all’alba per evitare il traffico e con mia grande sorpresa, forse poi non tanto, scopro che il Comune ha tagliato decisamente i fondi per la pulizia delle strade, con il risultato che la statale è una lastra di ghiaccio, mentre tutte le secondarie hanno almeno 5cm di neve fresca, bellissimo :)

Ora aspettiamo solo il primo pomeriggio quando finalmente torneremo tra i monti per un weekend magico in Alto Adige, in particolare in questa pensioncina che amo da morire.

W la neve!!!!

26

Oggi compio 26 anni! Chi l’avrebbe mai detto!

Vi prego fate che non sia vero

Leggo dal Corriere della Sera:
Alto Adige, 113 comuni all’Austria: ci tuteli
I sindaci del Sud Tirolo chiedono che nella Costituzione austriaca Vienna si dichiari potenza tutrice dell’autonomia dell’Alto Adige
 
BOLZANO - Una scelta che potrebbe avere pesanti ripercussioni diplomatiche. Un nuovo vento filoaustriaco comincia a soffiare in Alto Adige. Sindaci e vicesindaci di 113 dei 116 comuni hanno sottoscritto, sull’onda di un’analoga iniziativa degli Schutzen, una petizione per chiedere a Vienna l’inserimento nella sua nuova Costituzione di «un riferimento alla funzione dell’Austria, quale potenza tutrice dell’autonomia dell’Alto Adige». Lo riferisce il quotidiano di Bolzano in lingua tedesca «Dolomiten».
I COMUNI CHE HANNO ADERITO – Il giornale scrive poi che lo stesso presidente della Provincia autonoma Luis Durnwalder, «ha difeso il diritto politico degli esponenti firmatari a esprimere la propria opinione nella funzione di rappresentanza dei sentimenti della popolazione». E che un forte sostegno all’appello dei primi cittadini altoatesini, è anche arrivato dal Tirolo del nord e dal Tirolo orientale. Da indiscrezioni che circolano, inoltre, all’appello dei 113 comuni avrebbero aderito anche Bolzano, Merano e Laives, cittá a maggioranza italiana. I soli a dissociarsi invece sarebbero stati Corvara in Badia, Bronzolo e Senales. Intanto anche gli Schutzen sono tornati a formulare, come altre volte, una nuova richiesta di tutela a Vienna. La stessa, nei contenuti, che avevano presentato due anni fa. «Chiediamo che il Sudtirolo venga inserito nella Costituzione austriaca, insieme al nostro diritto all’autodeterminazione», spiega il capo del corpo Paul Pacher.
AUTODETERMINAZIONE – «Noi reclamiamo – afferma Pacher- che venga riconosciuto un diritto, che è prerogativa che deve essere riconosciuta ad ogni popolazione. Ed è un diritto reclamato anche nello Statuto della Svp. Se e quando esercitare questo diritto, poi, è prematuro dirlo oggi». Quanto all’appello dei sindaci solleva invece qualche dubbio Achille Ragazzoni, consigliere comunale di Renon per una lista civica mistilingue. Per Ragazzoni, che si è provocatoriamente dichiarato di lingua tedesca, questa «adesione tanto massiccia da evocare ricordi bulgari, appare sospetta». «Non si capisce, infatti, perchè -sostiene- non abbiano pubblicato l’elenco di comuni e persone; forse per non essere costretti a pubblicare poi la raffica delle smentite. Vedremo nei prossimi giorni; se mi sarò sbagliato, farò ammenda».
SPV - «Il momento scelto per una posizione di questo tipo non è il più grandioso, nè il più opportuno».Così reagisce all’iniziativa dei sindaci altoatesini Oskar Peterlini, senatore eletto in virtù di un accordo tra Sudtiroler Volkspartei e Ulivo.
«Ritengo -commenta Peterlini- anche che azioni di questo tipo debbono essere coordinate per via diplomatica, con tutta la buona volontá che voglio riconoscere agli Schutzen. Si poteva trovare una via concordata; poi le firme per giungere all’obiettivo si raccolgono». Si schiera invece con l’iniziativa dei comuni Pius Leitner, consigliere provinciale e segretario della Freiheitlichen Partei, una formazione quella del partito liberale che si pone a destra della Svp, concorda in pieno con la richiesta di inserimento nella nuova Costituzione austriaca di un riferimento alla tutela dell’ autonomia dell’Alto Adige nell’ambito dello Stato italiano.
24 gennaio 2006 

Febbre a 90º di Hornby Nick

Giocato ad alti livelli, il calcio può vantare l’eleganza e la raffinatezza della poesia. Viene da domandarsi allora perché non ci siano più libri su questo argomento.
In un certo senso “Febbre a 90‘” è un tentativo di colmare questo vuoto. Nick Hornby infatti non scrive da sociologo o da antropologo ma da tifoso. Non è certo da escludere che abbia letto trattati come “Massa e potere” di Canetti o “Il cosiddetto male” di Lorenz, ma il giovane autore inglese sceglie saggiamente di non schierarli come difensori: per lui la condizione mentale del fan si avvicina molto all’incapacità di intendere e di volere.”Per buona parte di una giornata qualsiasi, io sono un rimbambito“, confessa a pagina 2. Essere un tifoso vuole dire vivere quasi interamente nel passato e, ricostruendo minuziosamente la storia dell’Arsenal, la memoria di Hornby si rivela prodigiosa. Ma “Febbre a 90‘” è molto più che una semplice lista di fatti e cifre.

La “recherche des parties perdus” è anche una ricerca della sua infanzia perduta. La sua ossessione per l’Arsenal è inestricabilmente legata al ricordo della separazione dei genitori.”Mi chiedo quanti altri tifosi, se dovessero esaminare le circostanze che li hanno condotti alla loro ossessione, potrebbero trovare qualche sorta di equivalente dramma freudiano” – riflette l’autore.
Certamente la prima partita dell’Arsenal a cui assiste gli offre il terreno ideale su cui proiettare i propri traumi familiari e il rapporto tra la squadra perdente e i tifosi arrabbiati lo riconducono proprio alla relazione tra i genitori. Così la storia dell’Arsenal diventa per Hornby metafora per valutare le tappe principali della sua vita – le prime ragazze, gli anni dell’università, la breve carriera da insegnante e i primi tentativi falliti di diventare scrittore.

Tuttavia “Febbre a 90‘” non è solo un’autobiografia ma è anche un affascinante studio sul ruolo del calcio in Gran Bretagna, uno dei due pilastri della cultura “working class” (l’altro è la pop music) con cui Hornby si identifica fortemente: “I ragazzi e le ragazze della grammar school del dopoguerra facevano un salto nel vuoto; nessuna delle culture disponibili sembravano appartenerci, così abbiamo dovuto afferrarne una al volo. E d’altronde, che cos’è la cultura inglese borghese e provinciale del dopoguerra? Jeffrey Archer ed Evita (…), i Goons, Adrian Mole e Merchant-Ivory (…) non c’è da meravigliarsi se volevamo tutti essere Muddy Waters o Charlie George“.Il fatto che Hornby assuma per scelta questa identità culturale gli permette di mantenere una certa distanza dal proprio fanatismo calcistico e di evitarne quindi gli aspetti più primitivi. La violenza, presente ai margini del testo fin dalle prime pagine – premonizioni di Heysel e Hillsborough -, viene condannata ma al tempo stesso contestualizzata. Queste tragedie, commenta l’autore, sono solo il risultato indiretto della violenza degli “hooligans”. La crudele ironia di Hillsborough, il fatto che le cancellate di sicurezza, costruite per impedire le invasioni di campo, impedirono invece ai novantasei tifosi di scappare dalla morte, svela piuttosto l’amore asimmetrico tra i tifosi pronti a dare tutto per la loro squadra e le società calcistiche che li trattano come bestie.
Tra nostalgia e riflessione culturale ci si può chiedere dove è finita la poesia del bel calcio. Ma ai veri tifosi non importa. Come dice Hornby, “io seguo il calcio per una marea di motivi, ma non vado per divertirmi e quando mi guardo attorno il sabato e vedo quelle facce accigliate in preda al panico, mi rendo conto che anche per gli altri è la stessa cosa“.”Febbre a 90′” è questa cosa, ma anche molto di più.

Io sono sostenibile

Ieri sera momento sublime di ecosostentamento, serata infatti completamente dedicata al tema della sostenibilità, dalle multinazionali al turismo, con esiti scontato ma non troppo.
Da una parte chi sostiene a spada tratta la scelta della sostenibilità, Elisa in primis, dall’altra chi è d’accordo ma resta comunque sulle sue posizioni soprattutto in merito a certi argomenti, vedi turismo, che onestamente sono comprensibili e condividibili, Milena.
Il risultato è stata comunque una bellissima serata farcita da pizza, sicuramente non sostenibile e coca cola e birra ecc.
La cosa forse più interessante è che da sempre abbiamo la capacità di dire stronzate anche su argomenti serissimi e ieri sera non siamo stati da meno, il risultato è stata una bellissima discussione intervallata da grandi risate, un serata bella davvero.

Durante il rientro a casa, mezzora di camminata a piedi per essere sostenibile, non ho potuto fare a meno di fare un’analisi sulla mia autosostenibilità e con un mezzo sorriso tra le labbra pensavo che visto il volume di scoregge che faccio, e quindi di gas naturale rilasciato nell’atmosfera, mi ritengo altamente sostenibile, partecipo in maniera attiva, nel mio piccolo, alla sostenibilità di questo pianeta, non sempre chi è vicino è contento di questo, ma in fondo per un bene superiore si può sopportare questo ed altro.

32

Oggi ho 32 anni, almeno così dice la carta di identità.

Finalmente anche io

Ebbene sì!
Dopo anni passati ad insultare gli altri oggi è definitivamente tramontato il sogno: anche io sono ignorante come una talpa.
E’ da questa mattina che nonostante una deforestazione incontrollata che si manifesta con chili di carta stampata sulla scrivania, cerco di venire a capo del concetto di collection, ma i risultati non sono che una mera copia di qualche esempio; qualche utilità ce l’hanno ma estendere questi esempi in un qualcosa di più utile alle mie esigenze si scontra con la talpa.

Fortunatamente il buon Stefano oggi pomeriggio mi dedicherà un po’ di tempo cercando di illuminare i neuroni del sottoscritto.
Che pazienza che ci vuole.

Una befana diversa

Eh sì, quest’anno la befana è stata proprio diversa dal solito.
Inutile dire che quando mercoledì ho saputo che avrei ricevuto HP prima dell’uscita ufficiale, ho passato tutta la giornata aspettando il corriere e finalmente eccolo, alle 16 e rotte si presenta con il pacco tanto atteso.

Inutile dire che dopo un primo sguarda alla copertina e una nasata dentro le pagine per inebriarmi dell’odore di un libro appena stampato, ho organizzato la lettura che in pratica si è esaurita tutta nella giornata di venerdì.
10 ore di lettura intramezzata solo da qualche capatina in bagno e da uno spuntino veloce.

Devo dire che finito il libro sono rimasto abbastanza indifferente, nel senso che reputo questo capitolo, come un momento di passaggio tra i mille avvenimenti dell’Ordine della Fenice ed il prossimo che dovrebbe essere anche l’ultimo.
Ho raccolto un po’ di considerazioni in rete e mi sembra che i pareri siano decisamente discordanti, io ritengo che questo non sia il peggiore della serie, è impossibile battere La camera dei segreti, però è evidente che i nodi stanno venendo al pettine ed alcune situazioni sono forse quasi scontate, però sono sincero, la semplicità con cui si mangiano le pagine è una delle caratteristiche più belle di questo libro, sì è morto Silente, sì Malfoi ci prova, sì Harry lascerà la scuola, ma in fondo chi se ne frega, l’importante è che ci sia :D

A questo punto bisogna solo mettersi il cuore in pace ed aspettare qualche mese per l’ultimo capitolo. Uffa.

Welcome

Come ogni anno arriva l’ultimo ed arrivano i fuochi i festeggiamenti e tutta quella roba scontata di divertimento e felicità che necessariamente sono indispensabili per celebrare la fine di un anno e l’inizio di un altro.
Quest’anno per la prima volta dopo veramente tanto tempo, ho vissuto questo trapasso con serenità, senza preoccupazioni, senza magoni, senza tristezza, forse anche con un pizzico in più di ottimismo per questo 2006.
Sono contento.
Sono contento perchè vivo con una ragazza fantastica che amo più di ogni altra cosa, e con la quale, alla soglia dei tre anni di convivenza, vivo con naturalezza e spontaneità. Proprio ieri ne parlavo con lei di come spesso mi renda conto che la nostra relazione non ha nessuno dei punti critici che per esempio hanno avuto tutti gli altri miei rapporti, niente tensioni, niente problematiche di spazio, nessuna problematica di dialogo (veramente fondamentale), insomma è la donna della mia vita.
Non rimane che tuffarci in questo nuovo anno con rinnovata forza con la convinzione e la speranza che sarà un anno migliore.

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