Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Un pensiero

Ieri commentando un post su un blog mi sono reso conto di aver espresso un’idea che penso sia molto importante.
In definitiva se in un viaggio non scopri qualcosa di nuovo di te stesso è come se non fossi mai partito.
Ed il viaggio stesso risulta inutile.
Penso infatti che il viaggio inteso come spostamento fisico di un corpo da un posto stanziale ad uno itinerante, non sia e non debba essere mai fine a se stesso, ma deve nascondere sempre una ricerca inconscia di se stessi.
Ecco perchè il pià delle volte al ritorno dalla solita vacanza al mare ci si scopre più stressati di prima e, se andiamo a fondo vedremo che quelle settimane passate nell’ozio più sfrenato, è come se non le avessimo mai vissute. E’ il paradosso della vacanza. Vivere undici mesi nell’attesa del dodicesimo ignorando che allo scadere dell’undicesimo ci ritroveremo come per magia al primo o al tredicesimo a seconda delle preferenze.
Anno dopo anno il tempo scivola tra le dita ed invece che evolversi si ha l’effetto contrario, un’involuzione che si manifesta negli stereotipi che la società propone, impone e pretende.
E’ necessario quindi scoprire se stessi per viaggiare e viaggiare per scoprire se stessi. E’ uno scambio alla pari dal quale siamo noi i primi a guadagnarci.

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Category: Vita da strada

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