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Libro bianco

Finalmente ha visto la luce il Libro bianco sulle aree protette redatto da WWF Italia con lo scopo di analizzare la situazione attuale sul territorio ma anche e soprattuto per essere uno strumento propositivo nei confronti verso tutti i soggetti che sono interessati direttamente o indirettamente dal contesto.

Nel Belpaese sono presenti oltre un terzo delle specie animali distribuite in Europa e quasi il 50% della flora europea.


Da una prima analisi emerge che sì l’Italia può vantare un bel 10% del territorio nazionale destinato ad area protetta, ma spesso e volentieri la situazione non è molto buona.

Riporo un passaggio tratto dall’articolo sul sito www.wwf.it che personalmente mi da da fare, anche in virtù della situazione locale nella quale vivo, che vede forti sbilanci di investimento per quanto riguarda l’edilizia residenziale a fronte di un zero in aree verdi nuove o per lo meno in mantenimento di quelle esistenti.

Ma il capitolo più triste riguarda i finanziamenti:il grafico mostra una linea in caduta verticale, a fronte dell’istituzione di otto nuove aree protette nazionali che avrebbero dovuto richiamare un aumento di fondi. Nel 2005 sono stati stanziati 57.851.000 euro con un taglio sensibile di 1 milione di euro, rispetto a quanto previsto per il 2005 nella Finanziaria 2004, ammontante a 58.672.000 euro. Con l’ulteriore riduzione decisa quest’anno si arriva ad una contrazione progressiva dei finanziamenti destinati alle aree protette di 4 milioni di euro: nel 2001 lo stanziamento ammontava a 62.491.284 euro. C’è da segnalare che già nei primi atti di insediamento del Governo in carica, con l’art. 21 della Legge finanziaria 2002 si decise il primo taglio del 10% di questa voce.

Constatavo proprio ieri per l’ennesima volta come nel parco di Villa Gandini ormai sono decenni che non vengono inserite nuove piante. Senza considerare che negli ultimi 10 anni, in seguito a due avvenimenti eccezionali di trombe d’aria, buona parte del patrimonio floreale è stato compromesso e non ultimo il crollo proprio un anno fa della quercia secolare, già simbolo del comune, che per ironia della sorte era in cura da esperti.

Senza voler fare della sterile polemica, è innegabile che l’atteggiamento dei più verso il patrimonio forestale, inteso nel suo più ampio significato, trova come sempre l’ultimo posto negli interessi delle amministrazioni, e se un parco ha per forza di cose bisogno dell’intervento dello stato, perchè invece nessun privato interviene in veste di sponsor per la tutela di aree verdi più ristrette?

Libro Bianco WWF sulle Aree Protette
Un articolo uscito su Corriere della Sera in merito all’argomento

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