Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Il miglior amico dell’uomo

Il porcoContinuo a non capire perchè si definisce il cane come miglior amico dell’uomo.
Se guardiamo obiettivamente agli ultimi anni, episodi violenti che hanno visto coinvolti cani ed essere umani si sono ripetuti con preoccupante cadenza, e spesso e volentieri con protagonisti indifesi bambini.
Non ultimo l’episodio natalizio della signora sbranata dal doberman!
Voglio spezzare una lancia in favore di un animale che invece si può, a mio modesto parere, definire come il miglior amico dell’uomo: il porco.
Cerchiamo di approfondire la cosa.
Innanzitutto nonostante si pensi che il maiale sia un animale sporco per definizione, è vero invece il contrario, è infatti uno degli animali più puliti in natura, l’immagine solita del porco che sguazza nella merda fa parte dell’immaginario della campagna nonchè delle porcilaie, tanto care all’ambiente rurale del modenese.
Il maiale è di compagnia ed è discreto; avete mai visto un maiale abbaiare? Io no.
Il maiale svolge funzioni di sicurezza. Sembra assurdo ma invece è un ottimo animale da guardia.
Fin qui come si vede il porco non ha niente da invidiare al cane, veniamo ora alla parte più interessante, infatti se il cane svolge tutte queste attività fino alla sua naturale fine dei giorni, il maiale si sa riciclare.
Un saggio detto popolare ci insegna che del maiale non si butta via niente, quindi quale miglior fine per il miglior amico dell’uomo finire nella sua pancia?!
Pensate dopo anni di onorato servizio glorificare l’amato amico con un bel zampone, o sfettellare del buon salame accompagna da un ottimo grana!
Mai pensereste di mangiare un cane, salvo emergenza, a me pare sia pure capitato, ma non ne sono sicuro.
Da qui la mia osservazione che forse bisognerebbe rivalutare questo animale per dargli il giusto spazio che si merita.

Gap

Cosa rimane dopo aver fatto il giro del mondo?
Qualcosa dovrà pur entrare dentro di noi dopo 1 anno passato a ciondolare per i vicoli della terra.
Non ho girato molto, un po’, e leggendo il diario di Stefano ed Elisa mi rendo conto della distanza abissale che separa me, che sto qui a sedere nella mia sedia d’ufficio cercando di far giornata, e loro che la giornata la vivono in mezzo al mondo.
Prospettive diverse che penso si riflettano in un modo di pensare diverso, sicuramente diverso dal mio che sono qui.
Aver toccato con mano, conosciuto di persona, visto con i propri occhi, una parte seppur piccola, anche se immensa, di questo mondo, ti cambia dentro, ti rende più umano, ti ridimensiona.
Mi rendo conto in questo momento di come sono indietro con la mia mentalità del cazzo, rinchiuso in provincia nella speranza di un’ancora di salvezza che mi strappi da queste radici a cui per altro sono attaccato con grande amore e alle quali non rinnegherò mai la mia appartenenza.
Ma nonostante ciò, sento il bisogno di muoversi da questo standby forzato, causa essenzialmente si una situazione economica a dir poco vergognosa, al limite della sopportazione psicologica.
Sento il bisogno di rincorrere, di colmare quel gap, di dar sfogo alle mille idee che mi turbinano nella testa.
Non bastano più i libri per viaggiare, sì a volte sono un sostituto non male, un po’ come il metadone per un drogato, ma non sono, non potranno mai essere la vera droga, il vero succo che ti soddisfa, che ti lascia senza parole, che ti permette di assaporare con mano tua il mondo.

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