Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Il finto socio

Sono stanco di stare ad ascoltare balle solo per occultare quella che è una verità che è impossibile tenere nascosta.
È inutile raccontarsela, si sa che le polisportive, per lo meno qui in emilia, sono terra di conquista per il rosso comunismo, e allora che senso sa raccontare balle di fronte all’evidenza.
È vero che è nello stile dei rossi raccontarsele e raccontarle, però quanto rasenta l’indecenza è proprio troppo.
Aspetterò al varco questo caro socio del circolo fotografico che puntualmente ad ogni scadenza elettorale viene presentato come un nuovo socio che verrà solo qualche volta. Ma dai!!!!
Ma a chi la vuoi raccontare.
Bastano pochi minuti per vedere di che pasta è fatto, blocco alla mano cerca subito di colpire nel segno.
Avanti venite gente, avanti c’è nè per tutti.
Una firmetta qui.
Una firmetta la.
Almeno ringraziasse quell’indecente procacciatore di autografi.
La mia reazione è stata di pura indignazione di fronte a questo affronto!
Ho raccolto le mie truppe fedeli e ci siamo sparati una birra media tutta d’un sorso, che vuoi fare.
Non si discute sul colore della polisportiva, ci mancherebbe altro, oltretutto è così evidente che non ci si fa più caso, ma venirmi a raccontare che c’è un socio nuovo, quando già l’anno scorso in occasione delle comunali si è presentato con lo stesso blocco e con lo stesso abito da compagno fedele, beh questo è troppo mi fa proprio incazzare.
Viva la birra e viva la figa, quelle si che sono super partes.

Il trio delle meraviglie

Non è facile uscire indenni da una serata che vede presenti tre dei massimi esponenti della pazzia modenese.
Probabilmente non sono molto conosciuti al di fuori del territorio comunale, ma sicuramente concentrano in se stessi una quantità tale di assurdità che poche volte è stata vista così forte.
Stiamo parlando del Mitico, del Pazzo scatenato e di Flebo.
Tre soprannomi che danno già un’idea della grandezza del loro io.
Analizziamoli.

Il Mitico
Nato già male da padre scapestrato, ha vissuta la prima parte della sua vita convinto che gli ideali della parrocchia fossero la via giusta per la redenzione, il risultato lo vede vivere di una vita fatta di repressione e rinunce, sia corporali che morali, unica soddisfazione ormai rimane il lavoro, immerso tra le botti di mosto a distillare e i fumi della grappa ormai vive continuamente in quello stato di estasi tipico degli avinazzati.
Di rado si presenta agli incontri ufficiali, ma quando lo fa, il suo stile è impeccabile.
Alito di cantina fumosa, accompagnato da rigurgiti a mala pena trattenuti, e qui il pugno fa la sua parte, abbigliamento casual composto da tuta in triacetato modello primi anni 80, scarpe da ginnastica malfurmate, e capello fresco di lavatura, questo serve per evitare agli altri di venire impestati dai fumi dell’alcool.
Le occasioni da evitare sono quando lo vedi avvinare, è essenziale quanto meno provveidenziale prepararsi alla fuga, senza ovviamente recare danno morale, è quindi importante avere al proprio fianco un compagna di sventura al quale appoggiarsi in caso di mancamendo a al quale rivolgersi per un estremo gesto di salvataggio.
In caso di mancata fuga la pena prevede almeno 30 minuti di monologo senza pause sui più svariati argomenti, segno questo di una profonda conoscienza del mondo circostante, per lo meno dei all’interno dei confini comunali, somministrazione forzata di alcool tramite alito di cantina, che nel giro di pochi minuti lascia senza parole il malcapitato rendondolo preda delle grinfe del Mitico che a questo punto vede avvicinarsi la vittoria finale, riuscire a finire un discorso.
A questo punto i casi sono tre: o soccombete, sorbendovi altri 20 minuti di monologo, oppure venite salvati in extremis da un buon samaritano capitato lì per caso, oppure, e questo è statisticamente il caso più frequente, collassate inebriati dai fumi dell’alcool, con l’aggravante che una volta tornati a casa la moglia vi farà la paternale perchè non potete bere.

Il Pazzo scatenato
Non conosco il nome, ma so che non è originario delle nostre parti, non si spiegherebbe altrimenti il feeling che intrattiene con quel mondo fatto di acidi, fluidi, sostanze chimiche altamente pericolose con le quali intrattiene lunghi sproloqui durante le notti di tempesta.
Caratteristica del Pazzo infatti è quella di farsi tutto in casa, vecchio stile dell’epoca contadina quando per ovvi motivi di economicità si tendeva a produrre in casa tutto il necessario al fabbisogno della famiglia, il periodo è cambiato ma la sostanza no.
Ebbi i primi rapporti con il Pazzo nel lontano 2002, quando in una tranquilla domenica pomeriggio la mia malaugurata sete di curiosità mi portò a sorbirmi un monologo di ben 45 minuti sulle tecniche fotografiche più antiche. Rimasi subito impressionato dalla padronanza di termini e tecnologie delle quali avevo solo sentito parlare, ma mai messo in pratica, del resto sono completamente negato per le attività manuali, però dopo qualche minuto mi resi conto che questa passione nascondeva qualcosa di ben più pericoloso che il semplice attaccamento ad un hobby: era pazzia pura!
Il Pazzo è riconoscibilissimo perchè oltre ad avere il classico sguardo inquisitore, è solito aggirarsi per le vie del paese alle ore più assurde, a tal proposito mi raccontarano di averlo visto una sera di inverno, una di quelle sere in cui l’unico desiderio dell’animo umano è quello di trovarsi in poltrona davanti al camino, semplicemente in giacchetta e sandali, ovviamente a piedi nudi, incurante delle interperie e del gelo serale.
Altra caratteristica che aiuta ad individuare il Pazzo è il caratteristico accumulo di saliva che si forma durante i monologhi ai lati della bocca, una schiuma bianca-grigiastra che lentamente si accumula e solo salturiamente viene richiamata tra le fauci con il classico risucchio da aspirapolvere.

Flebo
Dei tra è sicuramente il più discreto, ma non fatevi ingannare perchè adotta solo una tattica diversa, un’approccio più persuasivo e meno diretto dei suoi colleghi ma decisamente efficace.
Innanzitutto un po’ di storia.
Flebo nasce con la passione per la tecnologia, ma non in senso lato, lui si dedica esclusivamente alla tecnologia applicata alla musica.
Si dota fin da subito di soluzioni altamente tecnologiche, alla stregua di una sala di incisione, impianto stereo da 20000 watt, cavi in argento e fibre ottiche pee collegare i diffusori all’impianto.
Strutture antisismiche sia per i diffusori che per l’impianto vero e proprio fanno della sua sala il luogo ideale dove diventare sordi.
Del resto è riconosciuto che oltre una certa frequenza l’udito umano, almeno quello degli umani normali, non distingue più nessun rumore.
Dopo un’eclissi di qualche anno si ripresenta inaspettatamente con un cambio di look, rapato a zero, segno indistinguibile di un qualcosa che non funziona, e volantino alla mano.
È qui signori sta la svolta.
Incurante di vivere nella terra del porco, Flebo entra a far parte di una setta alimentare che promuove il non mangiare niente per stare meglio, infatti rifiutano qualunque tipo di alimento che provenga da animali. Niente carne, niente latticini, niente formaggi, niente uova, niente niente niente niente. Del resto l’uomo di qualcosa deve pur vivere.
Le energie per trombare le deve pur trovare.
Questo il quadro di insieme di Flebo, storicamente conosciuto come un attaccapezzo intergalattico fa della sua pacatezza la carta vincente, stordendoti prima con argomenti di pubblico dominio per poi dirigere il discorso sulla necessità di non mangiare carne ecc.
È importante quindi individuare il momento esatto in cui Flebo effettua il cambio di marcia per anticipare la mossa e prepararsi a controbattere a dovere l’attacco.

La sfiga del carrello

Ieri sera toccava al momento sacro della spesa, sacro perchè adoro girare per gli scaffali anche se poi devo legarmi per evitare di comprare l’inutile, comunque anche ieri l’ennesima sfiga.
Ormai è cronica.
Ogni volta che prendo un carrello finisce sempre ha qualche ruota imberlata, una fatica bestiale spingere quelle decine di chili per le corsie, senza contare tutte le volte che finisco contro una persona o peggio ancora contro gli scaffali.
E dire che ci guardo per bene quando devo scegliere, ma non c’è niente da fare.
Mi tocca sempre la ruota imberlata.

Me a son un sindacalèsta

L’ho sempre saputo che ho sbagliato mestiere, dovevo fare il sindacalista!
L’altra sera davanti ad un innoquio pubblico di giovani il Presidente della Polisportiva ci ha illuminato col il suo pensiero, fresco di nuova nomina, ci teneva ad incontrare il gruppo fotografico, sparuto drappello di 20/25 persone, che sembra creare più problemi che altro con le sue richieste.
Spazi, pubblicità, soldi, insomma tutto quello che bisogna dare al calcio e alle bocce e che non si può certo concedere ad una minoranza.
Ho ascolto con attenzione, o almeno così mi è parso, il suo discorso, ma sinceramente non ho recepito praticamente niente di tutto quello che ha detto, l’unica cosa che mi è rimasta è che lui è stato un sindacalista e che quindi lavora per il bene di tutti.
Mmm….
Questo concetto non mi è nuovo, sa molto di cxxxxxsmo e company.
Si sono sentite tante promesse, speriamo non diventino aria fritta.
Nel frattempo un certo malumore serpeggia tra i ragazzi, non tutti, perchè c’è sempre quella parte di persone che non si interessa minimamente di niente, ma di quei pochi che ci tengono a fare bene e a crescere, la cosa risulta quantomeno fastidiosa.
Ritengo che quest’anno sarà decisivo per le sorti di questo gruppo, vedremo il giudizio del tempo quale sarà.

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