Azkaban, un posto come un altro dove vivere

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Un bel risparmio

La settimana scorsa ho informatizzato mia madre! Paura vera.

Dopo qualche anno di tentennamenti finalmente abbiamo acquistato il suo primo computer.

Un bel portatile Asus (x54c). Comprato in negozio così siamo sicuri al 100% che se succede qualcosa possiamo tirare il collo al povero commesso di turno ecc. ecc..

Poi per sfizio questo weekend vado su amazon e mi ritrovo lo stesso portatile scontato del 25%. Ammazza che sconto!!! Ovviamente era impensabile proporre a mia madre una roba del genere, però se qualcuno vuole fare l’acquisto…. il prezzo è veramente interessante.

asus notebook (modello: x54c; processore:core i3, 2,30 ghz, 2350m, bit : 64 ; ram:4 gb, banchi ram liberi : 1 , ddr 3)

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La vera storia del pirata Long John Silver

A Janne e Torben, 
ribelli che non si piegano davanti a niente, 
tranne l’amore

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Il buio e il freddo

E’ stata una domenica di sole e di freddo questa che lentamente sta volgendo al termine.

Una giornata iniziata con una bellissima nevicata sotto un sole pallido, evento veramente raro alle nostre latitudini, ma poi il tutto è voltato al sereno.

Le neve che ricopre dolcemente ogni spigolo di questa nostra vita brilla sotto i raggi potenti di questo sole di febbraio. Un luccichio quasi insopportabile.

Ma ormai le ombre della sera di sono allungate impadronendosi di questa giornata, o meglio, di quello che resta di questa giornata, e con loro il grande freddo in arrivo da est.

Sono in cucina che sistemo i piatti e guardo fuori. I lampioni si sono accesi da poco, ma non è ancora completamente buio, e la loro luce fatica ancora a farsi valere. Siamo in quel lasso di tempo che separa il giorno dalla notte nel quale si è un po’ in una terra di nessuno, è quel momento nel quale le ombre hanno ancora il loro potere di rabbuiare i cuori degli uomini incutendo loro paura. Una finestra è illuminata in una casa in fondo alla strada. Non si scorge niente dentro. Ma quell’unico lumicino nel gruppo di case che scorgo, assomiglia ogni secondo di più ad un faro eretto su un scoglio di un mare bianco in tempesta. Ultimo baluardo di salvezza per noi marinai di questa vita che affannosamente cerchiamo un porto sicuro ad ogni sera.

E’ veramente uno spettacolo terribile e al tempo stesso affascinante questo momento della giornata. La presenza della dama incornicia in modo superbo questo quadro come nessun altro pittore sarebbe in grado di farlo.

Rifugiamoci quindi nelle nostre calde alcove alla ricerca di tepore e sicurezza. Accendiamo il fuoco e scaldiamoci al colore della sua fiamma. Rischiariamo le tenebre che ci circondano. Come un tempo facevano i nostri nonni, anche noi restiamo chiusi per sfuggire alle lunghe notti invernali popolate di spiriti malvagi. Spiriti che portano il gelo. Spiriti che si insinuano fessure lasciate indifese scardinando lentamente le nostre difese.

Attendiamo fiduciosi quel chiarore che da est porta il nuovo giorno.

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Una vita senza caffè

Il caffè è buono!

La mattina, quando arrivo presto in ufficio e la luce ha ancora quel colore metallico e freddo, sento l’odore del caffè ancora prima che venga fatto.
Il caffè non è gusto, il caffè è odore!

Ben presto, come tante cose della mia vita, anche il caffè, o meglio, il momento del caffè è stato elvato da semplice azione a rituale.

Ogni luogo ha le sue peculiarità.

A casa, in ufficio, al bar. Luoghi diversi con altrattanto diverse modalità di consumo.

A casa ad esempio, prima di tutto compare il macina caffè. Si tira fuori il sacchetto, si carica il contenitore, si frulla. L’odore del caffè appena macinato ha un chè di primordiale. È come ritrovarsi gettati in una piantagione del sud america. Un’altra macinata mentre il gatto incuriosito dal rumore insolito guarda con interesse quello che sto fancendo. Si carica la moka, si accende il gas, la condensa che presto evapora scaldata dalla fiamma.

Ora si attende. Ma non è ozio. Scelgo la tazzina, il cucchiaino, lo zucchero. Una sguardo ai binari dietro casa ed uno ai monti che sorvegliano la pianura.

Poi arriva quel rumore unico al mondo, il caffè sta lentamente salendo in un’apoteosi di suoni sempre più acuti accompagnati da quell’odore inebriante ed avvolgente.

È un momento magico.

Ora tutto questo non c’è più. O per essere precisi, è relegato a pochissimi giorni nell’arco di un mese. Complice una pressione un po’ troppo ballerina sono dovuto intervenire su più fronti dell’alimentazione per mettere dei freni. Del resto il caffè nella normale vita lavorativa era diventato il surrogato di quasi ogni cosa, sfiorando a volte le dieci tazzine al giorno.

E così, da un giorno all’altro, ho deciso di eliminare quasi completamente questa bevanda dalla mia vita.

Difficile rimanere saldi in certe circostanze. Ma fino ad oggi sono soddisfatto di come vanno le cose. Certo, mi mancano alcuni momenti “sacri”, ma in fondo se ne può fare a meno.

Quello che manca più di ogni altra cosa è quell’odore intenso del caffè macinato, un’odore che sa di preistoria e di istinti primordiali.

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Il registratore

Ieri sera in preda alla svogliatezza più acuta nessuno aveva voglia di cucinare e così abbiamo vagliata la lista dei risto ed affini limitrofi per finire nella fauci del Roadhouse Grill.

Era veramente un sacco di tempo che io volevo andarci e credo che quella di ieri sera non solo sia stata la prima ma anche l’ultima volta.

Non nascondo la nostra delusione. Tralasciando l’aspetto economico, il tutto mi ha lasciato una tristezza incredibile. Un insieme indistinto di famiglie bambinate con urla e scorrazzamenti e frasi del tipo: “mamma guarda questo c’è anche da Mc Donald’s”. Non mi sono sentito a mio agio. Non ho goduto del cibo che ho mangiato.

Insomma un ambiente asettico privo di ogni sensazione positiva.

L’unica nota esilarante della cena è stata concessa dal check-in eseguito in seguito al quale abbiamo vinto un registratore vocale della Coca Cola. Mentre venivamo a casa ci siamo divertiti a registrare e risentire i nostri rutti. Risate a gogo. Ecco la nostra serata al Roadhouse Grill.

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Divano

Torta appena sfornata, siamo seduti sul divano in questo 31 dicembre 2011 in attesa che la fame si mostri.

In tv carrelliamo svogliatamente tra una chiacchiera e l’altra. Una videochiamata su skype per salutare gli suoceri.

A memoria non ricordo un ultimo dell’anno così tranquillo. Mattinata passata in casa poi la spesa e nel pomeriggio una vasca in centro a Modena. Credo fossero 2 mesi che non andavamo… Un bagno di folla. Veramente notevole il volume di gente a passeggio.

Questo 2011 sta scivolando sempre più velocemente in archivio, le ore diventano minuti e secondi.

Lavi ed Anca sono in cucina a preparare la cena avvolte in una miriade di sms che Anca riceve praticamente in continuazione.

Che dire, la vita è meravigliosa.

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E alla fine eccoci qui

Pian piano, un giorno dopo l’altro, ci siamo arrivati anche quest’anno.

Oggi è il 30 dicembre e tra poco più di 30 ora sarà finito questo 2011.

Un altro anno alle spalle ed uno in meno davanti.

Che dire di questi 365 giorni? Sono successe tante cose. Alcune sono sempre le stesse da anni, altre invece sono state novità gradite. Credo che tutto sommato sia stato un buon anno questo 2011. Sì certo, abbiamo il cetriolone che spinge da dietro, ma a parte questo il resto è stato tutto nella norma.

E domani che si fa? Beh come succedeva da qualche anno, domani sera ce ne stiamo a casina, cenetta a base di pesce, divano, magari un filmetto e un calice di buon vino. Onestamente siamo troppo stanchi anche solo per pensare di alzarci dal divano per sprofondare in una delle tante feste succhia soldi. Preferiamo di gran lunga una serata di chiacchiere ad un volume umano. Una serata senza l’assillo del divertimento a tutti i costi.

Credo proprio che il termine che più di ogni altro ci ha accompagnato nell’anno che sta per finire sia proprio questo: stanchezza!
Giuro che mai come quest’anno abbiamo attraversato periodo anche piuttosto lunghi nei quali un’ameba aveva più forze di noi. Sarà la vecchiata? Spero di no altrimenti siamo messi veramente male.

E l’anno nuovo? Non sono solito fare propositi per gli anni a venire, ma potendo scegliere punterei il dito su alcune cose:

  • continuare a vivere in questa simbiosi con mia moglie;
  • leggere molto di più di questo 2011;
  • crescere ancora fotograficamente;
  • riprendere a correre con continuità;
  • andare al lavoro in bici più giorni possibile.

Il resto, come si dice qui, è tutto grasso che cola.

Ora non rimane che fare la spesa per domani sera e concludere gli ultimi impegni di questo 2011.

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La Casa

Ieri ho visto una casa. Una di quelle case che si può chiamare Casa, quelle con C maiuscola, quelle che ormai non ci sono più.

Va beh non era proprio una casa, ma un appartamento, ma il concetto è chiaro.

Locali ampi, soffitti alti, pareti tappezzate di librerie, luce ovunque dalle finestre. Già siamo al 18esimo piano nel centro di Milano. Vista intrigante verso la stazione centrale con il Pirellone lì a fianco a fare da quinta.

Seduto sul divano della sala ascolto le parole fluire dalle labbra degli interlocutori. Mi guardo intorno. Faccio fatica a distogliere lo sguardo dalle finestre, non capita tutti i giorni una prospettiva su Milano di questo tipo. Ci sono troppe cose che mi piacciono tutte insieme e devo comunque prestare attenzione a ciò che viene detto.

Sembra di essere stati proiettati in un film degli anni 70, ma non quello con vista tangenziale…

Una stretta di mano, una visita alla cucina (lasciamo perdere), un tunnel libri nell’ingresso.

Giusto il tempo di un’ora e siamo fuori.

Belle cose, tante belle cose e tanta luci, non faccio fatica a capire il perchè si presti così bene a fare da set.

Un grazie a Matteo che mi ha permesso di entrare, anche solo in punta di piedi, in questo mondo e in questo santuario della cultura culinaria.

Magari le parole avranno un seguito di fatti, noi siamo qui, sempre pronti.

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E’ arrivata la kermesse

Eh sì, dicembre è iniziato alla grande.

Le cene ed i pranzi si sprecano per celebrare quell’amicizia che tanto viene osannata e sbandierata ai quattro venti, ma che in fondo, ma proprio in fondo, alla fine frega poco. Perchè non si può essere amici di tutti, e quando ne hai pochi, buoni, ecco quelli sì che sono amici.

Altro che il marasma della compagnia o del social network di turno. Alla fine si tratta solo di un contatore che pare debba per forza fare +1 ad ogni secondo in virtù di una classifica non meglio identificata di popolarità.

Quanto più gli eventi sono importanti tanto più si capisce chi ci importa veramente.

E come ogni Santo Natale, anche quest’anno il regalino è arrivato. Il caro Mario ha elargito a destra e a manca i suoi doni regali, magari qualcuno è rimasto a bocca asciutta e forse sarà il più contento. Noi nel frattempo perseveriamo, calcolatrice alla mano, nel vivere il nostro mese ormai diventato unità di misura temporale di riferimento. Perchè è sul mese che si fanno i conti. Le somme, le sottrazioni e le divisioni. Le moltiplicazioni le lasciamo ad un’altra generazione.

E quindi si osanna il meccanico quando ci comunica che per il cambio della cinghia possiamo aspettare il 2013: OLE’

Si investe qualche risparmio sulle biciclette, probabilmente futuro mezzo di locomozione per le prossime vacanze estive.

Si taglia tutto il tagliabile: cutter, forbici, coltello o coltellino svizzero poco importa. Prima pezzetti piccoli poi, via via, sempre più grandi.

Non abbiamo futuro e non lo vogliamo, noi viviamo alla giornata e più in là non ci andiamo, saremmo degli scriteriati.

E nonostante tutto la kermesse natalizia è arrivata. Le luci sono accese. I SUV sfrecciano. I negozi impacchettano. I locali traboccano. Tutto è bello e colorato.

Finalmente possiamo dire che la crisi è arrivata e con lei il Natale, quello Santo, quello Vero, quello del Cetriolone impachettato a dovere sotto l’albero, di chi lo possiede; chi verde, chi blu. Chi piccolo, chi grosso. W il Natale.

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Le tradizioni che bella cosa

Una tranquilla domenica di novembre. Una domenica umida ma senza nebbia. Una di quelle domeniche nelle quali, vista la stagione, sarebbe valsa la pena fare una gita.

Invece è stata una di quelle domeniche dove si rispolverano le tradizioni di casa nostra.

E’ questo infatti il periodo di mettersi intorno ad un tavolo e mettere in cascina qualche buon manicaretto, magari per le feste o per il prossimo, speriamo, periodo invernale.

Ieri è toccato ai tortelloni ormai nostro cavallo di battaglia.

La spesa è fatta, la logistica è pronta, i bimbi fanno l’albero e noi intorno al tavolo tiriamo, tagliamo, farciamo, pieghiamo. Tutti verbi che descrivono l’instancabile lavoro della rezdora. Non nascondo che ieri sera, dopo 6 ore di lavoro, alle 21,30 dormivamo già di brutto, ma questi sono dettagli, quello che importa è stato ritrovare, se mai bisognasse farlo, la gioia di passare una giornata con amici. Condividere, ognuno a suo modo, i momenti, le risate, un sano piatto caldo, fare progetti, insomma in una sola parola: vivere.

Grazie a tutti, adesso non rimane che fondere un po’ di burro, farcirlo con salvia e spruzzare abbondantemente con grana grattugiato. Piedi sotto la tavola e un buon bicchiere di lambrusco spumoso di contorno. Buon appetito amici.

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